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strategie

Virgin, il mondo non basta più: inizia l’era spaziale

Sir Richard Branson, il fondatore della mitica casa discografica e della compagnia aerea che ha sfidato British Airways – oltre che di molte altre aziende che oggi fanno parte del suo Gruppo multinazionale – racconta la sua storia e la filosofia imprenditoriale, mentre prepara il lancio di Virgin Galactic, la prima società commerciale a offrire voli per lo spazio

10 Giu 2013

Manuela Gianni

Giubbotto di pelle, sorriso smagliante e battuta pronta, a 62 anni Sir Richard Branson, patron del Gruppo Virgin, mostra ancora l’entusiasmo contagioso di chi adora l’avventura e le grandi sfide. Ha iniziato a fare l’imprenditore quando ancora andava a scuola, a 16 anni, lanciando una rivista per studenti; poi è stata la volta della Virgin Music, mitica casa discografica delle più note rock band degli anni 70 (fra cui i Rolling Stones e i Sex Pistols). In seguito, non ancora trentenne, ha fondato la compagnia aerea Virgin airlines, e da allora non si è mai fermato. Con il marchio Virgin, e mettendoci sempre la faccia, ha lanciato centinaia di società nei campi più disparati, creando un gruppo che oggi impiega 50mila persone in 34 paesi.

Non tutte le iniziative hanno avuto successo, naturalmente, e ci sono stati momenti difficili, come la necessaria vendita della Virgin music alla Emi per far fronte a problemi finanziari. ma Branson non è tipo da farsi abbattere dai fallimenti: a un’idea che non sfonda ne fa seguire un’altra, ancora più ambiziosa. L’ultima punta davvero in alto: si chiama Virgin Galactic e vuole essere la prima società al mondo a offrire voli commerciali per lo spazio. Ne ha parlato lo scorso aprile a Las Vegas, intervenendo come keynote speaker al Ca World 2013, dove di fronte a una platea di 5mila delegati ha ripercorso le tappe più significative della sua storia imprenditoriale e ha presentato Virgin Galactic, la nuova avventura che prenderà il via il prossimo anno.

Puntare sempre all’eccellenza
Quando già aveva portato al successo la casa discografica Virgin, Branson decise di creare una compagnia aerea un giorno che American Airlines cancellò il suo volo da Portorico per i Caraibi per mancanza di un numero sufficiente di passeggeri. «Tornato in Inghilterra pensai che le compagnie aeree trattano male i passeggeri e decisi di comprare un 747 usato», racconta. Una compagnia con un solo aereo che sfidava giganti come la TWA e la Pan Am che allora ne avevano 300: una scommessa vinta, dato che oggi Virgin Atlantic è la seconda compagnia a lungo raggio britannica, mentre quei giganti non esistono più, sono falliti. Qual è la lezione? secondo Branson, «significa che l’eccellenza viene sempre premiata: la migliore compagnia, come il migliore hotel, o la migliore azienda in ogni settore, in genere sopravvivono. È possibile se la qualità offerta è superiore, se le persone che ci lavorano sono motivate e orgogliose di quello che fanno, se sorridono ai clienti, che a loro volta sono contenti. io sono sempre attento a migliorare quello che facciamo».

Branson ha ricordato anche l’avventura della Virgin Cola, che per un anno e mezzo in UK ha venduto più della Coca Cola e della Pepsi, «ma poi decisero di farla sparire dagli scaffali e l’hanno fatto. Anche British Airways ha cercato di farci sparire, ma non ci sono riusciti. la differenza è che con la Cola potevamo solo competere sul prezzo, mentre con Virgin Atlantic abbiamo potuto puntare sulla qualità, e i clienti sono rimasti con noi».

Gestire i rischi e i fallimenti
Come ogni grande imprenditore, Branson sa che per avere successo è necessario rischiare, e non solo nel business, ma anche nella vita: sono note le sue avventure nell’oceano in motoscafo (con il Vergin Atlantic Challenger nel 1986 ha battuto il record di velocità nell’attraversare l’Atlantico) e in mongolfiera (il primo a sorvolare l’atlantico, nell’87, e il pacifico, nel ’91). «Credo che per un imprenditore sia necessario prendere rischi grandi e calcolati, e considerare l’ipotesi che le cose vadano male, anche malissimo, in modo da evitare il peggio. Io amo le avventure, ma ho sempre fatto in modo di tornare a raccontare come è andata. La stessa cosa faccio nel business. E se tutto va male, si ricomincia da capo».

Per ridurre il rischio, l’approccio strategico adottato dal Gruppo Virgin è quello di costruire i nuovi business da zero, e questo secondo Branson permette di essere più veloci nel comprendere la reazione delle persone, e contenere i danni in caso di insuccesso. «non abbiamo mai fatto acquisizioni, che spesso si rivelano clamorosamente sbagliate», ha sottolineato.

Imparare facendo, la migliore scuola
Branson non ha mai avuto un buon rapporto con la scuola, che ha abbandonato a 16 anni, dopo il successo della sua prima avventura imprenditoriale: il giornale pacifista “Student”, lanciato in piena guerra del Vietnam, distribuito gratuitamente in 50mila copie e finanziato con la pubblicità, da lui venduta per coprire i costi di stampa.

«Sono diventando imprenditore seguendo questa passione – ha raccontato –. La mia famiglia era convinta che non avrei avuto molte chance se lasciavo la scuola, ma hanno apprezzato il fatto che sapessi esattamente cosa volevo fare già a 15 anni. Considerato come sono andate le cose, è stata la migliore educazione che potessi avere. Del resto, io sono molto curioso, ho passato la vita a imparare nuove cose». Per questo, oggi Branson finanzia attraverso una delle sue molteplici attività filantropiche i ragazzi che aspirano a diventare imprenditori, ma il consiglio per loro è di continuare gli studi, perchè «il diploma è una sorta di assicurazione, in caso l’impressa fallisse».

Oltre al coraggio, per avere successo secondo l’imprenditore è fondamentale avere i collaboratori giusti e mantenere la mente sgombra: «Quando si fa impresa bisogna cercare persone più brave di noi e delegare, liberare tempo e cercare di avere una veduta ampia. Oltre che coltivare una vita personale e mantenersi in salute», ha detto.

Tecnici e ingegneri cambiano il mondo
Anche l’innovazione è un ingrediente determinante nella ricetta del successo di Virgin, soprattutto oggi che la nuova sfida è quella di vendere biglietti di andata e ritorno per lo spazio. «Tecnici e ingegneri oggi non sono apprezzati come dovrebbero: possono veramente trasformare il mondo. Penso a persone come Larry Page di Google e a tutte le cose incredibili che sono state sviluppate qui negli Usa negli ultimi 15 anni: sono sicuro che nei prossimi 15 anni ci sarà un’altra rivoluzione simile».

L’innovazione più importante, per Branson, è oggi quella che aiuta a salvaguardare il nostro pianeta: «La Terra è meravigliosa, siamo molto fortunati, ma ogni giorno immettiamo nell’aria troppa Co2: avere energia pulita avrebbe un impatto decisivo. Stiamo investendo per avere carburanti innovativi».

La responsabilità sociale
Convinto che il business possa agire come forza positiva per risolvere i grandi problemi che affliggono l’umanità, dal cambiamento climatico alla povertà, Branson è da anni impegnato in attività non profit attraverso la sua associazione Virgin Unite. «I problemi non possono essere solo dei politici: sono anche dei business leader con me, esseri umani che vivono sulla terra, con dei figli. Se tutti si facessero carico dei problemi, utilizzando la loro capacità imprenditoriale, potremmo risolverli: è un’enorme soddisfazione personale, è positivo per tutte le persone che lavorano in azienda e può realmente fare la differenza. Io non credo nella distruzione del business per risolvere i problemi. Io credo nell’opportunità di trovare soluzioni nuove che possano evitare i danni, grazie al lavoro di ricerca di tecnici e ingegneri».

In volo per lo spazio
Il sogno più grande di Branson si deve ancora realizzare: un viaggio nella spazio sulla navicella spaziale di Virgin Galactic, per guardare la terra da lassù e sperimentare l’assenza di gravità. Sarà lui, insieme a moglie e figli, il primo a salire a bordo, l’anno prossimo, quando il servizio sarà inaugurato. L’aeroporto spaziale è già pronto, nel deserto del New Mexico (disegnato dall’architetto britannico Norman Foster), e per lavorare al progetto sono stati reclutati i migliori ingegneri aerospaziali del mondo.

Da tempo Branson aveva espresso il desiderio di volare nello spazio e un giorno, ha raccontato, ricevette un invito da parte del presidente Gorbaciov che gli propose un viaggio su una nave spaziale russa, a una condizione però: «Voleva 60 milioni di dollari e pensai che non potevo sprecare così tanti soldi. Decisi di rendere questi viaggi accessibili, se non a tutti, almeno a molti. Ho iniziato a parlare con tecnici e ingegneri e a un certo punto tutto questo è diventato possibile. La Nasa e i russi hanno lavorato ai programmi spaziali per 50 anni e solo 500 persone finora sono andate nello spazio. Il motivo è che sono stati i governi a mandare avanti i progetti. Un’azienda privata come Virgin Galactic manderà nello spazio moltissime persone: i primi voli costeranno circa 200mila dollari, ma nel tempo i prezzi scenderanno. Del resto i primi voli di linea transoceanici, negli anni 20, costavano 250mila dollari».

Il volo sperimentale si è tenuto a maggio, superando la barriera del suono: il progetto è quindi entrato nella fase finale del collaudo.

***************Chi è Richard Branson********************

Negli Anni 70, a 20 anni, Sir Richard Branson fonda Virgin, inizialmente un negozio di dischi per corrispondenza, divenuto poi uno studio di registrazione e in seguito la famosa casa discografica. Oggi è Presidente del Gruppo Virgin, diventato uno dei più noti brand a livello mondiale, presente con le sue attività diversificate in tutto il mondo. Nel 1999 ha ricevuto dalla Regina d’Inghilterra il titolo di cavaliere (Sir) per i suoi meriti imprenditoriali.

Spirito avventuroso, ha tentato di battere numerosi record. Nel 1986 con la sua barca a vela è stato il più veloce di tutti i tempi ad attraversare l’Oceano Atlantico. L’anno dopo è stata la volta della traversata dello stesso Oceano in mongolfiera. Nel 2004 è stato il più veloce ad attraversare la Manica con un mezzo anfibio e lo stesso anno il più anziano a compiere lo stesso tratto in kitesurf.

Nel 2004 ha fondato Virgin Unite, organizzazione non profit che affronta i grandi problemi dell’umanità facendo leva soprattutto sulle persone che lavorano nel Gruppo Virgin. Nel 2004 ha riunito Nelson Mandela, Graça Machel and Desmond Tutu per formare The Elders, un gruppo di leader indipendenti che lavorano per trovare soluzioni sostenibili per le grandi emergenze globali. Nel 2010 ha lanciato la Carbon War Room, iniziativa che punta a raccogliere capitali e competenze per sviluppare l’innovazione e lo spirito imprenditoriale per affrontare il cambiamento climatico. Ha anche fondato in Sud Africa e in Giamaica i Branson Centers of Entrepreneurship.

*****************Virgin Group*******************
Il Gruppo Virgin, con sede a Londra e quotato in Borsa, conta 400 società in 34 Paesi, con un fatturato complessivo (nel 2011) di 21 miliardi di dollari e 50mila dipendenti. Le società nascono spesso da partnership, ma fanno sempre leva sulla notorietà del marchio e sulla reputazione personale del fondatore e proprietario Sir Richard Branson. L’approccio prevede che le società gestiscano il proprio business in autonomia, ma si supportino reciprocamentee condividano i valori fondanti.

Il Gruppo è attivo nel trasporto aereo (con Virgin Atlantic, Australia e America) e ferroviario, nell’intrattenimento e nell’hospitality, nella radio (Virgin Radio), nelle telecomunicazioni (Virgin Mobile), nella salute e benessere, nella finanza, nelle vacanze, nel turismo spaziale (Virgin Galactic) e nell’energia pulita. Si occupa anche di palestre (Virgin Active), casino online, viaggi in mongolfiera, editoria, voucher per regali, produzioni televisive, imballaggi, festival musicali, Internet, gare di Formula 1 e molto altro. L’attività filantropica è portata avanti da Virgin Unite. Virgin Galactic, posseduta da Branson e Aabar Investments PJS (con sede ad Abu Dhabi) è la società che offrirà nei prossimi mesi voli spaziali suborbitali per il mercato commerciale, con navicelle progettate e costruite ad hoc.

In Italia è molto presente Virgin Active, sbarcata nel 2004 e che oggi gestisce 25 centri fitness, ciascuno con una superficie minima di 4.500 metri quadrati.

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