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supply chain finance

Sistema Moda Italia, ai fornitori le stesse condizioni dei capofiliera sulla piattaforma digitale

Un piano di Reverse Factoring con Unicredit (2 miliardi di euro in 3 anni) in cui le grandi case del tessile-abbigliamento potranno offrire ai partner lo smobilizzo delle fatture a tassi agevolati. L’ha raccontato Michele Bòcchese, board member di SMI, a un evento dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano

07 Set 2016

Daniele Lazzarin

«Due fornitori su 3 delle grandi case del tessile e abbigliamento italiano sono piccole aziende secondo gli standard UE (meno di 50 dipendenti e di 10 milioni di fatturato). Di conseguenza sono veloci e flessibili, un fattore critico di successo per la Moda italiana nel mondo, ma spesso anche fragili finanziariamente, come hanno dimostrato questi anni di crisi».

Così Michele Bòcchese, presidente sezione Moda di Confindustria Veneto, e membro del board di Sistema Moda Italia (SMI) con delega alla Politica Industriale, ha spiegato al più recente convegno dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano l’origine dell’iniziativa di Reverse Factoring che SMI sta portando avanti con UniCredit, e per cui la banca ha stanziato un plafond creditizio iniziale di 2 miliardi di euro in tre anni.

L’obiettivo è dare alle aziende capofiliera del tessile-abbigliamento la possibilità di offrire ai propri fornitori (anche non iscritti a SMI) lo smobilizzo per cessione del credito delle fatture emesse appunto verso il capofiliera, con gli stessi tassi abitualmente concessi a quest’ultimo, attraverso una piattaforma digitale.

Un settore con oltre 47mila aziende. Ma dal 2009 ne ha perse altre 7mila

Sistema Moda Italia, che fa parte di Confindustria, è la federazione nazionale di categoria del tessile-abbigliamento, settore che con 405mila addetti e 47.200 aziende è una componente fondamentale del tessuto economico e manifatturiero italiano, ha detto Bocchese. È un mercato da circa 53 miliardi di euro nel 2015: il primo in Europa per valore aggiunto e numero di aziende. Ma rispetto al 2009 ha perso 7mila aziende e quasi 80mila addetti.

«Per contribuire alla soluzione di questa crisi, SMI ha avviato due iniziative strategiche di politica industriale, legate tra loro: una di “reshoring”, per creare condizioni favorevoli a riportare le produzioni in italia, con due progetti pilota in corso in Puglia e in Veneto; e una in ambito “filiere”, che appunto vuole facilitare l’accesso a condizioni di credito agevolate tramite “reverse factoring” ai componenti delle supply chain dei nostri settori».

Le caratteristiche degli indotti di fornitura e subfornitura, ha sottolineato Bocchese, sono fattori critici di successo della Moda italiana nel mondo: velocità di risposta e flessibilità («grazie appunto alle piccole dimensioni e alla grande varietà di semilavorati con ciclo di vita sempre più breve»); grande capacità innovativa, per la forte specializzazione e interrelazione delle imprese («i grandi marchi fanno innovazione stilistica, ma le altre innovazioni, per esempio di prodotto o lavorazione, nascono nella catena di fornitura»); e disponibilità di una vasta rete di idee, competenze, capacità produttiva e capitali che nasce dalla stabilità dei rapporti tra fornitori e clienti e dalla focalizzazione geografica dei distretti del tessile e moda.

Il 46% dei fornitori in queste filiere ha merito creditizio debole

«In questo scenario è facile capire come due fattori stiano facilitando il successo dell’iniziativa di reverse factoring di SMI, più veloce di quanto noi stessi ci aspettassimo. Uno è che i fornitori hanno un ruolo cruciale, e le aziende capofiliera hanno capito la necessità di dare loro un supporto “pratico”, sensibilità che fino a qualche anno fa non era diffusa ma che è stata fortemente accentuata dalla crisi economica. Il secondo è che in anni come questi per un piccolo fornitore accedere molto velocemente a liquidità a costo agevolato può essere decisivo, ma per il successo di un’iniziativa a livello di settore sono determinanti anche le regole di implementazione».

E qui, continua il manager, ha un ruolo chiave il lavoro di “facilitatore neutrale” di SMI, in termini di modellizzazione della piattaforma, realizzazione, negoziazione dei tassi, pubblicizzazione dell’iniziativa nel settore. «Abbiamo cominciato a lavorare con UniCredit un anno fa per mettere a punto un modello di riferimento, abbiamo fatto partire due progetti pilota appunto in due filiere, una che fa capo a un’azienda tessile quotata in borsa, l’altra a una realtà dell’abbigliamento, mappandole e ricavando che circa il 46% dei loro fornitori ha merito creditizio debole. Le indicazioni emerse dalla mappatura hanno portato a definire un modello accurato di reverse factoring, ritagliato sulle esigenze e peculiarità del tessile-abbigliamento, sostanzialmente diverse da quelle della GDO, settore per cui la banca aveva già definito una piattaforma software di reverse factoring».

Al momento lo stato d’avanzamento prevede due filiere in fase avanzata, 10 in fase di firma ed entro l’estate SMI conta di aver coinvolto 50 capofiliera. «Teniamo conto che la moda-abbigliamento vale come detto 53 miliardi, ma il settore moda allargato, con accessori, calzature, occhiali e così via, vale circa 100 miliardi: immaginiamoci cosa significherebbe poter applicare anche un semplice reverse factoring a tutto questo indotto».

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