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Digital Finance

Servizi fintech, startup, nuovi entranti: il digitale rivoluziona la finanza. Ma non le banche italiane

Crescono continuamente gli utenti italiani di mobile e web banking e di servizi finanziari digitali. Sempre più imprese extrasettore offrono finanziamenti, e le startup fintech hanno raccolto oltre 25 miliardi in tre anni. Si diffondono le sperimentazioni di Blockchain, e oltre 100 servizi Roboadvisory sono già disponibili nel mondo. Ma gli istituti italiani non hanno ancora strategie di digitalizzazione. Il punto dell’Osservatorio Fintech & Digital Finance del Politecnico di Milano

09 Gen 2018

redazione

La rivoluzione digitale sta investendo il settore finanziario italiano. Il 16% degli italiani ha utilizzato almeno un servizio Fintech nel 2017 e il 56% dei clienti delle banche fruisce dei loro servizi da pc, tablet e smartphone. Intanto si affacciano nuovi concorrenti – oltre 50 grandi imprese di altri settori offrono già servizi finanziari, e le startup specializzate nel Finance hanno raccolto oltre 25 miliardi di dollari di finanziamenti negli ultimi tre anni – e si diffondono nuove tecnologie come blockchain, big data e roboadvisory, che impongono nuovi servizi agli istituti finanziari tradizionali. Ma le banche italiane, nonostante una crescita di consapevolezza sul tema, in media non hanno ancora strategie definite per la trasformazione digitale.

Sono le conclusioni della nuova edizione dell’Osservatorio Fintech & Digital Finance del Politecnico di Milano. «La velocità della rivoluzione digitale ridefinisce continuamente i confini della competizione e dei modelli di business nel settore finanziario e in particolare per le banche – spiega Marco Giorgino, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Dall’esterno premono le grandi imprese extrasettore, le startup Fintech e i nuovi ecosistemi aggiuntivi al trust bancario come quelli basati su blockchain. Ma sono in atto anche profondi cambiamenti interni, come la presa di coscienza dell’importanza della gestione dei dati, il diffondersi di applicazioni d’intelligenza artificiale e forme organizzative agili adatte all’era digitale».

Nella banca del futuro immaginata dagli utenti intervistati, il 54% vorrebbe servizi di base gratuiti, il 37% più velocità nel completare le operazioni e nel rispondere ai problemi, il 33% vuna persona dedicata per risolvere i casi più complessi, il 33% più trasparenza sugli investimenti e il 32% una disponibilità h24: «Tutto questo si può ottenere solo con una completa digitalizzazione di tutte le attività», commenta Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio.

Solo il 10-20% delle filiali hanno chiostri self-service

Cresce l’utenza bancaria attiva sui canali digitali: il 38% dei clienti usa il pc per interagire con la propria banca (+5% rispetto al 2016), e il 15% usa tablet o smartphone, rispetto al 9% di un anno fa. Le banche che hanno investito di più nella multicanalità registrano punte del 47% di utenti attivi da pc e del 28-30% di utenti mobile.

Tuttavia, dall’indagine condotta su oltre 50 banche e 15 gruppi bancari emerge come la maggior parte delle filiali sia ancora di tipo tradizionale, basata cioè su uno sportello a cui i clienti si rivolgono per qualsiasi tipo di operazione. Una minoranza di banche ha però installato chioschi self-service in alcune filiali (tra il 10% e il 20% della rete), che permettono di svolgere in autonomia alcune operazioni (per esempio versamento di assegni o pagamento di F24 e MAV/RAV). Quasi tutte le banche dispongono di ATM totalmente multifunzione, ma mediamente solo il 20% di questi è evoluto e accetta versamenti.

Servizi alle PMI, in Italia nessun finanziamento è interamente online

Come gli utenti consumer, anche le PMI si servono sempre più dei canali digitali per interagire con le banche, che però offrono loro servizi offline nella quasi totalità dei casi, anche se ampi e variegati. Tra le soluzioni di finanziamento a lungo termine, per esempio – che sono il prodotto più diffuso dell’offerta delle banche alle PMI – in Italia solo una è accessibile tramite Internet Banking, e anche in questo caso il richiedente deve passare dalla filiale per la firma finale. All’estero invece esistono già finanziamenti a lungo termine accessibili interamente online, e sono diffusi i prestiti veloci.

Servizi Fintech, i più usati. Robo advisory: 156 miliardi di capitale gestito

Da una indagine condotta da Nielsen Italia con l’Osservatorio emerge che il 16% degli italiani ha utilizzato almeno un servizio Fintech nel 2017, quota che raddoppia (34%) per i Millennials. Il mobile payment è il servizio più utilizzato (15% degli utenti Internet italiani nell’ultimo anno), seguono mobile wallet (8%), strong authentication (8%), trasferimenti di denaro p2p (7%), trading di criptovalute, chatbot e crowdfunding (tutti al 5%), mentre il robo advisoring (1%) è il servizio fintech meno utilizzato, ma la sua conoscenza cresce fortemente tra i Millennials (dal 12% al 30%).

L’intelligenza artificiale inizia a essere una realtà tangibile nel settore finanziario, con almeno 50 chatbot di istituti finanziari e oltre 110 forme di Robo advisoring censiti a livello internazionale. Nelle banche retail italiane i casi sono pochi e alcune piccole banche si appoggiano a servizi di attori terzi, anche se alcuni istituti stanno lavorando al lancio di una propria soluzione nel 2018.

A livello internazionale, la maggioranza degli operatori di RoboAdvisor ha base in Nord America, sia incumbent (55%) che startup (40%). Le soluzioni di Robo Advisory di attori tradizionali gestiscono 98 miliardi di dollari contro i 58 miliardi delle startup: gli incumbent possono contare sulla clientela pre-esistente e su brand riconosciuti per l’affidabilità. Le startup hanno una clientela mediamente più giovane e più attratta da customer experience e aspetti tecnologici.

Startup Fintech: attirano investimenti, ma non lasciano il segno

Nel periodo 2014-2017, 730 startup Fintech hanno raccolto finanziamenti per 25,7 miliardi di dollari. Il 60% di esse offre servizi bancari, il 19% soluzioni per investimenti, il 5% si rivolge al settore assicurativo e il restante 16%, pur non essendo propriamente startup finanziarie, offre servizi di supporto specifici per l’ambito Finance.

Queste startup, almeno finora, non hanno rivoluzionato il mercato né hanno quote predominanti in un servizio o segmento dell’intermediazione finanziaria, commenta Giorgino. «I loro principali impatti sono le nuove direzioni e frontiere che aprono, i nuovi modi di operare e le nuove competenze che sono di stimolo e di supporto per gli attori tradizionali e i loro processi di cambiamento. In sintesi, le Fintech possono essere fonte di innovazione per gli incumbent».

In effetti secondo le verifiche dei ricercatori le startup Fintech che ottengono più finanziamenti sono quelle che operano in ambiti ancora non considerati dalle normative, che basano l’attività su un uso massiccio dei Big Data e con modelli di business che sfruttano appositi canali digitali.

Concorrenti non finanziari: la metà sono grandi imprese Retail e Automotive

L’Osservatorio ha censito a livello internazionale 51 grandi imprese di altri settori che si stanno espandendo in segmenti finanziari, offrendo soluzioni sviluppate internamente (il 60%) o tramite partnership con banche e compagnie assicurative (24%) o con altre tipologie di attori, come società non finanziarie, startup Fintech, service provider (16%).

In particolare 40 di queste aziende è composto da attori che a giudizio dell’Osservatorio costituiscono una minaccia di alto livello per gli incumbent del mondo finanziario: il 50% sono grandi corporate (in gran parte Retail e Automotive), il 22% attori digitali, il 18% telecom e il 10% sono provider tecnologici.

Le soluzioni finanziarie offerte da queste imprese sono di quattro tipologie. Oltre metà (56%) sono Conglomerate, dedicate sia a clienti già esistenti sia a potenziali nuovi clienti e non correlate al core business dell’azienda. Quasi una su tre (il 31%) è Horizontal, rivolta ai soli clienti esistenti e non legata all’attività principale aziendale. L’8% delle soluzioni è Concentric, dedicata sia ai vecchi sia ai nuovi clienti e collegata al core business dell’impresa. Il 5% infine è Complement, indirizzato prevalentemente ai clienti esistenti e correlato alle attività principali dell’impresa. In totale, il 64% delle soluzioni è offerto a nuovi clienti.

Blockchain per pagamenti interbancari, ma anche per identificare i clienti

Nel 2017 le banche hanno affrontato il tema Blockchain & Distributed Ledger in modo più razionale rispetto agli anni scorsi: sono aumentate le sperimentazioni e sono cresciute conoscenza e consapevolezza sul tema. Il 67% degli oltre 185 annunci di test e servizi a livello globale tra gennaio 2016 e settembre 2017 è stato promosso da istituti finanziari, principalmente per la gestione dei pagamenti interbancari (quasi il 38% delle sperimentazioni), per soluzioni di capital market (28%), per la certificazione e gestione documentale (10%), per soluzioni di Supply Chain Finance (9%), per soluzioni di tracciabilità dei movimenti finanziari (6%), per processi di identificazione dei clienti (5%) e per sistemi di votazione nei Consigli di Amministrazione (4%).

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