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Guide e How-to

Diritto all'oblio sul motore di Google: cos'è, quando e come esercitarlo, la normativa in Italia

In un momento storico in cui la privacy è essenziale ma la memoria del web è potenzialmente eterna, occorre prestare grande attenzione a cosa i motori di ricerca restituiscono in merito al nostro brand o alla nostra persona. In casi estremi, esiste uno strumento che permette una richiesta di rimozione dei risultati negativi: parliamo del Diritto all’Oblio di Google.

23 Mar 2020

Greta Lomaestro

Si parla spesso di brand reputation management, in senso preventivo e protettivo, ma cosa fare quando ormai una reputazione è compromessa? Al netto della gestione delle crisi del momento, se abbiamo risultati fortemente negativi che si attestano ai primi posti nella SERP (Search Engine Results Page) di Google, su testate autorevoli o che invadono senza tregua i canali presidiati da un’azienda o da un personaggio pubblico, com’è possibile rimuoverli?

Accade più spesso alle persone che non ai marchi: il personal branding diventa essenziale, inteso anche come monitoraggio costante e rilevazione del sentiment, perché la lesione della reputazione personale di politici, amministratori delegati e VIP può portare gravi conseguenze ma, in una dimensione più “locale”, anche piccoli imprenditori e professionisti come medici, avvocati o commercialisti possono essere fortemente danneggiati da illazioni, implicazione in illeciti o errori reali ma commessi in buona fede.

Dunque, cosa fare se i risultati negativi sono già presenti, magari su testate forti che si attestano ai primissimi posti nei risultati di ricerca di Google? Vediamo cos’è il Diritto all’Oblio e come farne richiesta in maniera corretta.

Cos’è il Diritto all’oblio o diritto alla cancellazione dei dati

Esistono attività e risorse che si possono mettere in campo per cercare di ripulire le SERP in maniera proattiva e positiva: il monitoraggio costante, tramite tool specifici e settaggio degli Alert di Google sul proprio nome brand, ad esempio, ma anche un’attenta moderazione dei commenti sulle pagine social personali o aziendali, mettendo sempre al centro l’utente e fornendo risposte adeguate al contesto, sia come contenuti che come tono di voce.

La creazione e diffusione di contenuti positivi legati a un brand o a un personaggio pubblico, come articoli di un Blog ufficiale che forniscano informazione realmente interessanti e utili al pubblico, possono essere un altro ottimo modo per mostrare competenza e per farsi trovare dagli utenti attraverso risultati positivi.

Nei casi in cui ci sia una testata specifica, magari autorevole ma locale e avvicinabile, è pensabile anche agire attraverso azioni di PR vere e proprie, contattando la redazione e chiedendo delle rettifiche, se si hanno a disposizione informazioni aggiornate o più veritiere.

Tutto utile, ma ci sono situazioni in cui i risultati negativi esistono già sulle pagine di ricerca di Google, magari ai primissimi posti e magari da parte di fonti talmente autorevoli da essere difficilmente contattabili o impossibili da scalzare tramite contenuti propri e rettifiche autoprodotte.

Il Diritto all’Oblio – come veniva chiamato all’inizio, mentre oggi viene identificato come “Modulo di richiesta per la rimozione delle informazioni personali ai sensi delle leggi sulla privacy europee” – messo a disposizione da Big G stesso a partire dal 2014, nasce proprio per fronteggiare questa situazione: si tratta di un modulo denso di informazioni, da compilare con grande attenzione e dovizia di particolari, che il colosso di Mountain View potrà poi valutare, decidendo se la richiesta di rimozione è valida o meno.

Quando si può richiedere la rimozione ai sensi delle leggi sulla privacy

Innanzitutto, è bene spiegare che questo intervento può andare ad agire solo sui risultati negativi presenti nella SERP di Google: sono esclusi, quindi, i risultati degli altri motori di ricerca e delle piattaforme social.

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E soprattutto, è essenziale sapere che non si tratta di una vera e propria “rimozione”: questo termine è utilizzato in modo improprio dato che, in realtà, quella che viene inoltrata è una richiesta di de-indicizzazione di specifiche URL.

De-indicizzare significa, infatti, non che i risultati vengono del tutto cancellati, ma semplicemente che non saranno più mostrati nelle search engine result page per le specifiche query relative al brand o al nome della persona coinvolta.

Importante capire quando una richiesta è considerata legittima e valida: bisogna compilare il modulo in ogni sua parte, in modo corretto, ed eventualmente presentare regolare documentazione aggiuntiva che attesti la veridicità di quanto stiamo affermando. Fino a qualche anno fa, senza documenti legalmente validi da caricare come allegati alla domanda, la richiesta non veniva nemmeno presa in considerazione né approvata: oggi il campo upload della documentazione non è più presente nel modulo, ma Google si riserva di chiedere informazioni aggiuntive per completare la procedura.

Cosa dice la normativa in Italia: privacy e GDPR

Ci sono state lunghe contestazioni relative all’applicazione del Diritto all’Oblio a livello internazionale: Google, infatti, anche secondo la Corte di Giustizia non è tenuto a “valicare le frontiere” digitali. La rimozione, quindi, non si applica in maniera trasversale sui risultati di tutti i Paesi dell’UE.

In pratica, se una richiesta di Diritto all’Oblio viene presentata a Google Italia attraverso il modulo per la rimozione di URL italiane, e dovesse venire accettata, quei risultati verranno de-indicizzati solo sulla versione IT del motore di ricerca. Volendo effettuare la rimozione su più Paesi sarà necessario inoltrare più richieste, una per ogni versione nazionale del motore.

Google può, inoltre, utilizzare le informazioni personali indicate nel modulo (tra cui l’indirizzo e-mail e i dati identificativi), e ulteriori dati forniti nella corrispondenza successiva con i propri operatori, allo scopo di evadere la richiesta. Non solo, Google può comunicare dettagli della richiesta alle autorità per la protezione dei dati, nel momento in cui siano necessari a fini di indagine o per contestazioni alle decisioni prese da Google stesso.

Come fare ad esercitare il Diritto all’Oblio su Google, modulo e passaggi

La procedura, in senso stretto, prevede la compilazione di un modulo online. Oltre ai dati personali e alla dichiarazione del fatto che la richiesta venga effettuata per sé, per la propria azienda o per terzi (necessario in ogni caso l’upload di un documento che attesti l’identità dell’interessato), bisogna poi elencare puntualmente ogni URL che si desidera far de-indicizzare, con esplicita motivazione del perché vogliamo che vengano de-indicizzate.

Questo vale nel caso in cui si utilizzi il modulo “generale” per presentare la richiesta di rimozione di risultati specifici per query che includono un nome o un marchio sulla Ricerca di Google, ma esistono anche procedure specifiche per altri prodotti Google, come Drive, Maps, Play, Immagini o YouTube.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Greta Lomaestro

Da 10 anni nel settore Comunicazione&Marketing, con un focus sul Digital, mi occupo di consulenza strategica, media relations, contenuti, social media, eventi e formazione.

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