Puntare su una supply chain sostenibile anche per essere più competitive

Green Economy

Supply chain sostenibile: quando l'azienda non solo è "eco-friendly", ma anche competitiva e resiliente

Coniugare sostenibilità e business è la sfida da vincere nelle aziende per ridurre costi ambientali e sociali sulla catena di approvvigionamento. E anche per rispondere a una richiesta di attenzione all’ambiente che arriva dai consumatori e dai clienti (oltre che dalla normativa). Come fare? Ecco il “polso” del mercato e i suggerimenti emersi dallo studio Oxford Economics-SAP

05 Ott 2021

Simona Politini

Passare a una supply chain sostenibile è un passaggio fondamentale nel percorso che permetterà alle aziende di essere più competitive e resilienti e, al tempo stesso, “eco-friendly”. La sostenibilità ambientale è importante per i clienti e i consumatori ed è necessaria per contribuire al target di riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, come fissato dal Green Deal europeo.

Secondo lo studio “Starting at the source: Sustainability in supply chains” realizzato da McKinsey, la maggior parte dell’impatto ambientale associato alle aziende del settore Consumer Products & Retail è generato lungo la Supply Chain. “La catena di approvvigionamento della tipica azienda di beni di consumo – spiegano i ricercatori – crea costi sociali e ambientali molto maggiori rispetto ai benefici derivanti dalle proprie attività, generando oltre l’80% delle emissioni di gas serra e oltre il 90% dell’impatto su aria, terra, acqua, biodiversità e risorse geologiche dell’azienda stessa. Ecco perché le aziende consumer devono concentrarsi sulla loro supply chain per ridurre significativamente questi costi”.

Sulla supply chain sostenibile i grandi marchi automotive stanno già dichiarando le proprie intenzioni. Con l’obiettivo di raggiungere la neutralità dal carbone (ovvero emissioni zero che prevedono l’equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di carbonio) entro il 2039 Mercedes-Benz ha elaborato un pacchetto di misure lungo l’intera catena del valore. “La rete di fornitori è un elemento chiave per raggiungere gli obiettivi climatici di Mercedes-Benz a causa della maggiore domanda di energia nella produzione di veicoli completamente elettrici”, dichiara l’azienda.

Che le catene di approvvigionamento giochino un ruolo strategico per il futuro delle aziende anche in termini finanziari lo conferma lo studio realizzato dalla società di consulenza americana Proxima specializzata in procurement, Investing a sustainable supply chain, che rivela come i gestori degli investimenti sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti ritengano che le aziende senza una supply chain sostenibile attireranno meno investimenti e vedranno scendere i prezzi delle azioni nei prossimi dieci anni.

Ma come conciliare gli obiettivi di crescita e le esigenze di sostenibilità e di efficienza di una supply chain? A questa domanda risponde una ricerca di Oxford Economics e SAP.

Supply chain sostenibile: come si coniuga con il business

Il paradosso della supply chain sostenibile: è questo il titolo della ricerca di Oxford Economics e SAP, realizzata coinvolgendo mille dirigenti a livello globale (25% Nord America, 11% Sud America, 32% Europa, 32% Asia-Pacifico) all’inizio del 2021, tutti coinvolti sul tema della sostenibilità (il 53% influenzano le decisioni in materia e il 47% ne è responsabile). Lo studio individua quattro aree principali sui cui i responsabili di filiera possono concentrare la loro attenzione, coniugando gli obiettivi apparentemente divergenti di sostenibilità, innovazione e resilienza con i criteri importanti per il consumatore, come per esempio il prezzo.

La competitività passa dalla sostenibilità

Sebbene solo il 42% dei dirigenti intervistati sia disposto a sacrificare la redditività a breve termine per raggiungere obiettivi di sostenibilità a lungo termine, molti stanno iniziando a colmare il divario tra la pura definizione degli obiettivi e la concreta adozione di misure per una supply chain sostenibile. Emerge infatti una nuova sensibilità dei dirigenti verso la sostenibilità motivata da ricompense che vanno oltre gli immediati ritorni in termini finanziari.

Fattori di mercato, quali l’innovazione di prodotti e servizi (43%) e la soddisfazione delle richieste dei clienti di prodotti sostenibili (40%), sono il principale motore degli sforzi di sostenibilità.

I maggiori ostacoli riscontrati sono l’accresciuta complessità dei processi, i costi e la limitata disponibilità delle risorse necessarie (spesso determinati dalle innovazioni di prodotti e servizi indispensabili per la sostenibilità), insieme alla richiesta di velocità e convenienza da parte dei clienti.

Le iniziative a favore della sostenibilità sono percepite come necessarie per la competitività ma – nonostante alcuni atteggiamenti più maturi – dall’indagine nessun settore industriale spicca per impegno in tutte le aree della sostenibilità. L’hi-tech è quello in cui si registra una maggiore probabilità di portare avanti un piano di riduzione delle emissioni di carbonio (71%).

Più visibilità sui fornitori

Meno parole più fatti, sarebbe il caso di dire. Dallo studio risulta come più di due terzi degli intervistati hanno creato una dichiarazione di intenti chiara sulla sostenibilità (e un ulteriore 21% la sta redigendo), ma la percentuale di chi afferma di compiere progressi rispetto ai propri obiettivi è molto inferiore. Solo il 52%, ad esempio, ha ridotto le miglia di spedizione complessive e sono poche le realtà che oggi riescono ad avere una visione significativa o globale dei processi della propria supply chain, e meno ancora dei processi che interessano fornitori o subfornitori.

Molti dirigenti, purtroppo, non si rendono conto che i principali responsabili della loro impronta aziendale sono proprio i fornitori. Solo il 56%, infatti, ammette di riconoscere la propria rete aziendale come un’estensione della propria organizzazione. Questa condizione impedisce alle organizzazioni di sapere con esattezza quale impatto sulla sostenibilità si verifica nei diversi segmenti della catena di approvvigionamento.

I trend della supply chain sostenibile

Quasi un terzo dei dirigenti ha affermato di aver compiuto i maggiori progressi nel rendere più sostenibili i processi di pianificazione e progettazione della supply chain negli ultimi tre anni. Per esempio, è stata cambiata la progettazione dei prodotti per utilizzare una maggior quantità di materiale riciclato e meno plastica, oppure è stata eseguita la valutazione del ciclo di vita di tutti i materiali.

Guardando al futuro i dirigenti intervistati prevedono di realizzare i maggiori progressi nelle seguenti aree nei prossimi tre anni: produzione (38%), pianificazione della supply chain (20%), logistica/consegna (19%), progettazione/R&S (18%), manutenzione postvendita dei prodotti (6%).

Cloud, mobile e IoT a supporto della catena del valore

La maggior parte degli intervistati concorda sul fatto che la tecnologia li aiuta a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità. Al momento il Cloud, il mobile e l’Internet of Things sono le tecnologie più diffuse.

Il Cloud consente alle organizzazioni di aggregare dati da diverse fonti (tra cui i processi abilitati per mobile e IoT) per ampliare la visibilità, individuare potenziali inefficienze e prevenire interruzioni prima che si riversino a cascata lungo la supply chain, spiegano i ricercatori.

Mobile e IoT possono consentire il tracciamento e il monitoraggio in tempo reale delle spedizioni, fornire aggiornamenti istantanei per rendere più efficiente il processo logistico e ridurre quindi le emissioni.

Pochi dirigenti utilizzano le tecnologie emergenti nei loro processi di supply chain. Non sorprende che la probabilità di utilizzare tecnologie più avanzate nei processi sia maggiore per le aziende high-tech rispetto ad altre: il Machine Learning è utilizzato dal 22% delle aziende nel settore manifatturiero, rispetto al 9% complessivo, e dal 29% dedito alla manutenzione dei prodotti, rispetto al 10% del totale. Le aziende dell’energia (29%) e dei beni di consumo (28%) sono in testa nell’uso dell’IoT nelle consegne (la media è del 22%).

Consigli pratici per creare una supply chain sostenibile

Lo studio si conclude offrendo una panoramica di azioni da intraprendere per rendere la sostenibilità un aspetto importante di ogni anello della supply chain:

  • Creare una strategia a lungo termine per cambiare il ruolo della sostenibilità in ogni processo della supply chain, dalla progettazione alla dismissione.
  • Acquistare eticamente i materiali da organizzazioni che agiscono secondo pratiche sociali e umanitarie.
  • Garantire pratiche e standard di lavoro equi in tutti i punti nodali della supply chain.
  • Iniziare sottoponendo ad audit fornitori e subfornitori è un primo passo ideale.
  • Implementare una produzione sostenibile già in fase di progettazione e ingegneria, supportata da dati pertinenti per tracciare, misurare e ridurre le emissioni lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.
  • Effettuare consegne con processi e partner logistici che ottimizzano i carichi per ridurre il chilometraggio, le emissioni e l’impronta di carbonio.
  • Utilizzare le risorse e le apparecchiature in modo efficiente dal punto di vista energetico e sicuro per l’ambiente e la forza lavoro.

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