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Focus

Il Cloud Computing pronto al decollo: in Italia come in Europa le imprese si dichiarano pronte a investire per ottenere maggiore efficienza e flessibilità dei sistemi di Information Technology

La crescita di servizi Cloud in Italia nel 2011 sarà del 41% sull’anno precedente ed il mercato continuerà nei prossimi anni il suo dirompente sviluppo…

14 Apr 2011

La crescita di servizi Cloud in Italia nel 2011 sarà del
41% sull’anno precedente
ed il mercato continuerà
nei prossimi anni il suo dirompente sviluppo fino a raggiungere
una quota di 671 milioni di euro entro il 2014.
Questo quanto emerge da recenti ricerce di IDC, che prevede
inoltre che questa crescita comporterà un processo di
trasformazione che interesserà sia le modalità di investimento
da parte della domanda che il fronte competitivo
dell’offerta.
Recenti ricerche dell’Osservatorio Cloud & ICT
as a Service
della School of Management del Politecnico
di Milano(www.osservatori.net) confermano
questo trend di crescita positivo ed evidenziano inoltre come
l’offerta ICT si sta progressivamente orientando verso la
modalità Cloud. Il Cloud sembra dunque finalmente decollato
anche in Italia, dopo un lungo periodo di prudente attesa: le
ricerche mostrano come le spinte maggiori derivino dalla
necessità delle aziende di ottimizzare i costi di
esercizio delle strutture, di standardizzare le modalità
d’uso e di razionalizzare i processi interni
.

Questo interesse riguarda sia le grandi organizzazioni, sia le
PMI che risultano però ancora oggi poco informate sul
tema Cloud
. Per le Pubbliche Amministrazioni il discorso
è più complesso perché spesso soffrono di una frammentazione
informatica che, se da una parte rende il Cloud una soluzione
estremamente interessante, dall’altro ne rende più
difficile l’implementazione. In Europa, un’azienda su
tre considera oggi il Cloud come una componente essenziale per la
propria strategia IT e prevede, secondo quanto reso noto da IDC ,
che gli investimenti in questa direzione arriveranno a
costituire il 25% della spesa IT nel 2012 e quasi il 34% nel
2013
. I dati indicano anche che il 35% delle aziende sta
pianificando di adottare soluzioni di virtualizzazione del
desktop e che le aziende che le stanno già utilizzando vivono
invece una seconda fase – definita dagli analisti
“virtualizzazione 2.0” – che agisce principalmente
sul controllo dei costi operativi e gestionali e
sull’aumento del livello di servizio. Queste dinamiche
fanno intravedere il passaggio alla cosiddetta fase della
“virtualizzazione 3.0”, che comprende
un’ulteriore evoluzione delle logiche di Cloud Computing,
in versione “private”, “public” o ibrida,
e che si manifesterà progressivamente in un arco di medio
periodo. Un cammino di transizione che obbligherà le
aziende a ripensare all’organizzazione, alle procedure ed
ai processi
, portandole ad affrontare diverse criticità
organizzative e culturali, ma offrendo grandi opportunità di
riduzione dei costi e recupero di efficienza e flessibilità.

Il Cloud può quindi essere di supporto ad ogni tipo di
attività aziendale
, dalle soluzioni di software
applicativo, al software infrastrutturale, agli ambienti di
virtualizzazione fino alle sicurezza e alle risorse fisiche. I
vantaggi offerti sono una totale elasticità adattabile
ai bisogni ed una completa scalabilità nel tempo
, oltre
ad una riduzione dei costi, commisurati all’effettivo
utilizzo di applicazioni e risorse e senza necessità di cospicui
investimenti iniziali in prodotti hardware e software che spesso
costituiscono barriere all’acquisizione di determinati
vantaggi competitivi, soprattutto per realtà di piccole
dimensioni. La centralizzazione delle infrastrutture permette ai
provider di servizi di realizzare importanti economie di
scala
, mentre dal lato utenti cade la necessità di
dotarsi di risorse in eccesso per fare fronte ad eventuali picchi
di lavoro, spesso poi inutilizzate. Il recupero
dell’efficienza organizzativa e di processo sono di fatto i
driver principali che spingono questo mercato. Tra le innovazioni
portate dal Cloud rivestono sicuramente un ruolo importante
l’introduzione di un modello di pagamento di tipo
pay-per-use
e l’opportunità di convertire
potenzialmente tutti i costi Capex, cioè fissi, in Opex, cioè
variabili. Sul fronte della riduzione dei costi, IDC stima che le
soluzioni Cloud portano a un risparmio medio del
25%
, realizzando le economie più importanti su
hardware, consumi energetici e spese per le licenze del software.

Dai dati emerge inoltre che il 70% di chi ha
virtualizzato è molto soddisfatto dei risparmi
ottenuti
, e se si tiene conto anche di quelli che si
sono limitati a dichiararsi “abbastanza soddisfatti”,
si arriva ad uno straordinario 99%. Il Cloud impatta inoltre in
maniera significativa sul fronte delle risorse umane, permettendo
di riallocare il personale IT verso attività a più alto valore
aggiunto. Tuttavia, la convenienza dei servizi di Cloud Computing
deve essere valutata attentamente anche alla luce delle
criticità e delle problematiche sollevate da questa tecnologia:
sicurezza, privacy, livelli minimi di servizio,
proprietà dei dati e dei contenuti, disponibilità di una banda
di connessione adeguata sono tutti aspetti potenzialmente
insidiosi
. Sul fronte della sicurezza, se da un lato la
centralizzazione dei dati in data center gestiti da provider di
grandi dimensioni – e che quindi possono destinare risorse
importanti alla sicurezza – può giocare un punto a favore delle
soluzioni cloud (ed in particolare per realtà di piccole
dimensioni che altrimenti non potrebbero permetterselo), la
presenza di dati aziendali sensibili e la perdita di un controllo
diretto su di essi può invece far insorgere più di un dubbio
circa la loro adozione.


Le declinazioni del Cloud Computing
Con il termine Cloud Computing si intende un insieme di
tecnologie informatiche basate su protocollo Internet che
permettono l’utilizzo in remoto di risorse distribuite
hardware – come di storage o di calcolo – oppure software. Da
qualche tempo, il termine è abusato e viene utilizzato in
contesti diversi con significati differenti tra loro, creando una
certa confusione. Si possono distinguere tre tipologie
fondamentali di Cloud Computing.
• SaaS (Software as a Service): per i clienti è possibile
utilizzare applicazioni in esecuzione su una Cloud infrastructure
accessibile da vari dispositivi client attraverso
un’interfaccia come un browser Web (ad esempio, una
web-based e-mail). Il cliente non controlla
l’infrastruttura della Cloud con eventuali limitate
eccezioni (parametrizzazione e impostazioni di configurazione
dell’applicazione).
• PaaS (Platform as a Service): per i clienti è possibile
sviluppare e distribuire nella Cloud infrastructure applicazioni
create utilizzando linguaggi di programmazione supportati dal
fornitore (ad esempio, Java, Python,. Net). Il cliente non ha il
controllo della base della Cloud infrastructure (rete, server,
sistemi operativi, storage), ma ha il controllo sulle
applicazioni sviluppate e distribuite ed eventualmente sulle
configurazioni dell’ ambiente.
• IaaS (Infrastructure as a Service): per i clienti è
possibile noleggiare capacità di CPU, storage, network e altre
risorse fondamentali che il cliente è in grado di implementare e
gestire, che possono includere i sistemi operativi e le
applicazioni. Il cliente non ha il controllo
dell’infrastruttura di base della Cloud, ma ha il controllo
su sistemi operativi, storage, la distribuzione delle
applicazioni, ed eventualmente può selezionare componenti di
rete (ad esempio, firewall, load balancer).
Si opera poi un’ulteriore distinzione a seconda di che – ed
è questo il caso del “Public Cloud” – il servizio
venga offerto da un provider esterno oppure – nel caso del
“Private Cloud” – dalla stessa azienda attraverso la
sua infrastruttura di proprietà. A queste due modalità di
fruizione se ne aggiungono diverse di tipologia
“ibrida”, molto diffuse, in cui le due sono
complementari e adottate per servizi differentemente strategici
in ottica aziendale.

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