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RICERCHE

Deloitte, nel 2016 i CPO puntano sul digitale

La funzione Procurement è sempre più consapevole del ruolo che oggi gioca la digitalizzazione per accrescere l’efficienza del processo d’acquisto. Portali self-service, Cloud Computing, tecnologie Mobile e social media: sono questi gli strumenti su cui i Responsabili Acquisti prevedono una crescita significativa degli investimenti

25 Mar 2016

Paola Capoferro Ronchetta

In un contesto economico e finanziario oggi ancora incerto, la riduzione dei costi si conferma ancora come l’area prioritaria su cui la funzione Procurement deve intervenire. Per il 76% dei CPO è questa, infatti, la priorità per il 2016, seguita dallo sviluppo nuovi prodotti/mercati (46%), dall’aumento del cash flow (45%) e dall’espansione organica (43%). E per portare avanti le proprie strategie un valido alleato sono le tecnologie innovative, adottate dalle aziende con una sempre maggiore consapevolezza del ruolo che giochino per accrescere l’efficienza dei processi.

Il quinto rapporto annuale di Deloitte “Global CPO Survey 2016” – che ha coinvolto più di 320 Responsabili Acquisiti di aziende sparse in 33 Paesi, con una predominanza di manager localizzati in Europa (179) e Nord America (93) – ha proprio evidenziato come la maggior parte dei CPO stia investendo in modo significativo in soluzioni digitali. Se la percentuale di coloro che hanno adotatto i portali self-service è passata dal 43% al 70%, lo studio evidenzia anche la crescita di investimenti in Cloud Computing (con un penetrazione del 45% nel 2015 contro il 26% del 2014), in tecnologie Mobile (42% contro 23%) e nei social media (16% contro 6 %).

Fonte: The Deloitte Global CPO Survey 2016

Non stupisce che l’ambito su cui i Responsabili Acquisti prevedono di investire con maggiore probabilità nel 2016 sia l’analisi della spesa, indicata dal 38% dei CPO, e che al secondo posto ci sia la gestione dei contratti (37%). Seguono -rispettivamente con il 30%, il 29% e il 24% – l’adozione di tool e-sourcing, di tecnologie per la gestione delle relazioni con il fornitore, e di soluzioni “requisition-to-pay”, che quindi supportano il processo end-to-end relativo alla modalità di acquisto di beni e servizi e al pagamento.

Analizzando i dati raccolti da Deloitte sorprende come pur a fronte di un crescente interesse verso le tecnologie a supporto del processo di acquisto, la maggior parte delle organizzazioni di Procurement ancora non ha definito e formalizzato una strategia digitale vera e propria: è infatti assente nel 60% dei casi, ma il 38% di essi sta esplorando le opzioni per sfruttare le opportunità che del digitale.

Ci sono poi altri due aspetti interessanti che sono emersi dalla survey di Deloitte.

Innanzitutto come i CPO vivano sempre più come critico e penalizzante la mancanza di competenze e capacità nel proprio team in grado di supportare le strategie di procurement: se nel 2013 a segnalare questo gap era stato il 48% dei Responsabili Acquisti, nel 2014 la percentuale è salita al 57% e nel 2015 al 62%. Inoltre poco meno della metà dei CPO ha riferito che è stato difficile attrarre talenti negli ultimi 12 mesi. Il colpevole sembra essere il bilancio delle imprese: un terzo degli intervistati ha riferito, infatti, che alla formazione è dedicato meno dell’1% dei bilanci operativi totali.

Il secondo aspetto riguarda il rischio legato al processo di procurement: per circa il 45% dei CPO è in un aumento anche a causa della volatilità nei mercati emergenti e dell’incertezza geopolitica che ha ricadute sulla supply chain. Anche per questo cresce la percentuale dei Responsabili Acquisiti coinvolti nella gestione del rischio – sebbene rimanga ancora bassa -: nel 2015 è stato un quarto, nel 2014 il 22% e nel 2013 il 16%.

«Il rischio e il gap sulle competenze sono chiaramente una preoccupazione per i CPO. La debolezza delle metriche economiche globali e l’incertezza geopolitica sono due dei principali temi con cui i Responsabili degli Acquisti dovranno confrontarsi. Per quanto riguarda la gestione dei talenti, stiamo vedendo i budget di formazione tagliati e c’è una spinta verso l’outsourcing come un modo per collegare il divario di competenze. Questa tendenza è più diffusa nelle grandi organizzazioni, dove il 40% prevede di ricorrere all’outsourcing per qualche elemento della loro funzione», ha detto James Gregson, EMEA Head of Sourcing and Procurement in Deloitte.

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