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digitalizzazione e strategia

Fattura digitale b2b: le 5 mosse per utilizzare al meglio lo SDI

Dopo l’obbligo verso la PA, si punta a promuovere la digitalizzazione dei documenti anche nei rapporti di scambio tra privati. Tra le varie iniziative c’è anche la possibilità di impiegare il Sistema di Interscambio per trasmettere e ricevere le fatture, acquisite così direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Umberto Zanini, Dottore Commercialista e Revisore Legale, suggerisce cosa fare per partire con il piede giusto

02 Nov 2015

Redazione

Dal 1° gennaio 2017 i soggetti IVA potranno beneficiare di una serie di semplificazioni, se opteranno per la trasmissione all’Agenzia delle Entrate dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute, come previsto dal Decreto Legislativo n.127 del 5 agosto 2015. Avranno inoltre la possibilità di impiegare il Sistema di Interscambio (SDI) per trasmettere e ricevere le fatture elettroniche, che saranno così automaticamente acquisite dall’Agenzia delle Entrate.

Questa innovazione rappresenta un vero e proprio punto di svolta nel percorso di semplificazione dei rapporti ecoomici tra privati e favorisce la competitività del sistema economico dell’Italia. In questa partita a giocare un ruolo fondamentale saranno i provider (software house, conservatori, operatori EDI, banche, ecc) chiamati a individuare e offrire servizi nell’ambito della fatturazione elettronica che spingano le imprese a digitalizzare il processo di trasmissione delle fatture emesse e ricevute, dal momento che qualora non susistano motivazioni valide probabilmente sarà più immediato scegliere di continuare a utilizzare documenti cartacei. Queste battute inziali sono quindi il momento clou in cui tutti gli attori chiamati in causa devono metter a fattor comune le proprie competenze.

Il passaggio è sicuramente delineato e Umberto Zanini, Dottore Commercialista e Revisore Legale, recentemente ha consigliato 5 mosse utili per partire con il piede giusto.

Adottare il modello già in uso nell’ambito della fattura elettronica alla PA

Partendo dal presupposto che gia molte aziende e professionisti hanno investito risorse in software e attività formativa, in quanto fornitori di beni e/o servizi alla PA, un punto a favore della velocità di diffusione delle fatture elettroniche tra privati potrebbe essere poter impiegare lo stesso modello utilizzato con la Pubblica Amministrazione, che prevede l’adozione del formato XML, dei canali di trasmissione e ricezione (PEC, SDICOOM, SPCOOP, SDIFTP, WEB), dei controlli di conformità. Inoltre sarebbe auspicabile utilizzare i messaggi già in uso con la PA – “notifica di scarto”, “ricevuta di consegna”, “notifica di esito cedente/prestatore”, etc – che consentono di tracciare l’intera trasmissione della fattura elettronica, oltre a consentire alle controparti di poter dialogare nei successivi 15 giorni tramite l’impiego dello SDI.

Adottare la Partita Iva come metodo per individuare il destinatario

Se per quanto riguarda le fatture elettroniche alla PA per individuare il destinatario è stato istituito l’indice IPA e l’inserimento in fattura del Codice Univoco relativo allo specifico ufficio, nel caso dei privati la questione è ancora aperta. La soluzione forse più semplice sembrerebbe essere quella di impiegare la Partita Iva del destinatario, in quanto campo obbligatorio da inserire in fattura e considerando che la Posta Elettronica Certificata è uno dei canali di trasmissione maggiormente impiegato nel trasmettere le fatture elettroniche alla PA: in questo modo lo SDI interfacciandosi con il database dell’INI-PEC potrebbe veicolare la fattura elettronica all’indirizzo PEC corrispondente alla Partita Iva riportata in fattura. Qualora invece il destinatario impieghi un altro canale per ricevere le fatture elettroniche oppure un provider, sarà l’accordo che questi soggetti questi e Sogei Spa a stabilire il canale scelto dal destinatario per ricevere le fatture elettroniche.

Consentire l’impiego del flusso semplificato

Così come è stato previsto nello scambio della fattura elettronica alla PA qualora il provider sia un intermediario sia del fornitore che della PA, anche in ambito b2b dovrebbe essere possibile adottare un flusso semplificato e permettere al fonitore stesso di utilizzare il Sistema di Interscambio come un tramite a cui trasmettere le fatture elettroniche e le ricevute/notifiche.

Non prevedere alcun consenso con il destinatario

L’azienda che intende aderire alla trasmissione delle fatture elettroniche emesse tramite lo SDI, non dovrebbe avere necessità di richiedere ai propri clienti alcun consenso preventivo.  Infatti quanto prevede la Circolare n.18/E del 24 giugno 2014, il cliente che si vede recapitare la fattura elettronica nella propria casella PEC, se non intende conservarla in digitale, può sempre stamparla su carta esprimendo in questo modo la propria volontà a conservarla in analogico (comportamento concludente).

Consentire l’immediata esportazione dai dati delle fatture in formato strutturato

Per consentire alle controparti (fornitore e cliente) di avviare in tempi brevi le procedure automatiche di controllo tra i dati acquisiti dall’Agenzia delle Entrate e quelli del contribuente, subito dopo la trasmissione, l’esportazione dei dati delle fatture oltre che in un formato strutturato dovrebbe essere consentita anche secondo un formato standard.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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