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Blockchain, rivoluzione in atto. «Può cambiare ogni business»

A colloquio con Marcella Atzori, ricercatrice alla University College of London e tra i maggiori esperti internazionali in materia di Blockchain governance, per capire quali sono le applicazioni più promettenti della tecnologia dei registri distribuiti. «Il trend verso la decentralizzazione non si può sottovalutare: il rischio è di uscire dal mercato nel prossimo futuro. Oggi vince chi inizia a sperimentare e a orientarsi verso architetture più efficienti. E chi fa sistema»

di Annalisa Casali

Intervista

14 Marzo 2017

Marcella Atzori, ricercatrice alla University College of London ed esperta di Blockchain governanceMarcella Atzori, ricercatrice alla University College of London ed esperta di Blockchain governanceSecondo il World Economic Forum, negli ultimi 3 anni aziende ed enti hanno investito in tecnologie Blockchain già oltre un miliardo e mezzo di dollari. Si tratta di una delle innovazioni digitali più promettenti, con un impatto rilevante su tantissimi settori verticali. Spesso si utilizzano, in alternativa al termine Blockchain, gli equivalenti registri distribuiti, distributed ledger o, ancora, trust distribuiti.

Che cos'è la Blockchain?

I database utilizzati in azienda tipicamente accentrano le informazioni in un unico punto di accesso (e di vulnerabilità). Nel caso della Blockchain, invece, la base dati totale è costituita dall’insieme dei singoli dati cifrati e immagazzinati in modo anonimo al livello dei singoli elementi (nodi) di una rete, tutti concatenati tra loro. Ogni record nuovo viene memorizzato in modo tale da includere una quota parte delle informazioni che afferiscono a tutti gli dati già immagazzinati in precedenza. La correlazione dei record tra loro rende virtualmente impossibile manometterli senza che questo venga immediatamente messo in evidenza su tutti gli altri presenti nel database.

La possibilità di affidarsi a una forma di trust distribuito permette alle parti coinvolte in un processo – come la distribuzione di un prodotto – o in un contratto – come una transazione – di utilizzare un sistema che, automaticamente, assicura la legittimità e la correttezza dello svolgimento delle operazioni/attività senza necessità di affidarsi a un’autorità super partes che faccia da garante.

Dalla gestione degli eventi sportivi fino alle gift card, non esiste industria che non possa trarre benefici più o meno consistenti dall’applicazione della tecnologia dei distributed ledger. Nelle assicurazioni, per esempio, è già oggi possibile liquidare un danno senza che nessun perito sia coinvolto. Nell’agrifood, invece, è possibile creare automatismi che assicurano l’origine di un prodotto (fondamentali per esempio per i vini DoC, nei quali deve essere accertata la zona di provenienza delle uve), senza che gli operatori di un ente di certificazione debbano compiere controlli puntuali.

Marcella Atzori, PhD e ricercatrice alla University College of London, è tra i maggiori esperti internazionali in materia di Blockchain governance, oltre che Blockchain Advisor per Ifin Sistemi. Con lei abbiamo cercato di capire meglio la portata della rivoluzione dei registri distribuiti sul mondo enterprise.

Quali fattori, a livello normativo e di business, spingono verso la decentralizzazione del trust?

«Lo scorso anno il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione che riconosce il potenziale innovativo della tecnologia Blockchain come strumento economico e organizzativo, capace di migliorare efficienza, velocità e sicurezza dei servizi digitali. La Risoluzione incoraggia imprese e istituzioni a sperimentare applicazioni decentralizzate, dopo opportune valutazioni d’impatto. Al momento però le istituzioni si limitano più che altro a monitorare l’iniziativa privata. È dalla naturale curiosità dei mercati che arriva la spinta maggiore verso la decentralizzazione dei servizi. Dalle piccole start-up che finanziano un’idea attraverso il crowdfunding, fino ai colossi globali dell’hitech, oggi le imprese studiano l’applicabilità della Blockchain in molti ambiti, dal finance alla sanità, dalla tracciabilità alimentare all’e-government.

Siamo ancora in fase esplorativa e conoscitiva, ma questo trend verso la decentralizzazione non si può sottovalutare. Compatibilmente con i propri obiettivi di settore, oggi vince chi inizia a sperimentare e a orientarsi verso architetture più efficienti, riducendo costi e operazioni, e chi fa sistema con gli altri operatori raggiungendo insieme vantaggi preclusi ai singoli; perde invece chi continua a investire capitali in modelli organizzativi centralizzati, costosi e di transizione, ovvero ancora irrisolti per valore funzionale, sicurezza e privacy degli utenti».

© Marcella Atzori© Marcella Atzori

Quali sono i principali settori coinvolti nella rivoluzione Blockchain?

«La Blockchain può essere utilizzata come sistema di tracciatura e verifica di identità, proprietà, transazioni o eventi digitalizzati di qualsiasi tipo. Può dirci, ad esempio, se un evento è accaduto, quando e con quali esiti, e può anche confermare che i soggetti coinvolti nell’evento avevano l’autorizzazione per agire. Con la Blockchain si può, quindi, gestire in maniera efficiente qualsiasi tipo di registro pubblico e privato. I settori di applicazione sono svariati e includono l’e-government, la conservazione documentale, i servizi notarili, la gestione dei dati sanitari, le filiere e le catene di fornitura. Ma le applicazioni Blockchain possono integrare in maniera significativa anche l’Internet of Things e le interazioni M2M (machine-to-machine - ndr)».

Quali sono i benefici più immediati?

«A livello organizzativo, la Blockchain consente genericamente di rifondare, in tutto o in parte, la governance di molti servizi, sia pubblici che privati. I vantaggi sono notevoli e includono una maggiore efficienza, automazione e semplificazione dei flussi di lavoro su ampia scala, un abbattimento di tempi e costi gestionali, una maggiore protezione dell’integrità dei dati e un coinvolgimento più equo e trasparente dei vari soggetti interessati messi a sistema. Per ogni settore esistono applicazioni diverse e vantaggi specifici, ma in generale è molto interessante la capacità dei protocolli crittografici di rendere i dati resistenti a modifiche o allo sfruttamento arbitrario da terze parti».

© Marcella Atzori© Marcella Atzori

Ci può fare alcuni esempi?

«In ambito commerciale, la Blockchain può mettere al riparo dalla raccolta, analisi e divulgazione incontrollata dei dati degli utenti, che spesso conducono ad attività di localizzazione, identificazione, profilazione e, addirittura, ingegneria sociale. In ambito industriale, è una tecnologia che ci consente ad esempio di gestire in maniera sicura e inalterabile la tracciabilità dei prodotti di un’intera catena di produzione, a partire dalle materie prime. Se poi sono applicate all’e-government, le proprietà della Blockchain permettono ai cittadini di accedere ai servizi governativi online senza rivelare la propria identità a terze parti. La privacy infatti è garantita by-design, ovvero in modo nativo, dagli stessi protocolli crittografici. È un tipo di tutela applicabile anche alla gestione dei dati medico-sanitari, con benefici sociali notevoli».

Quali sono, invece, i benefici a lungo termine?

«Un’ampia diffusione di architetture decentralizzate consentirebbe la completa re-ingegnerizzazione di tutti i processi di creazione, gestione e conservazione dei dati, in ambito sia pubblico che privato. La burocrazia, la necessità di infrastrutture e il carico di lavoro della pubblica amministrazione, ad esempio, risulterebbero drasticamente semplificati e alleggeriti, con notevoli risparmi di tempo e denaro. Anche in ambito aziendale molti degli attuali modelli organizzativi centralizzati e verticalizzati potrebbero trasformarsi radicalmente. Una governance algoritmica consentirebbe anche a imprese che non hanno rapporti fiduciari tra loro, o che sono addirittura concorrenti, di condividere o scambiarsi dati con reciproci vantaggi, mantenendo sempre confidenzialità e privacy, e dando vita così a modelli di business del tutto nuovi, fondati sulla cooperazione».

Quali sono le implicazioni a livello organizzativo?

«Il mutamento profondo e sistemico dei servizi digitali attraverso la Blockchain è una sfida notevole sul piano tecnico e normativo, che va affrontata con gradualità e che necessita di tempi lunghi. Bisogna considerare le esigenze di tutti i partecipanti del sistema e procedere per aggiustamenti progressivi, possibilmente a basso rischio. Oggi i mercati vivono una fase di grande fervore propositivo. Ciò non significa però che i percorsi applicativi siano sempre del tutto validi o coerenti. La Blockchain non è un fine in sé e non si può applicare indiscriminatamente. Piuttosto è un mezzo per avere qualcos’altro, è un driver per conquistare vantaggi che altrimenti rimarrebbero preclusi. È necessario considerare sempre i contesti pratici di utilizzo in termini tecnici, economici e sociali, e identificare con grande lucidità e buon senso i vantaggi reali di eventuali applicazioni».

© Marcella Atzori© Marcella Atzori

Cosa sono le Blockchain di settore e quali caratteristiche devono avere?

«Servono architetture sicure, stabili e con scala adeguata, capaci di sostenere concretamente la spinta all’innovazione. Se è vero che il rischio calcolato è una componente dell’imprenditorialità, l’innovazione dei servizi e i relativi investimenti non amano comunque l’azzardo e necessitano di sufficiente stabilità sistemica. Da questo punto di vista, le Blockchain cosiddette permissioned, cioè con permessi d’accesso controllati, sono più affidabili e offrono vantaggi maggiori rispetto alle Blockchain aperte e multifunzionali che, essendo più volatili, scoraggiano le applicazioni specialmente nell’ambito di servizi sensibili come quelli governativi o finanziari.

Gli operatori devono muoversi in maniera coerente con il dettato normativo, vincolo ineludibile per chi fa impresa. Anche in questo caso, Blockchain permissioned e registri distribuiti sono più facilmente gestibili rispetto alle Blockchain aperte. Gran parte dei progetti sviluppatisi attorno alle Blockchain aperte ha insistito finora su principi assoluti di libertà individuale ed emancipazione dei mercati dalle istituzioni. Oggi, però, emergono anche altre prospettive e si inizia a pensare in termini di sviluppo sostenibile delle tecnologie, visto che il mondo dei servizi è comunque fortemente regolamentato. La legislazione di fatto può operare come una leva formale di controllo sull’innovazione, in senso espansivo o restrittivo. È comunque necessaria perché i mercati arrivino a un equilibrio tra portatori d’interessi generali e portatori di interessi legittimi ma parziali. Rappresenta, quindi, un altro elemento importante per la stabilità a livello di sistema in ambiente Blockchain perché spesso sono proprio l’assenza di una legislazione di supporto e l’incertezza a costituire un freno agli investimenti e all’applicabilità concreta delle nuove tecnologie».


TAG: Marcella, Atzori, Blockchain, University College of London, Ifin, registri distribuiti, database, record, dati


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