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Verso la fabbrica digitale del futuro: tanti vantaggi, ma serve un approccio pragmatico e graduale

Dall’analisi dei dati di produzione con i sistemi MES al tracking degli asset, sono tante le tecnologie digitali che aiutano l’industria a diventare “smart”, ovvero più efficiente, automatizzata e sostenibile. Serve superare la tradizionale resistenza al cambiamento e affrontare in modo efficace i problemi, favorendo una transizione dolce alla cultura dell’innovazione. Parla Dario Esposito La Rossa, Senior IoT Consultant di Comarch Italia

26 Mag 2022

Domenico Aliperto

Un approccio pragmatico, integrato e modulare che consenta a qualsiasi tipo di organizzazione, anche a quelle meno strutturate, di cogliere in tempi rapidi i vantaggi della digitalizzazione e dell’applicazione delle soluzioni IoT ai processi di business: è questo ciò di cui hanno bisogno oggi le aziende italiane che puntano a trasformarsi in smart factory. Ma serve anche un catalizzatore per far convergere tutti gli sforzi secondo una strategia coerente.

«Superare la proverbiale resistenza al cambiamento per massimizzare il ritorno sugli investimenti e valorizzare gli incentivi messi a disposizione dal PNRR, infatti, vuol dire in primo luogo costruire una roadmap che abbia il pieno sostegno di CEO e capitani d’impresa». A parlare è Dario Esposito La Rossa, Senior IoT Consultant di Comarch Italia, software house specializzata nelle soluzioni di digitalizzazione dei processi di business.

Dario Esposito La Rossa

Senior IoT Consultant di Comarch Italia

Una nuova consapevolezza sul ruolo dell’IoT

«La pandemia ha creato un vero e proprio crinale rispetto al tema della digital transformation, costringendo gli operatori di diversi settori a ripensare il modo in cui hanno lavorato per anni», dice Esposito La Rossa. «L’implementazione di processi digitali gestibili anche da remoto e l’introduzione di elementi di automazione sono stati in alcuni casi l’unica risposta possibile ai lockdown e alle restrizioni imposte dall’emergenza pandemica. Ora è arrivato il momento di sistematizzare un cambiamento lungo un percorso che, una volta intrapreso, non è più reversibile».

Esposito La Rossa spiega come solo negli ultimi anni – e per l’appunto sull’onda della crisi innescata dal Covid – alcuni dei comparti strategici della Penisola, dal manifatturiero al farmaceutico, passando per quello logistico, abbiano cominciato a prendere davvero coscienza dell’importanza della trasformazione abilitata dalle tecnologie Internet of Things.

«Le cose sono cambiate, e oggi il mercato esprime in questo senso richieste per soluzioni sempre più rapide e dinamiche. Molti clienti, d’altra parte, si sono ritrovati spaesati nel nuovo contesto, e devono accelerare per riadattare i modelli organizzativi e di lavoro. Comarch, rispetto alla divisione IoT, spazia storicamente dall’ambito manifatturiero alla smart city, toccando anche i temi dell’efficientamento energetico. Ma il modo in cui il mercato si sta evolvendo ci ha portato a indirizzare l’attenzione prevalentemente sull’Industry 4.0, dove siamo in grado di esprimerci con soluzioni applicabili in contesti estremamente ampi».

Gli interlocutori di riferimento di Comarch ricoprono ruoli sempre più trasversali e interdipendenti: si va dal lean manager ai CIO, fino ai responsabili di produzione e innovazione, con riferimento anche agli obiettivi aziendali di sostenibilità e risparmio energetico. «Ma il dialogo è aperto anche con il top management e con gli imprenditori. Proprio perché in qualsiasi piano di trasformazione i progetti si dipanano in un numero sempre maggiore di ambiti, chi porta la bandiera del cambiamento deve essere necessariamente il CEO o il titolare, altrimenti il cambio di passo difficilmente sarà accettato. È quindi fondamentale confrontarsi con figure di taglio tecnico, ma non bisogna dimenticarsi che poi le decisioni strategiche vengono prese da altre persone».

Come cambiano le esigenze del settore manifatturiero

Si tratta quindi anche di creare la giusta narrazione, e individuare gli argomenti più adatti per convincere prima di tutto chi ha in mano il timone dell’azienda. «Parlare di prodotto in sé lascia il tempo che trova», dice Esposito La Rossa. «Soprattutto all’interno delle PMI, spesso manca la mentalità dell’innovazione come motore della crescita, e l’unico modo per fare breccia è portare esempi pratici, suggerendo soluzioni in grado di risolvere problemi concreti e attuali».

Come quelli che possono derivare nelle fasi di produzione dalla mancanza di dati accurati: spesso il demand planning non ha un riscontro preciso sulle informazioni a disposizione dell’azienda, ma si basa su grosse approssimazioni, che generano inefficienze o, nel peggiore dei casi, errori. «Sfruttando l’Internet of Things e l’approccio 4.0, l’applicazione MES di Comarch è invece capace di raccogliere dati qualificati sia attraverso la lettura del funzionamento dei macchinari, sia estraendoli dal lavoro giornaliero degli operatori attivi sulle linee di assemblaggio. La piattaforma riesce così a fornire riscontri accurati e in tempo reale, consentendo agli owner di processo e più generale all’organizzazione di essere più reattivi quando occorrono nuove strategie e interventi tempestivi nella gestione della produzione per assecondare le richieste dei clienti finali. Un altro esempio applicativo è quello dell’asset tracking», continua Esposito La Rossa. «In ambito logistico e manifatturiero la corretta gestione degli asset, in termini di identificazione e localizzazione degli oggetti e delle merci, è estremamente onerosa. Anche in questo caso, la nostra soluzione, Comarch Asset Tracking, permette di ottenere informazioni affidabili in tempo reale, ma questa volta sull’esatto posizionamento di ciascun asset all’interno degli stabilimenti. Diventa così possibile ottimizzare i processi di ricerca e di trasporto degli stock, migliorando anche l’impiego delle risorse umane e aiutando lo staff a lavorare meglio e in modo più sicuro. Tra l’altro, tutte le informazioni ricavate dalla piattaforma vanno a costituire una banca dati che nel tempo alimenta un sistema di analisi in grado di scovare eventuali colli di bottiglia e di risolverli proattivamente».

Per chiudere il cerchio, impossibile non citare l’impatto che l’approccio Industry 4.0 avrà per le imprese che puntano a ridurre la propria impronta ambientale. «Comarch Smart Metering contribuisce a raggiungere quest’obiettivo», rilancia Esposito La Rossa. «La soluzione rileva puntualmente i consumi di servizi di utilities e di materie prime (dall’aria compressa al gas, passando per i lubrificanti, ndr), non solo migliorando la visibilità sull’utilizzo effettivo delle risorse, ma anche misurando la richiesta energetica dei sistemi nell’ottica di valutare i costi relativi, stabilire la spesa energetico per singoli lotti di produzione ed eventualmente rispondere a standard normativi e agli audit di enti certificatori».

Un approccio integrato alla digitalizzazione: così nasce un ecosistema

Non è un mistero che nell’ambito dello Smart Manufacturing e dell’Industry 4.0 la parola d’ordine sia ecosistema. Il che implica la capacità dell’azienda e dei suoi partner tecnologici di superare la logica dei silos e progettare ambienti e processi il più possibile integrati sul piano digitale, anche in vista di ulteriori implementazioni future. «Assumendo questo punto di vista, il fil rouge di qualsiasi vera innovazione è oggi costituito dall’adozione di sistemi di intelligenza artificiale. L’obiettivo a tendere è la creazione di soluzioni di predictive maintenance e di quality management avanzato», precisa Esposito La Rossa. «L’ambito della qualità, in particolare, sta diventando cruciale nel mondo industriale. Le imprese manifatturiere hanno bisogno di sistemi che riescano a efficientare la raccolta degli input provenienti dalla produzione trasformando la data analytics in uno strumento che permetta di verificare la compliance e gli standard concordati con i clienti finali. Per fare ciò è necessario attivare e seguire roadmap differenti ma integrate, basate su tecnologie convergenti su sistemi capaci di recuperare informazioni, misure e dati che arrivino direttamente dai dispositivi e dai macchinari, riducendo al minimo essenziale il coinvolgimento della componente umana».

Innovazione tecnologica e consulenza: la ricetta di Comarch all’Industry 4.0

L’impegno di Comarch per aiutare i clienti a raggiungere questi risultati si esplica lungo due direttrici. Da una parte c’è il lavoro svolto sull’innovazione tecnologica. Il gruppo investe ogni anno circa il 15% del fatturato in R&D, dedicandosi soprattutto al miglioramento delle piattaforme di analisi dei dati e all’integrazione di algoritmi di AI nelle proprie soluzioni. «C’è poi il tema dell’adattamento della logica as-a-service alle esigenze peculiari dei clienti», aggiunge Esposito La Rossa. «Il mercato risponde con sempre maggiore interesse all’offerta cloud, ma noi dobbiamo continuare a fornire incentivi per dimostrare che si tratta di un modello vincente non solo sul piano dell’efficienza e della sicurezza, ma anche su quello dei costi».

L’altro binario è quello dell’attività consulenziale: fare cultura dell’innovazione e porre le basi per la creazione di un ecosistema vuol dire porsi nei confronti dei clienti non solo come fornitori di hardware e software, ma come partner qualificati con cui tracciare una roadmap personalizzata per il processo di digitalizzazione. «Nell’attuare la trasformazione digitale, Comarch predilige un approccio graduale», chiosa Esposito La Rossa. «In genere non avalliamo progetti che promettono di far compiere grandi salti dall’oggi al domani. Preferiamo accompagnare l’organizzazione che si muove a piccoli passi verso un concetto compiuto di Industry 4.0 attraverso la continua analisi dei processi e l’identificazione delle possibili ottimizzazioni lungo il percorso. Questo ci consente non solo di fornire prodotti e implementazioni di sistema in funzione dei reali fabbisogni del cliente, ma anche di abbracciare contemporaneamente più aspetti della digitalizzazione del business, conditio sine qua non per dare vita a una vera smart factory».

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Domenico Aliperto

Nato ad Aversa, studia a Milano, dove si laurea in Relazioni Pubbliche all’università IULM e comincia il percorso che lo porterà a diventare giornalista. Per i portali del gruppo Digital360 segue i temi dell’economia digitale e dell’innovazione tecnologica, viaggia, scrive e all'occorrenza fotografa. In passato ha collaborato con diversi quotidiani e magazine. Da sempre appassionato di narrativa e poesia, nel 2016 apre il blog Librimprobabili.com e nel 2017 pubblica con l'editore Biancaevolta il romanzo storico Non Conquistammo Che Sabbia.

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