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Tendenze e social

Enel, Barilla e la trappola dei social

Il clamore scatenato dall’ultima campagna pubblicitaria del colosso energetico ripropone il tema della gestione dei social, che a volte si rivelano come una pericolosa arma a doppio taglio

11 Ott 2013

Luigi Ferro

In un momento di forte crisi economica e sociale, nel quale in qualcuno si fa più forte ladifficoltà di vivere in Italia, Enel dà il via a una campagna pubblicitaria dove chiama a raccolta “i guerrieri”. Quelli che non si fanno abbattere dalla difficoltà quotidiane, che portano avanti le loro aziende, le loro passioni, che con energia lottano contro la burocrazia e cercano di imporsi in ambienti difficili soprattutto per i più giovani.

Una campagna all’insegna della positività e della speranza che offra un segno di reazione in questi tempi cupi nei quali il Paese sembra immobile, ripiegato su se stesso.

Una campagna che non può non essere social per cercare sulla rete tutte quelle storie che danno speranza e offrano la visione di una paese migliore.
Perfetto, tutto condivisibile se non fosse che Enel è una società che stimola qualche reazione nonpositiva. E così i mercati, che sempre di più sono conversazioni, a volte scappano di mano Succede che fra i tanti messaggi che rispondono alle intenzioni della campagna ce ne siano anche parecchi negativi. C’è chi se la prende con le bollette del colosso energetico, con le sue centrali a carbone e chi richiama le azioni di Greenpeace, corredando il tutto con foto e altre immagini che contestano apertamente la società.

Difficile fare una stima dei pro e contro, ma di sicuro le reazioni vengono colte dai media e la campagna nella percezione di molti si trasofrma in “epic fail” in un esempio negativo dell’utilizzo dei social. E’ l’opinione di ninjamarketing, insiste il Fatto quotidiano e la notizia viene ripresa da qualche blog.

Si ripropone il tema della gestione dei social, a volte una pericolosa arma a doppio taglio. Ne sanno qualcosa brand globali come McDonald’s , Ferrero e ultimamente anche Barilla anche se in situazioni diverse.

Si potrebbe liquidare il tutto dicendo “è il social, bellezza” dove le dai e le prendi e la capacità è proprio quella di giocartela anche quando il gioco si fa più difficile sapendo che un’azienda come Enel non può piacere a tutti.

Ma, osserva Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy su Chefuturo, è stata sottovalutata “la rabbia e la frustrazione dei tanti che lottano e che stanno perdendo la loro battaglia”. Come ha scritto qualcuno sul sito: “Qui ci si rivolge ai guerrieri dimenticando i tanti che stanno cadendo in battaglia e che forse non sapranno come rialzarsi”. Ma dobbiamo per forza essere tutti guerrieri?

E allora il problema non sta più nelle scontate proteste di chi ce l’ha con la centrale a carbone, ma nel claim della campagna che abbina energia a guerrieri e, forse, doveva puntare per esempio sulla solidarietà. Quando tutti sono in difficoltà puntare solo su chi emerge lascia fuori un sacco di gente. E queste cose sui social si pagano.

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