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Ricerche

Nuove imprese, l’Italia non è un Paese per giovani

Solo l’11% delle aziende è appannaggio di imprenditori sotto i 35 anni. L’indagine Coldiretti su dati Unioncamere evidenzia un progressivo invecchiamento del tessuto imprenditoriale

07 Feb 2013

Luigi Ferro

In un periodo in cui si parla molto di start up e di come favorire la nascita di nuove aziende spesso fondate da giovani, un’indagine di Coldiretti ricorda a tutti che il momento rimane drammatico.

Il 2013 è infatti iniziato in Italia con 22.373 imprese condotte da giovani sotto i 35 anni in meno rispetto allo scorso anno (-3%) e una quota di imprese giovanili sul totale che è scesa ad appena l’11,4%, nell’insieme dei diversi settori economici.

Il dato stimato da Coldiretti sulla base dei dati Unioncamere al 31 dicembre 2012, evidenzia un progressivo invecchiamento del tessuto imprenditoriale.

Un debole segnale positivo viene dal fatto che nello scorso anno – sottolinea Coldiretti – sono state aperte 131.349 imprese guidate da under 35, un numero pari a più del doppio rispetto 60.876 giovani che hanno invece dovuto chiudere la propria attività.

Il bilancio complessivo resta comunque negativo per l’elevato numero di imprese i cui proprietari hanno superato la soglia dei 35 anni durante l’anno.

Oggi sono 675.053 le imprese giovanili presenti in Italia, la cui maggioranza opera nel commercio e nei servizi di alloggio e ristorazione (circa il 35%), nel manifatturiero e nelle costruzioni (circa il 25%) e nell’agricoltura (l’8%).

Un complicato ricambio generazionale
La riduzione del numero di imprese condotte da giovani mostra da una parte le difficoltà di un ricambio generazionale all’interno delle aziende, ma preoccupa soprattutto perché, sostiene l’associazione degli imprenditori agricoli, vengono a mancare dal sistema produttivo e manageriale risorse importanti per affrontare la crisi in termini di innovazione, creatività e prospettive di lungo termine.

Lo studio condotto da Coldiretti/Swg ha dimostrato che quando in azienda è presente un giovane la crisi si fa sentire molto meno e si realizzano risultati migliori in termini di reddito e occupati.


Difficile l’accesso al credito
Uno degli ostacoli maggiori all’avvio di una attività imprenditoriale da parte dei giovani sono le difficoltà nel rapporto con il sistema bancario. “Ora va tagliato anche lo spread nell’accesso al credito che penalizza le imprese agricole gestite da under 30 che oggi hanno la metà delle possibilità di ottenere finanziamenti rispetto alle aziende adulte” ha spiegato il delegato nazionale Coldiretti Giovani Impresa Vittorio Sangiorgio.

I dati di Coldiretti sono confermati da un’altra ricerca dell’Università Cà Foscari di Venezia, secondo la quale in cinque anni – dal 2006 al 2011 – la diminuzione degli imprenditori under 35 è stata del 16% (-64mila in termini assoluti).

Il Nordest è l’area che ha patito di più, anche perché è una con maggiore tasso imprenditoriale, con un calo del 23%. Agricoltura, manifattura e costruzioni sono i settori più colpiti dalla crisi imprenditoriale giovanile (under 30) che pesa in misura sensibile nelle regioni del Sud Italia dove le imprese in mano a chi ha meno di trent’anni sono il 6,7% sul totale. Calabria (8%), Sicilia (6,7%), Puglia (6,3%) e Campania (7,6%) si trovano infatti sopra la media nazionale che è del 5,3%.

Al contrario Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna hanno valori più bassi in termini di incidenza della imprese under 30 rispetto al totale (rispettivamente 4,2%, 4,1% e 4,3%).

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