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Intervista

Blockchain, rivoluzione in atto. «Può cambiare ogni business»

Gli investimenti in Blockchain delle imprese hanno sfiorato il miliardo di dollari nel 2017 ma raddoppieranno nel 2018, spiega IDC. «È l’anno del passaggio dai proof-of-concept alle implementazioni complete». Marcella Atzori, tra i maggiori esperti internazionali di Blockchain governance, ci spiega i fattori che favoriscono le tecnologie DIstributed Ledger, le applicazioni più promettenti, le implicazioni organizzative e l’importanza della regolamentazione normativa del fenomeno

02 Mar 2018

Annalisa Casali

Blockchain è sicuramente una delle più importanti “parole magiche” del momento quando si parla di trasformazione digitale. Libri, eventi, giornali e TV ne parlano continuamente. Siamo alla fase della divulgazione di massa, in cui si cerca di spiegare a tutti il significato e i potenziali impatti di una tecnologia molto complessa, ma che può rivoluzionare qualsiasi attività che preveda delle transazioni, influenzando la vita quotidiana di miliardi di persone.

Ogni giorno un’analisi di mercato mette in luce numeri impressionanti sulla diffusione degli investimenti in tecnologie Blockchain. Accenture ha inserito la Blockchain tra i 7 trend tecnologici del 2018. Tra i più recenti c’è un report IDC che prevede per il 2018 una spesa mondiale di 2,1 miliardi di dollari: più del doppio rispetto ai 945 milioni del 2017, con proiezioni di ulteriore crescita media oltre l’80% annuo almeno per altri 3 anni.

Secondo IDC, il 2017 è stato l’anno della sperimentazione di Blockchain nelle imprese, che hanno cercato di approfondirne sia i potenziali benefici che i potenziali rischi per la propria specifica situazione. Ma il 2018 sarà l’anno del passaggio dagli esperimenti limitati (proof-of-concept) alle implementazioni complete. Il settore più attivo è quello finanziario, trainato dalle banche, seguito da distribuzione e servizi (dove gli ambiti più attivi sono retail e servizi professionali), e dal manufacturing.

Cosa significa Blockchain?

I database utilizzati in un’azienda tipicamente accentrano le informazioni in un unico punto di accesso (e di vulnerabilità). Nel caso della Blockchain, invece, la base dati è distribuita in un insieme di diversi elementi (nodi) di una rete, tutti concatenati tra loro. Ogni record viene memorizzato in modo tale da includere una quota di informazioni che fanno capo ad altri dati già immagazzinati in precedenza. Questa correlazione rende virtualmente impossibile la manomissione senza che questa venga immediatamente messa in evidenza.

La possibilità di affidarsi a una forma di fiducia (trust) distribuito permette alle parti coinvolte in un processo – come la produzione e distribuzione di un prodotto – o in un contratto – come una transazione – l’uso di un sistema che, automaticamente, assicura la legittimità e la correttezza dello svolgimento delle operazioni/attività senza necessità di affidarsi a un’autorità super partes che faccia da garante. Per questo, spesso si accosta al concetto di Blockchain quello di Distributed Ledger,  in antitesi al tradizionale “Centralized Ledger” (Libro Mastro centralizzato) proprio perché la Blockchain elimina il concetto dell’autorità centrale, e la logica di governance si basa su un concetto rivoluzionario di “fiducia distribuita” tra tutti i soggetti.

Dalla gestione degli eventi sportivi alle gift card, in teoria qualsiasi settore può beneficiare dall’applicazione di soluzioni Blockchain. Quelle di cui si parla di più sono nel mondo finanziario, che può essere rivoluzionato da una tecnologia di tracciamento delle transazioni immutabile, non manipolabile, e senza organismi unici di garanzia.

Ma anche nel manufacturing l’impatto sarà alto, e le applicazioni principali saranno tipicamente di supply chain: tracking di processi complessi, compliance, quality origin assurance. Nell’alimentare, per esempio, è possibile creare automatismi che assicurano l’origine di un prodotto (qui abbiamo parlato di due progetti di Walmart), senza che gli operatori di un ente di certificazione debbano compiere controlli puntuali.

Marcella Atzori, PhD e ricercatrice alla University College of London, è tra i maggiori esperti internazionali in materia di Blockchain governance, oltre che Blockchain Advisor per Ifin Sistemi. Con lei abbiamo cercato di capire meglio la portata della rivoluzione dei registri distribuiti sul mondo enterprise.

Quali fattori, normativi e di business, spingono verso la decentralizzazione del trust?

Marcella Atzori, PhD e ricercatrice alla University College of London

«Lo scorso anno il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione che riconosce il potenziale innovativo della tecnologia Blockchain come strumento economico e organizzativo, capace di migliorare efficienza, velocità e sicurezza dei servizi digitali. La Risoluzione incoraggia imprese e istituzioni a sperimentare applicazioni decentralizzate, dopo opportune valutazioni d’impatto. Al momento però le istituzioni si limitano più che altro a monitorare l’iniziativa privata. È dalla naturale curiosità dei mercati che arriva la spinta maggiore verso la decentralizzazione dei servizi. Dalle piccole start-up che finanziano un’idea attraverso il crowdfunding, fino ai colossi globali dell’hitech, oggi le imprese studiano l’applicabilità della Blockchain in molti ambiti, dal finance alla sanità, dalla tracciabilità alimentare all’e-government.

Siamo ancora in fase esplorativa e conoscitiva (in questo articolo abbiamo parlato dello stato d’avanzamento in Italia, ndr), ma questo trend verso la decentralizzazione non si può sottovalutare. Compatibilmente con i propri obiettivi di settore, oggi vince chi inizia a sperimentare e a orientarsi verso architetture più efficienti, riducendo costi e operazioni, e chi fa sistema con gli altri operatori raggiungendo insieme vantaggi preclusi ai singoli. Perde, invece, chi continua a investire capitali in modelli organizzativi centralizzati, costosi e di transizione, ovvero ancora irrisolti per valore funzionale, sicurezza e privacy degli utenti».

© Marcella Atzori

Quali sono i principali settori coinvolti nella rivoluzione Blockchain?

«La Blockchain può essere utilizzata come sistema di tracciatura e verifica di identità, proprietà, transazioni o eventi digitalizzati di qualsiasi tipo. Può dirci, ad esempio, se un evento è accaduto, quando e con quali esiti, e può anche confermare che i soggetti coinvolti nell’evento avevano l’autorizzazione per agire. Con la Blockchain si può, quindi, gestire in maniera efficiente qualsiasi tipo di registro pubblico e privato. I settori di applicazione sono svariati e includono e-government, conservazione documentale, servizi notarili, gestione dei dati sanitari, filiere e catene di fornitura. Ma le applicazioni Blockchain possono integrare in maniera significativa anche l’Internet of Things e le interazioni M2M (machine-to-machine)».

Quali sono i benefici più immediati?

«A livello organizzativo, la Blockchain consente genericamente di rifondare, in tutto o in parte, la governance di molti servizi, sia pubblici che privati. I vantaggi sono notevoli e includono una maggiore efficienza, automazione e semplificazione dei flussi di lavoro su ampia scala, abbattimento di tempi e costi gestionali, maggior protezione dell’integrità dei dati e un coinvolgimento più equo e trasparente dei vari soggetti interessati messi a sistema. Per ogni settore esistono applicazioni diverse e vantaggi specifici, ma in generale è molto interessante la capacità dei protocolli crittografici di rendere i dati resistenti a modifiche o allo sfruttamento arbitrario da terze parti».

© Marcella Atzori

Ci può fare alcuni esempi?

«In ambito commerciale, la Blockchain può mettere al riparo dalla raccolta, analisi e divulgazione incontrollata dei dati degli utenti. In ambito industriale, la Blockchain consente ad esempio di gestire in maniera sicura e inalterabile la tracciabilità dei prodotti di un’intera catena di produzione, a partire dalle materie prime. In ambito e-government, i cittadini possono accedere ai servizi pubblici online senza rivelare la propria identità a terze parti. La privacy infatti è garantita by-design, ovvero in modo nativo, dagli stessi protocolli crittografici. È un tipo di tutela applicabile anche alla gestione dei dati medico-sanitari, con benefici sociali notevoli».

Quali sono, invece, i benefici a lungo termine?

«Un’ampia diffusione di architetture decentralizzate consentirebbe la completa re-ingegnerizzazione di tutti i processi di creazione, gestione e conservazione dei dati, in ambito sia pubblico che privato. La burocrazia, la necessità di infrastrutture e il carico di lavoro della PA, ad esempio, risulterebbero drasticamente semplificati e alleggeriti. Anche in ambito aziendale molti degli attuali modelli organizzativi centralizzati e verticalizzati potrebbero trasformarsi radicalmente. Una governance algoritmica consentirebbe anche a imprese che non hanno rapporti fiduciari tra loro, o che sono addirittura concorrenti, di condividere o scambiarsi dati con reciproci vantaggi, mantenendo sempre confidenzialità e privacy, e dando vita così a modelli di business del tutto nuovi, fondati sulla cooperazione».

Quali sono le implicazioni a livello organizzativo?

«Il mutamento profondo e sistemico dei servizi digitali attraverso la Blockchain è una sfida notevole sul piano tecnico e normativo, che va affrontata con gradualità e che necessita di tempi lunghi. Bisogna considerare le esigenze di tutti i partecipanti del sistema e procedere per aggiustamenti progressivi, possibilmente a basso rischio. Oggi i mercati vivono una fase di grande fervore propositivo. Ciò non significa però che i percorsi applicativi siano sempre del tutto validi o coerenti. La Blockchain non è un fine in sé e non si può applicare indiscriminatamente. Piuttosto è un mezzo per avere qualcos’altro, è un driver per conquistare vantaggi che altrimenti rimarrebbero preclusi. È necessario considerare sempre i contesti pratici di utilizzo in termini tecnici, economici e sociali, e identificare con grande lucidità e buon senso i vantaggi reali di eventuali applicazioni».

© Marcella Atzori

Cosa sono le Blockchain di settore e quali caratteristiche devono avere?

«Servono architetture sicure, stabili e con scala adeguata, capaci di sostenere concretamente la spinta all’innovazione. Se è vero che il rischio calcolato è una componente dell’imprenditorialità, l’innovazione dei servizi e i relativi investimenti non amano comunque l’azzardo e necessitano di sufficiente stabilità sistemica. Da questo punto di vista, le Blockchain cosiddette permissioned, cioè con permessi d’accesso controllati, sono più affidabili e offrono vantaggi maggiori rispetto alle Blockchain aperte e multifunzionali che, essendo più volatili, scoraggiano le applicazioni specialmente nell’ambito di servizi sensibili come quelli governativi o finanziari.

Gli operatori devono muoversi in maniera coerente con la legge, vincolo ineludibile per chi fa impresa. Anche in questo caso, Blockchain permissioned e registri distribuiti sono più facilmente gestibili rispetto alle Blockchain aperte. Gran parte dei progetti sviluppatisi attorno alle Blockchain aperte ha insistito finora su principi assoluti di libertà individuale ed emancipazione dei mercati dalle istituzioni. Oggi, però, emergono anche altre prospettive e si inizia a pensare in termini di sviluppo sostenibile delle tecnologie, visto che il mondo dei servizi è comunque fortemente regolamentato. La legislazione di fatto può operare come una leva formale di controllo sull’innovazione, in senso espansivo o restrittivo. È comunque necessaria perché i mercati arrivino a un equilibrio tra portatori d’interessi generali e portatori di interessi legittimi ma parziali. Rappresenta, quindi, un altro elemento importante per la stabilità a livello di sistema in ambiente Blockchain perché spesso sono proprio l’assenza di una legislazione di supporto e l’incertezza che frenano gli investimenti e l’applicazione concreta delle nuove tecnologie».

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