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change management

Pomellato, così la CEO Sabina Belli ha guidato il noto marchio di gioielli verso il cambiamento

Entrata nel Gruppo nel 2015, la manager ha sostenuto un percorso di change management puntando su vision comune e coinvolgimento delle persone: «Se dietro alle strategie non c’è un desiderio collettivo, un sogno, non si riuscirà a ottenere i risultati che desideriamo raggiungere»

11 Mar 2019

Paola Capoferro

«La leadership può trovare la piena espressione nel cambiamento». Ad affermarlo è Sabina Belli, CEO di Pomellato dal 2015, che ha raccontato la sua esperienza alla guida del noto marchio di gioielli dal palco dell’ultima edizione del Leadership Forum di di Performance Strategies.

«Quando sono entrata in Pomellato ho capito che c’era bisogno di un nuovo slancio ed energia, era il momento di portare avanti una vera e propria trasformazione. È nato così il nostro percorso di change management: è stata abbandonata la tipica organizzazione piramidale a favore di quella circolare, creando degli ecosistemi che dal mio punto di vista dovevano essere l’elemento portante della trasformazione, dei gruppi di lavori trasversali, con talenti e competenze dedicati a progetti ben definiti, con obiettivi, timing e budget chiari, ma soprattutto con un livello di responsabilizzazione individuale e collettiva molto alto».

Sabina Belli

CEO di Pomellato

Questo passaggio ha rappresentato un vero e proprio momento di rinnovamento per il marchio, nato a Milano nel 1967 per mano del visionario figlio di orafi Pino Rabolini, che fa capo a Kering, il Gruppo che possiede 12 brand di lusso – tra cui anche Saint Laurent, Gucci e Bottega Veneta – presenti in 47 paesi, con un totale di circa 30 mila dipendenti. Prima dell’ingresso di Sabina Belli, il percorso era stato lineare, con le vendite concentrate in Italia e in Europa, stagnanti per circa 10 anni.

«Il secondo passo della nuova strategia è stato aprire le porte di Pomellato al resto del mondo (Stati Uniti e Asia) e uscire così da un confinamento europeo che aveva reso la società poco dinamica e performante negli ultimi anni. E un progetto ambizioso di business ha anche un obiettivo ambizioso: raddoppiare le vendite».

Il CEO di Pomellato ha colto l’occasione della trasformazione per porsi, e porre, alcune domande sull’identità del Gruppo e sulla vision. «Arriva per tutte le aziende un momento in cui strategie, teoria, obiettivi e budget non sono sufficienti da sole a condurre tutta l’organizzazione verso una nuova visione e verso il successo. Siamo partiti dal chiederci il motivo per cui ogni giorno andiamo in ufficio: questo ci ha portato attraverso passaggi successivi a renderci conto che creare, produrre e distribuire gioielli è un creare gioia».

Tutto questo ha permesso di mettere a fuoco il posizionamento del marchio Pomellato: “Il primo marchio globale di gioielli «prêt-à-porter», un inconfondibile stile anticonformista e un’esplosione di colore: il new-precious, per donne affermate e indipendenti. Pomellato offre gioia alle donne”.

«Nel mio ruolo di CEO e leader ho colto ispirazione da una frase di Antoine de Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire un battello fai prima nascere nel cuore dei tuoi uomini e delle tue donne il desiderio del mare”. Ho realizzato che si possono conoscere strategie, tecniche e avere quante più conoscenze possibili, ma se dietro non c’è un desiderio collettivo, un sogno, non riusciremo a ottenere i risultati che desideriamo raggiungere».

Ecco perché bisogna puntare sul team e sul suo successo, facendo leva sulle soft skill, che nel caso di Pomellato sono riconducibili a undici semplici parole chiave: storia, leggenda, individui, talenti, ecosistemi, valori, desiderio/sogno, professione, condivisione, energia, artigianato.

«La condivisione deve confluire verso il nostro orgoglio di artigiano. Bisogna però ricordarsi di non tralasciare gli aspetti operativi, che tuttavia non si sarebbero potuti mettere in circolo se prima non avessimo messo in piedi la nostra condizione collettiva sul perché. È qui che soft e hard skill si fondono dando vita all’espressione di una grande voglia di fare ed esserci».

E per Pomellato le hard skill sono quelle che ci aspetteremmo da un Gruppo che opera su scala internazionale e che ha diversi punti vendita nel mondo: marchio, prodotto, assortimento, prezzi, costi, geografie, punti Vendita, canali Distribuzione, Business Inteligence, formazione, risorse, pianificazione, produzione, proverei anche, logistica, sistemi informatici, finanza.

Le sei chiavi del successo del change management

«Mi piace rappresentare il cambiamento di Pomellato con una spirale del successo. Si parte dall’ascoltare: un tassello importantissimo, è umiltà e saper farsi nutrire, permette di comprendere e di raccontare. Segue rivelare, cioè far sì che si manifesti tutto ciò che esiste già: tutti i poteri che ci sono già nell’organizzazione vanno rivelati ascoltando ciascuno, con rispetto, fiducia, tirando fuori talenti, seguendo vision e sogni. È poi importante comunicare a tutti i livelli di organizzazione, energie, strategie e competenze. Tutti, nell’organizzazione, devono sapere cosa accade in azienda. Inoltre bisogna concordare: se da un lato il valore collettivo è importantissimo, dall’altro occorre prendere decisioni veloci e personali. Infine, occorre deliver, per rispettare il budget e rimanere fedeli all’obiettivo, e celebrare la gioia, il successo, la soddisfazione estrema di un gruppo che ha raggiunto ciò che si era prefissato».

In estrema sintesi l’obiettivo finale è creare una dinamica di effettiva positività in tutta l’organizzazione: «Bisogna creare una tensione positiva, una polarità in cui si genera una voglia collettiva. La tempistica dev’essere semplicemente un accompagnamento. Non si tratta di sconvolgere, si tratta di fare meglio ciò che si faceva abbastanza bene», conclude Sabina Belli.

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