L'indagine

PMI ottimiste sul digitale: non significa solo automazione. Ma manca la pianificazione

Una ricerca Ipsos Mori su 800 piccole e medie imprese di 19 Paesi mette in luce aspettative e approcci di queste realtà rispetto alle nuove tecnologie. I vantaggi più evidenti? Dematerializzazione, app specifiche, gestione clienti e data analysis. Rari i processi strutturati per definire strategie IT e di business, a causa di risorse limitate e priorità contingenti

Pubblicato il 23 Mar 2017

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Qual è il rapporto delle piccole e medie imprese (PMI) con le tecnologie digitali, e in che modo queste possono sostenere e potenziare l’iniziativa imprenditoriale? Ipsos Mori l’ha chiesto direttamente alle PMI, realizzando – su commissione di Microsoft – un’indagine in 19 Paesi europei su 804 manager di tutte le aree aziendali.

La ricerca, presentata in occasione del Microsoft Forum di Milano, ha innanzitutto messo in evidenza un generale ottimismo sul futuro: il 46% degli intervistati si dichiara infatti positiva sul futuro, contro il 27% di pessimisti. Per chi lavora nelle piccole e medie aziende, infatti, la parola “digitalizzazione”, viene ricondotta nel 53% dei casi al concetto di automazione, che non significa solo dematerializzazione (32%), ma anche adozione di app o servizi per attività specifiche come contabilità e controllo del magazzino (28%), potenziamento dei processi di CRM/gestione dei clienti (19%), fino ad arrivare all’analisi dei dati di business.

Naturalmente è stato evidenziato anche l’aspetto dello smart working, interessante per il 24% degli addetti: per il 79% dei dipendenti delle PMI italiane queste tecnologie permettono di ottimizzare i tempi, mentre il 73% riconosce le opportunità che offrono in termini di flessibilità.

Nonostante questo, le scelte sui sistemi informativi non sono ancora frutto di processi decisionali strutturati: solo il 26% dichiara di avere un processo formale ricorrente per discutere esigenze e trend. Un approccio che si riflette anche sulle strategie di business. Rispetto alla pianificazione delle attività aziendali, l’Italia è il Paese europeo in cui è più alta la percentuale di PMI che dichiarano di non avere un business plan strutturato (30% contro la media europea del 22%). Le cause? Focalizzazione sulle priorità di breve termine (23%), mancanza di risorse (17%) e dinamiche dei flussi di cassa (15%).

Un’ultima nota, un po’ meno tecnologica, ma significativa per la comprensione del fenomeno PMI nell’era digitale: dall’indagine emerge che spesso l’iniziativa imprenditoriale nasce dall’aspirazione a conquistare un miglior work-life balance (28% degli imprenditori) o a sentirsi più sicuri sul proprio futuro (26%), diventando in effetti più padroni del proprio tempo e degli sviluppi del proprio lavoro. Ovviamente, poi, un nuovo business rappresenta anche l’opportunità di trovare un impiego (24%) in tempi di crisi.

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