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Analisi e ricerche

Industria 4.0, due fabbriche italiane tra i 16 "campioni" del World Economic Forum

Rold (Cerro Maggiore) e Bayer (Garbagnate) sono stati inclusi da World Economic Forum e McKinsey nei 16 “lighthouse manufacturers” più avanzati del mondo nella quarta rivoluzione industriale. Rold è l’unica piccola azienda tra colossi come BMW, Siemens, Bosch e Foxconn. Ecco come sono stati scelti i 16 casi eccellenti, le loro 4 caratteristiche chiave, e come creano valore

11 Gen 2019

Daniele Lazzarin

Tra le 16 fabbriche “campioni del mondo” di Industria 4.0, le più avanzate nella realizzazione della quarta rivoluzione industriale (“lighthouse manufacturers”), ben due sono in Italia: Rold a Cerro Maggiore, e Bayer a Garbagnate. Lo dice il report “Fourth Industrial Revolution: Beacons of Technology and Innovation in Manufacturing”, appena pubblicato dal World Economic Forum insieme a McKinsey.

I due impianti italiani sono entrambi nel milanese, ma rappresentano bene il mondo manifatturiero del nostro paese. Bayer è una multinazionale, ma con una lunga tradizione di radicamento in Italia, che opera in un settore, il farmaceutico, ad alto tasso di innovazione e fortemente regolato. Proprio pochi mesi fa abbiamo raccontato il caso dell’impianto Bayer di Garbagnate ora “premiato” da WEF e McKinsey in un approfondito articolo basato sulla testimonianza della responsabile di stabilimento.

Mentre Rold è al 100% italiana, è un classico fornitore di filiera (produce componenti per elettrodomestici), ed è l’unica piccola impresa (43 milioni di fatturato) tra le 16 fabbriche campioni del mondo di Industria 4.0. Che per il resto comprendono colossi come Johnson & Johnson, BMW, Schneider Electric, Sandvik Coromant, Siemens, Haier, Bosch, e Foxconn, il famoso produttore cinese di componenti per i device elettronici di Apple, Sony e Amazon.

Anche di Rold abbiamo già parlato, per una soluzione di monitoraggio dei dati di produzione in tempo reale pacchettizzata e messa a disposizione di altre PMI. È entrata tra i 16 campioni del mondo di Industria 4.0, spiegano il WEF e McKinsey, “perché ha applicato sistematicamente (at scale) le tecnologie di digital manufacturing per migliorare produttività e qualità nel contesto di una piccola impresa. Dimostra che la quarta rivoluzione industriale è possibile anche con limitati investimenti, utilizzando tecnologie di mercato (off-the-shelf) e collaborando con fornitori di tecnologie e università”.

Il problema di Industria 4.0: pochi sono andati oltre la fase pilota

Ma vediamo più in generale come sono state scelte le 16 fabbriche “lighthouse manufacturers”, i “fari” sul futuro dell’industria manifatturiera. Il concetto di partenza del report è che dopo molti anni di stagnazione della produttività, la quarta rivoluzione industriale sta prendendo piede, ma soltanto in casi limitati ha superato la fase dei progetti pilota, “scalando” alla fase della piena realizzazione grazie a una serie di diversi progetti Industria 4.0 ben integrati nello stesso sito. E in questi casi limitati i benefici sono stati fortissimi (unprecedented), soprattutto in termini di efficienza. E, sottolinea il report, con limitati impatti sul lavoro in termini di tagli e trasferimenti.

Le 16 fabbriche selezionate devono quindi servire come “fari” (lighthouse), come punti di riferimento dei modelli di produzione più indicati per avviare un nuovo “motore” di crescita economica mondiale. Per questo sono state individuate con criteri molto precisi in un campione preselezionato di oltre 1000 stabilimenti di tutti i settori manifatturieri e sparsi in tutto il mondo.

Le 4 caratteristiche dei campioni del mondo di Industria 4.0

Un impianto lighthouse manufacturer ha standard altissimi su quattro parametri, spiega il report: benefici finanziari e operativi, implementazione di successo di diversi progetti basati su tecnologie Industria 4.0, piattaforma tecnologica scalabile, e alti livelli di change management, capacity building (di competenze innovative), e collaborazione con una community di fornitori e clienti a loro volta avanzati nell’adozione di tecnologie Industria 4.0.

Il report di World Economic Forum e McKinsey è lungo e ricco di dati e informazioni, qui possiamo soltanto riprendere alcuni punti significativi in modo molto sintetico. Un punto abbastanza sorprendente per esempio è la distribuzione geografica delle 16 fabbriche del futuro: soltanto una è negli USA, una è in Africa, e “solo” 5 sono in Cina – che solo pochi anni fa sembrava destinata a diventare l’unica manifattura del mondo – mentre ben 9 sono nella “vecchia” Europa.

Non c’è un unico percorso per realizzare la quarta rivoluzione industriale, spiega il report, ma i modelli vincenti sono di due tipi: innovazione del sistema di produzione, oppure innovazione dell’intera value chain, in termini di proposta di valore al cliente (nuovi prodotti, nuovi servizi, più personalizzazione, lead time più brevi).

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I falsi miti di Industria 4.0: non bisogna ricostruire la fabbrica da zero

Il report indica anche diversi “falsi miti” smentiti dallo studio dei 16 casi eccellenti: non è vero che la quarta rivoluzione industriale brucia posti di lavoro (meno del 5% sono automatizzabili al 100%, sottolinea McKinsey), non è una questione di continuous improvement ma di ridefinizione dei benchmark, non è una cosa che si può fare da soli ma solo come parte di un ecosistema, non riguarda solo le grandi aziende, e non richiede di ricostruire la fabbrica da zero: molte lighthouse sono state create trasformando impianti, macchine e linee esistenti.

I fattori critici di successo nel passaggio dalla fase pilota alla piena integrazione, che emergono dallo studio dei 16 casi eccellenti, sono quattro: il forte collegamento tra strategia Industria 4.0 e strategia di business, un’architettura Internet of Things progettata per scalare e per fare interoperare sistemi e basi dati diversi, un forte “capability building” in termini di competenze d’uso delle tecnologie digitali, e un forte coinvolgimento della forza lavoro.

Cinque modi unici di creare valore

Le “fabbriche eccellenti” della quarta rivoluzione industriale hanno in comune anche cinque modi unici di creare valore:

– decisioni basate su analisi “big data”,

– trasformazione del modo di lavorare di tutti gli operatori attraverso il digitale (democratized technology),

– lead time di progetto fortemente ridotti (settimane invece di anni),

– costi incrementali minimi per generare nuovi “use case”,

– nuovi modelli di business.

Le “call to action” per tutto il mondo manifatturiero

Il report si conclude con le raccomandazioni (“call to action”) del World Economic Forum e McKinsey per diffondere il buon esempio di queste “fabbriche eccellenti” in tutto il mondo manifatturiero.

– Le tecnologie devono servire per potenziare le capacità dell’operatore umano, non per sostituirlo.

– Investite in capacity building di competenze avanzate, e in formazione permanente.

– Diffondete le tecnologie digitali nell’intera filiera produttiva.

– Affrontate i problemi del cambiamento climatico rendendo sostenibili i processi di produzione attraverso le tecnologie digitali.

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