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Digital Marketing

Fare business con i social network: 7 regole per attivare il passaparola

Una breve guida in sette passi da tenere a mente quando si promuove la propria attività sui social network. «Se il cliente vive un’esperienza positiva, poi lo racconterà. Ma i prodotti e servizi devono essere ottimi: gli scheletri negli armadi si pagano cari», ha spiegato l’esperto Andrea Albanese in un webinar organizzato da NetworkDigital4

30 Gen 2017

Manuela Gianni

Il passaparola è una pratica che esiste da sempre. Quando dobbiamo comprare qualcosa, cercare un bravo professionista, trovare un bel locale o un buon ristorante dove passare la serata, ci fidiamo, prima di tutto, del consiglio di un amico, o dell’amico dell’amico. Con l’avvento dei social, però,  (Linkedin, Facebook, Twitter e Youtube, prima di tutti) il passaparola ha incredibilmente amplificato il suo raggio d’azione e la sua efficacia. Oggi è un’opportunità da non perdere per tutte le aziende, di qualsiasi dimensione e in qualsiasi ambito, e non solo quelle che vendono al consumatore finale, ma anche per chi opera nel B2B.

Per chi non è un nativo digitale e magari porta avanti la propria attività in modo tradizionale da decenni, affrontare il mondo social non è banale. Da dove partire? E quali sono le cose da sapere? Se ne è parlato in un Webinar organizzato da NetworkDigital4 (in collaborazione con Olivetti e Intel, con la partecipazione di Andrea Albanese, Social Media Marketing & Digital Communication Advisor, Alessandro Petrella, Co-founder e CEO di My Good Client (una piattaforma capace di creare, diffondere e monitorare campagne di passaparola attraverso i migliori clienti, che fungono da ambasciatori) e Mauro Bacchiocchi, Cloud Sales di Olivetti.

Fiducia, divertimento, positività: ecco cosa spinge all’azione

  1. Misurare il ROI e fissare i KPI, per capire dove migliorare. Meglio scegliere piattaforme cloud, con buone statistiche e report preimpostati, con la possibilità di scaricare i dati per ulteriori analisi.
  2. I prodotti e servizi promossi sui social devono essere ottimi. Gli scheletri negli armadi si pagano cari sui social: la gente posta, e i messaggi negativi si espandono a macchia d’olio.
  3. Ognuno oggi è un’agenzia di comunicazione, grazie ai social. Di conseguenza, ogni cliente ha un potere di comunicazione straordinario. E se è soddisfatto, darà una gran mano.
  4. Tutti possono diventare influencer. Cosa significa? Un utente che ha sufficiente “grip” da far compiere una azione ad altre persone, cioè almeno un clic su “mi piace”, e auspicabilmente l’acquisto in negozio o online.
  5. Il valore del brand deve essere positivo. Se il cliente vive un’esperienza positiva a livello empatico, poi lo racconterà. È così che si creano gli ambassador
  6. Le persone si avvicinano ai brand e li comunicano solo se questi impattano positivamente sul proprio personal brand. Nessuno vuole essere associato a qualcosa di negativo.
  7. Vietato dire le bugie! Ormai viviamo nell’economia della reputazione.

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