Scenari

UE: Italia in recupero, ma le microimprese sono ferme

Lo spaccato offerto dalla Commissione Europea attraverso gli Small Business Act nazionali descrive un settore molto variegato, con il nostro Paese in posizione intermedia rispetto alla media comunitaria. Tra i segnali positivi le piccole e le medie aziende che hanno sfruttato la crescita dei mercati emergenti, e le iniziative del governo verso le PMI

Pubblicato il 22 Ott 2014

144378-120906154238

Raccolto spesso in un’unica categoria sintetizzata dall’acronimo PMI, il mondo imprenditoriale al di fuori delle aziende più grandi, in Italia come nel resto dell’Unione Europea, presenta realtà a volte molto diverse tra media, piccola e micro impresa. Uno spaccato preciso di questa situazione è offerto dalla valutazione annuale delle prestazioni delle PMI e delle schede informative SBA (small business act) specifiche per Paese pubblicate in questi giorni dalla Commissione Europea.

Per il comparto considerato nell’insieme, il 2013 è stato caratterizzato da condizioni ancora difficili in gran parte degli Stati membri. Dietro al fattore comunque positivo di risultati economici dai quali scaturiscono segnali di ripresa, si presenta però un andamento irregolare, ancora incapace di seguire una traiettoria consolidata. Anche se nel 2013 il numero delle PMI e il loro valore aggiunto hanno superato i livelli antecedenti la crisi del 2008, secondo la valutazione hanno continuato a registrare livelli di occupazione inferiori del 2,16% rispetto a quelli del 2008, con 1,9 milioni di lavoratori in meno.

Per quanto positiva, anche l`evoluzione su base annua richiede un’analisi più dettagliata per non ricavare conclusioni affrettate. Nel 2013 il valore aggiunto ha in effetti continuato a crescere dell`1,1%, ma questo tasso di crescita rappresenta un continuo rallentamento rispetto all’1,5% del 2012 e al 4,2% del 2011. Inoltre, il numero delle PMI e la rispettiva forza lavoro sono calati, rispettivamente, dello 0,9% e dello 0,5% a causa della debole crescita economica globale e della discesa dell`inflazione nell`economia Ue.

Entrando nel dettaglio, emergono tutte le differenze. Secondo la Commissione Europea infatti, la ripresa è guidata principalmente dalle medie imprese e dalle microimprese, mentre le piccole imprese sono ancora indietro rispetto ai livelli precedenti alla crisi. In termini di occupazione, tutte le realtà di qualunque dimensione impiegano meno lavoratori rispetto al 2008, ma la categoria delle microimprese ha subito il calo relativo più marcato (-4,2%).

Nello specifico, le PMI del settore edile e manifatturiero hanno sofferto maggiormente a causa della crisi, accusando un calo persistente del valore aggiunto cumulativo dal 2008 al 2013, pari rispettivamente al -22% e al -2,9%, mentre i servizi alle imprese, il settore informazione e comunicazione e quello immobiliare si sono rivelati i più dinamici, superando rispettivamente con un margine massimo del 7%, del 9% e del 15% i livelli precedenti alla crisi.

Buone notizie che faticano però a includere l’Italia. Il gruppo dei Paesi in prima linea comprende infatti Germania, Austria, Svezia, Belgio, Malta, Lussemburgo, Regno Unito e Francia. In questi casi, l’occupazione e il valore aggiunto delle PMI sono in piena ripresa e hanno addirittura superato i livelli del 2008, anche se si parla comunque di una evoluzione varia e più o meno consolidata a seconda delle nazioni. Alla crescita generalmente forte del valore aggiunto registrata nei Paesi di questo gruppo non corrisponde tuttavia una crescita altrettanto forte dell`occupazione. Nel 2013 soltanto le PMI tedesche hanno avuto un livello di occupazione che ha superato del 10% quello del 2008.

A parziale consolazione, l’Italia non rientra neppure tra le posizioni di coda. In dieci Paesi (Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro, Croazia, Irlanda, Romania, Slovenia, Lettonia e Ungheria), il valore aggiunto generato dalle PMI nel 2013 è risultato inferiore del 10% (o più) rispetto al livello del 2008.

La particolarità italiana trova conferma nella percentuale più elevata di microimprese con meno di 10 dipendenti rispetto alla media dell’Ue (Italia: 94%, UE: 92%), che contribuiscono per circa la metà dell’occupazione totale e un terzo del valore aggiunto. Tuttavia, le tendenze mostrano come le microimprese italiane abbiano subito una stagnazione sia in termini numerici sia di valore aggiunto rispetto alla media del settore, mentre le imprese di piccole e medie dimensioni si sono rivelate più resilienti alla crisi negli ultimi anni e le ultime sono state maggiormente in grado di sfruttare la crescita dei mercati emergenti. In tali circostanze, la predominanza delle microimprese rischia di avere un effetto significativo sulle prospettive di crescita del settore in Italia.

In negativo spicca il dato secondo cui tra il 2008 e il 2010 le esportazioni italiane all’interno dell’UE sono scese in totale del 12% per tutte le imprese, portando il rapporto esportazioni/importazioni a circa il 104% nel 2010, con relativo peggioramento di competitività all’interno del mercato unico. D’altra parte, il profilo SBA dell’Italia mostra un recupero rispetto alla media UE, visti i passi avanti valutati come importanti compiuti negli ultimi 12 mesi in termini di riforme politiche e legislative sui principali aspetti dello SBA. Nel 2012 sono stati convertiti in legge non meno di cinque decreti, ciascuno contenente misure per le PMI. Progressi indicati come necessari, dal momento che il profilo SBA italiano è ancora in ritardo rispetto alla media dell’UE, specialmente per quanto concerne l’accesso ai finanziamenti e al mercato unico.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati

Articolo 1 di 2