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Indagini

Medie imprese italiane ottimiste: la carta vincente è l’export

Tre realtà su 4 del midmarket vendono all’estero, e quelle che crescono di più sono quelle più attive a livello internazionale. Oltre la metà si aspetta di incrementare il fatturato nel 2015, mediamente del 3,8% (contro il +0,5% che avevano previsto per il 2014). Un’indagine di GE Capital delinea finalmente una visione positiva per il futuro da parte degli executive italiani delle aziende tra 5 e 250 milioni

15 Dic 2014

Daniele Lazzarin

Proprio nei giorni in cui la CGIA di Mestre diffonde una nota intitolata “Il Nordest dà segni di ripresa”, citando dati di crescita per export, occupazione, produzione industriale, e persino per il traffico di TIR sulle autostrade del Triveneto, un’indagine di GE Capital sulle medie imprese fornisce nuovi spunti di ottimismo per il 2015 delle PMI italiane. La Ricerca Internazionale di GE Capital “Medie Imprese Motore di Sviluppo” è stata condotta in quattro Paesi europei (Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna) su un totale di 4057 aziende (1005 in Italia, tra 5 e 250 milioni di euro di fatturato) attraverso approfondite interviste ad executive: nel nostro Paese è stata realizzata in collaborazione con i professori Diego Campagnolo, Paolo Gubitta e Bruno Parigi dell’Università di Padova.

Tre aziende italiane su quattro tra quelle intervistate (75%) realizza almeno una parte del proprio fatturato all’estero, e la metà (50%) prevede di chiudere il 2014 con un incremento delle esportazioni, in linea con quanto si aspettano le medie imprese tedesche e francesi, mentre il trend di aumento medio si attesta al 4,1%, a fronte del 4,6% tedesco, del 4,9% francese, e del 7,6% inglese.

L’importanza dell’export per la salute e il successo delle medie imprese, soprattutto a fronte della debolezza della domanda interna durante la crisi, è testimoniata dalla correlazione diretta tra crescita e attività all’estero. Rispetto alla media del midmarket italiano, le realtà intervistate con crescite superiori al 10% annuo (che sono il 9% del campione) hanno una quota più elevata di fatturato realizzato oltre confine (50% contro 38%), una presenza più significativa in mercati non europei (26% contro 17%), e una maggior propensione per la continua ricerca di nuovi mercati di sbocco oltre i confini nazionali (73% contro 55%).

Una larga parte della esportazioni delle medie imprese italiane è diretta verso l’area euro (21% del fatturato complessivo e circa metà delle esportazioni). Questi sono i mercati di sbocco più naturali, per vicinanza geografica, e appartenenza a una comune area valutaria, e a comuni filiere produttive, per normative più omogenee. Le opportunità di crescita offerte dai mercati internazionali, spiega una nota di GE Capital, spingono le aziende medie a investire soprattutto nelle funzioni commerciali, che rappresentano la “testa di ponte” per realizzare gli obiettivi strategici, soprattutto se sostenuti da moderni sistemi informativi.

Nei prossimi 12 mesi le risorse per lo sviluppo infatti saranno allocate sull’area marketing e vendite (il 43% delle aziende indica questa come principale area di investimento) e su quella ICT e telecomunicazioni (41%), seguite da formazione e sviluppo del personale, impianti e macchinari, ricerca e sviluppo, nuovi prodotti e servizi. I segmenti di mercato più proiettati all’estero e allo stesso tempo decisamente consapevoli della propria competitività sono quelli manifatturieri e dei servizi.

RIspetto all’anno scorso il segmento italiano analizzato manifesta molta più fiducia nella crescita per i prossimi 12 mesi, segnando un parziale recupero del gap rispetto ai partner europei: il 52% stima che il fatturato crescerà (è il 66% in Gran Bretagna, 65% in Germania, 51% in Francia); solo il 15% stima di ridurre il volume d’affari (7% in Gran Bretagna, 7% in Germania, 13% in Francia). Mediamente nei prossimi 12 mesi le imprese del midmarket italiane stimano un incremento del fatturato del 3,8%, un dato ancora una volta più contenuto rispetto alle attese delle concorrenti inglesi (+6,1%), tedesche (4,8%) e francesi (3,4%) ma in forte aumento rispetto alla rilevazione del 2013, quando la stima per il nostro Paese si era fermata al +0,5% e con punte del 4,2% tra le imprese che esportano.

Il mid-market italiano – sintetizzano gli autori del report – è un’autentica risorsa per il Paese. Una parte consistente di questo segmento registra interessanti trend di crescita, ha consolidato gli organici, è propensa a investire in marketing, ICT, formazione, nuovi impianti, e ricerca e sviluppo, è aperta a operazioni di acquisizione per accelerare il percorso di crescita, ed è disponibile a riportare in Italia alcune attività precedentemente delocalizzate. «Il mid-market ha ormai metabolizzato il credit crunch. Oggi per esprimere in pieno tutte le potenzialità, queste imprese reclamano un Sistema Paese capace di supportarle sul piano dei costi (energia, compliance, competitività di sistema) e delle strategie di internazionalizzazione, che altrimenti deprimono la loro capacità competitiva sullo scenario europeo e globale».

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