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Decreti legge

Le fatture elettroniche? Valgono come quelle cartacee

Dal primo gennaio 2013 l’equiparazione, qualunque sia il formato (mail, PDF, XML). A patto che siano accettate dal destinatario. Un miliardo di euro è il risparmio con l’uso della fatturazione elettronica verso la PA. Ma resta il problema dei tempi di attuazione

16 Gen 2013

Alessandro Longo

Dal primo gennaio 2013 la fatturazione elettronica è equiparata a quella cartacea.

Si cominciano a vedere gli effetti del decreto legge, detto ‘Salva-infrazioni’, n. 216, pubblicato l’11 dicembre 2012 sulla Gazzetta Ufficiale n. 288. Modifica i commi, dall’1 al 6, dell’articolo 21 del D.P.R. n. 633/1972, che rinnova la regolamentazione in fatto di emissione e conservazione delle fatture.

Tra le altre cose, c’è appunto l’equiparazione: le fatture elettroniche – qualunque sia il formato (mail, PDF, XML…) – valgono come quelle cartacee, a patto che siano accettate dal destinatario (su cosa sia la “conferma di accettazione” si attende una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate).

La stima dei risparmi
“Una stima dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione – afferma Alessandro Perego, co-fondatore degli Osservatori ICT & Management della School of Management del Politecnico di Milano – indica che, grazie all’introduzione della Fatturazione Elettronica verso la PA, si potrebbero ottenere risparmi diretti pari a 1 miliardo di euro per la PA stessa. Nell’ipotesi che, a partire da questo obbligo, la Fatturazione Elettronica si diffondesse anche solo nel 20% dei rapporti tra imprese si potrebbero conseguire recuperi di efficienza quantificati in ulteriori 3 miliardi di euro per il Sistema Paese.”

In particolare sono risparmi di 7-8 miliardi di euro se l’Italia adottasse in modo pervasivo modelli di fatturazione elettronica non strutturata (via file immagine firmato, per esempio TIFF o JPEG); 12-15 miliardi di euro se si passasse a quella strutturata (quando il formato e i dati riportati nelle fatture sono interpretabili ed elaborabili automaticamente dai sistemi informativi del cliente). Ai 60 miliardi si arriverebbe se la fatturazione elettronica strutturata fosse estesa a tutto il ciclo ordine-pagamento.


Un’innovazione di processo
«La norma in materia di fatturazione elettronica, contenuta nel salva-infrazioni, è un’innovazione di processo che può generare risparmi considerevoli per le aziende italiane e, almeno in teoria, per la PA. Non spedire più le fatture significa “risparmiare francobolli” per almeno 500 milioni di euro l’anno, per non parlare delle economie conseguibili in termini di razionalizzazione dei processi di gestione del ciclo attivo», conferma Paolo Colli Franzone, dell’Osservatorio Netics. «Anche “ricevere una fattura elettronica”, oltre che “emetterla”, significa risparmiare: in termini di tempo, soprattutto».

«Il problema è: quante pubbliche amministrazioni accetteranno di ricevere fatture elettroniche dai loro fornitori, in assenza di norme cogenti in tal senso? E, ammesso che tutte le PA accettino fatture elettroniche, quante di queste finiranno per essere stampate una volta ricevute via mail per poi essere processate come nei decenni e nei secoli passati? Tutte, molto probabilmente», aggiunge.


I tempi della PA
In effetti la Legge 244 del 2007 (e successivi interventi normativi) ha fissato tempi molto lunghi per l’obbligo delle PA ad accettare solo fatture elettroniche. Sono dodici mesi di tempo dall’entrata in vigore del regolamento- cioè da quest’anno- per ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza e assistenza sociale. Ventiquattro mesi per le altre amministrazioni incluse nell’elenco Istat, tranne le amministrazioni locali per le quali la data di decorrenza sarà determinata con Dm dell’Economia, di concerto con il l’Innovazione e d’intesa con la Conferenza Unificata.

Motivo, «i back-office delle PA non sono assolutamente pronti per ricevere e processare fatture elettroniche. Il ciclo passivo di una PA è ancora, praticamente ovunque, un calvario di processi rigorosamente manuali: l’ufficio protocollo, l’inoltro in ragioneria, i visti per la regolarità, i processi di liquidazione, eccetera», spiega Colli Franzone.

«Occorre ripensare completamente i sistemi amministrativo-contabili, adottando la logica dell’ERP. Soltanto in questo modo sarà possibile giungere a una gestione efficace (e “veloce”) del ciclo passivo, potendo soltanto a questo punto godere i benefici indotti dall’introduzione della fattura elettronica», conclude.

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