E-FATTURA

BEFIT, fatturazione elettronica e armonizzazione fiscale in Europa

Dall’Europa è in arrivo BEFIT, per armonizzare la tassazione IVA sul business del Mercato Unico. La fatturazione elettronica (più di altre proposte come il più semplice eReporting) può avere un ruolo centrale nel favorire la trasformazione digitale delle aziende. Vediamo come

Pubblicato il 14 Dic 2022

Paolo A. Catti

Associate Partner, VPS

Qualche giorno fa, il Commissario UE per l’Economia, Paolo Gentiloni ha annunciato che l’anno prossimo la Commissione proporrà un’unica serie di norme fiscali per “fare business” in Europa. L’iniziativa si chiamerà BEFIT (che sta per Business in Europe: Framework for Income Taxation) e porrà le basi di un nuovo sistema di tassazione, pensato per il Mercato Unico Europeo. Questo sistema andrà a sostituire gli attuali sistemi nazionali, riducendo così i costi di compliance e gli ostacoli agli investimenti transfrontalieri.

BEFIT, il ruolo del digitale

A giudicare dal testo ufficiale dell’intervento, armonizzando la tassazione IVA in tutta Europa, si potrebbero recuperare, in gettito IVA attualmente non riscosso, 11 miliardi di euro in più ogni anno, per i prossimi dieci anni. Per raggiungere questo obiettivo, in BEFIT avranno un ruolo centrale le tecnologie dell’informazione e della comunicazione: molte speranze, infatti, sono riposte sui sistemi di eReporting, ma NON sulla fatturazione elettronica.

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Tuttavia, viene spontaneo aggiungere a questo quadro un’ulteriore riflessione, fortemente legata all’esperienza che abbiamo vissuto proprio in Italia: perché limitare l’azione di armonizzatore fiscale all’introduzione di strumenti di e-reporting, quando si potrebbe osare poco di più e puntare in modo più lungimirante sulla fatturazione elettronica?

BEFIT, i vantaggi del modello basato sulla Fatturazione elettronica

L’eReporting è un modello che trasferisce i dati delle fatture all’amministrazione fiscale (in Italia qualcosa di simile lo si è fatto prima con la “trasmissione dei dati fattura” poi con l’esterometro). La fatturazione elettronica, invece, prevede l’invio delle fatture in formato elettronico e strutturato, dalle quali è l’amministrazione fiscale ad estrarre i dati di suo interesse.

Tra le due soluzioni, al di là dell’impatto fiscale – assolutamente analogo – c’è una differenza sostanziale. Da un lato, l’eReporting parte e arriva esclusivamente agli aspetti fiscali. Dall’altro, la fatturazione elettronica si spinge oltre e arriva a toccare “i processi” di imprese e PA. In primis, quelli amministrativi di gestione delle fatture ma potenzialmente può arrivare anche su molti documenti e attività che precedono e seguono la fase di fatturazione (processi logistico-commerciali e finanziari, che coinvolgono Ordini, Consegne e Pagamenti).

BEFIT, l’eInvoicing come leva della reingegnerizzazione digitale

In definitiva, se l’eReporting ha un impatto sui processi operativi quasi invisibile, l’eInvoicing può arrivare a stimolarne una reingegnerizzazione digitale, favorendo così la diffusione della digitalizzazione e aprendo vere e proprie prospettive di ottimizzazione (accessibili da subito, se si coglie l’impatto prospettico della Fatturazione elettronica, oppure col tempo, dopo aver compreso e sedimentato implicazioni, opportunità ed esperienze).

Per questo motivo, al netto di scetticismi o timori, auspico che in BEFIT venga privilegiata la fatturazione elettronica rispetto al più neutro e conservativo eReporting.

Oltretutto, iniziative serie e importanti per “fare bene fatturazione elettronica” esistono già e non solo in Italia: occorre prendere spunto o adottarle. Per ragionare a livello Europeo, per esempio, ha senso rilanciare anche quanto fatto in modo convinto, aperto e condiviso da OpenPeppol – progetto e modello di interscambio documentale di matrice europea, già presente nel nostro Paese e che oggi conosce una buona diffusione un po’ in tutto il mondo.

Naturalmente il Commissario Gentiloni – di cui ricordo l’interesse verso la semplificazione fiscale attraverso la digitalizzazione, già manifestato diversi anni fa – trovandosi all’EU Tax Symposium, avrà semplicemente scelto il modo più diretto e semplice per porre l’attenzione sul focus “fiscale” dell’obiettivo dell’iniziativa BEFIT, parlando a una platea (per definizione) sensibile, in quel contesto, soprattutto alle implicazioni fiscali.

Pertanto, come credo molti italiani che ormai con la fatturazione elettronica hanno imparato a convivere, spero che nel testo del prossimo BEFIT venga data centralità e preferenzialità all’eInvoicing, riconoscendo e valorizzando, in questo modo, le potenzialità di impatto culturale della fatturazione elettronica su imprese e PA, come “adempimento di stimolo alla digitalizzazione”.

Un percorso in cui l’Italia, le sue imprese e le PA hanno fatto pratica e vantano risultati virtuosi che possono essere considerati concreti e trasferibili esempi di un’esperienza positiva.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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Paolo A. Catti
Associate Partner, VPS

Ingegnere gestionale, lavora per anni nel mondo universitario ed è co-fondatore del gruppo di Ricerca Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, in cui ha lanciato ed è stato responsabile di numerosi Osservatori – B2b, Mobile Enterprise, Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, Supply Chain Finance, eProcurement nella PA ecc. Accanto alle attività di Ricerca ha sempre affiancato esperienze di didattica presso il Politecnico di Milano e la sua Graduate School of Business, il MIP. Dal 2015 accompagna imprese e PA nei loro percorsi di innovazione e trasformazione digitale

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