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law4digital

Antitrust, Google risponde alle accuse della commissione europea

L’Unione Europea sostiene che Big G abusi di posizione dominante, imponendo ai fabbricanti di smartphone di preinstallare Google Search e il browser Chrome e di impostare Google Search come motore di ricerca predefinito. La difesa in un post: «Chiunque può modificare le app o installare sistemi differenti da quelli offerti attraverso Android»

20 Dic 2016

Cecilia Ciarrocchi*

Il 20 aprile scorso, la Commissione europea ha inviato ufficialmente a Google una comunicazione degli addebiti, in via preliminare, relativi al presunto abuso di posizione dominante di “Big G” sui mercati dei servizi di ricerca generica su internet, dei sistemi operativi per dispositivi mobili intelligenti soggetti a licenza e dei portali di vendita di applicazioni per il sistema operativo Android.

Nella Comunicazione la Commissione europea ha motivato la violazione delle norme antitrust dell’Unione europea, sostenendo che Google imponga ai fabbricanti di preinstallare Google Search e il browser Google Chrome e di impostare Google Search come motore di ricerca predefinito sui loro dispositivi, che vieti ai fabbricanti di vendere i dispositivi mobili intelligenti che detengono sistemi operativi concorrenti e che incentivi finanziariamente i fabbricanti e gli operatori di reti a preinstallare in maniera esclusiva Google Search.

A seguito di tale comunicazione, dopo un primo “scambio di battute” tra Big G e la Commissione europea, Google ha condensato le proprie posizioni, attraverso la pubblicazione di un “post” sul suo blog, in cui ha ribadito la sua posizione ufficiale in merito alle accuse mosse dalla Commissione.

Preliminarmente ha sottolineato che il sistema operativo Android è open source e gratuito e dunque ogni produttore e operatore di reti può attingere al suo codice sorgente e utilizzarlo per i propri fini. Inoltre, viene rimarcato che la presenza delle app sui dispositivi mobili intelligenti non è obbligatoria né esclusiva. Difatti, l’installazione, ad esempio, di Chrome o Gmail non impedisce di installare altri browser sullo stesso dispositivo. Allo stesso modo gli utenti sono abilitati a modificare il contenuto del proprio smartphone Android, già dal primo utilizzo, ad esempio scaricando le maggiori app di successo (Facebook, Snapchat, WhatsApp ecc.).

Pertanto, secondo Google, chiunque può modificare e/o utilizzare sistemi differenti da quelli offerti attraverso il sistema Android.

Inoltre, Big G sostiene che anche Apple, così come Windows Phone e Blackberry, preinstallino sui loro dispositivi i propri sistemi operativi e le relative app di riferimento.

Il Vicepresidente di Google, Kent Walker, ha concluso il “post” affermando di voler continuare a dialogare con la Commissione europea su tali tematiche e ha dichiarato che l’obiettivo di Big G è di creare un ambiente di sviluppo delle app che sia efficiente e il meno frammentato possibile, così da garantire il funzionamento di tutte le app su qualsiasi tipologia di device.

Cecilia Ciarrocchi*, legal consultant P4I – Partners4Innovation

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