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scenari

Le innovazioni che cambieranno il mondo

Gli americani le chiamano “disruptive technologies”, cioè tecnologie che permettono di fare un salto quantico, aprendo scenari inimmaginabili. Esperti e ricercatori ci portano in un futuro non troppo lontano, in cui il funzionamento del cervello è noto, i computer si indossano e si comandano con i gesti, la realtà è aumentata, le macchine si guidano da sole, gli atomi si possono manipolare

10 Mag 2013

Alessandro Longo

Andiamo verso una convivenza più profonda tra digitale e biologico, tra uomo e macchina, tra reti e mondo esterno. Tra noi e la tecnologia. È forse questo il senso complessivo delle principali rivoluzioni tecnologiche che si stanno affacciando in questo periodo e che, secondo molti esperti, saranno “disruptive”. Cambieranno tutto.

Computing applicato al biologico

E’ la prima delle innovazioni citate da Eric Schmidt, executive chairman di Google, in una recente intervista . Ma ricorre anche tra quelle indicate dal Mit di Boston, ad aprile. È la capacità di utilizzare la capacità analitica e computazionale ai sistemi biologici, per capire per esempio come funziona il cervello, per il sequenziamento del Dna. Ci sono numerosi progetti in corso, che si avvalgono di super computer, e dovrebbero portare a risultati entro i prossimi dieci anni. Saremo in grado di combattere meglio alcune malattie, ma anche di realizzare medicine personalizzate, più efficaci nei confronti di una specifica persona. Diventerà più affidabile anche l’analisi genetica prenatale. Sarà comune fare uno screening del Dna per sapere se siamo portati ad alcune malattie genetiche. Il cambio di passo, in questi ambiti, è dato dai nuovi super computer che affiancano chip grafici ai comuni processori.

Sistemi indossabili, machine to machine, gesture/eye control

«Le persone vogliono tecnologie sempre meno intrusive, vogliono i vantaggi della rete senza dover necessariamente portare un oggetto con sé. La convergenza finale è quindi quella di avere la tecnologia su di noi, invece che con noi», racconta al nostro sito Massimo Marchiori, noto matematico dell’università di Padova e uno dei padri dell’algoritmo alla base di Google. «Si va quindi senza dubbio verso sistemi indossabili; si realizzerà la promessa del wearable computing, degli e-tessuti. La miniaturizzazione farà passi avanti decisivi», continua. Un passaggio intermedio in questa direzione è dato probabilmente dagli smart watches (come Pebbles e quello che sembra verrà lanciato da Apple), pure citati dal Mit. Ma in questo solco c’è anche il machine to machine applicato alla persona: sensori sempre più invisibili per tenere sotto controllo i nostri valori vitali, i nostri consumi energetici, in generale il nostro stato di salute.

Se invece la chiave di lettura è la scomparsa dell’interfaccia- che diventa invisibile, abbattendo ogni barriera tra noi è il sistema- allora l’innovazione da guardare è il gesture e l’eye control. «Come si è passati dalla tastiera al touch, si passerà dal touch al gesture. Sarà una rivoluzione ancora più grande perché ancora più naturale e inoltre non richiede di essere sempre vicini all’oggetto con cui si interagisce», dice Marchiori. L’era del computing che si fonde con la vita, senza soluzione di continuità. Sarà ovunque intorno a noi. Ce ne avvarremo senza nemmeno accorgerci di stare interagendo con una macchina.

Una nuova intelligenza artificiale

I sistemi informatici finalmente ci capiranno davvero, senza sforzo. E, con noi, capiranno il mondo che ci circonda. Schmidt cita Google Now, che analizza tutti i dati concernenti una persona e riesce a dare suggerimenti su che cosa fare. “Come un amico”, secondo Schmidt. Altri lo chiamano “predictive computing” ed è l’evoluzione degli assistenti personali tipo Siri di Apple. Un mix di Big data, di cloud computing e di sistemi analitici renderanno i sistemi informatici sempre più capaci di aiutarci senza bisogno di una nostra richiesta. Del tipo, un avviso sul cellulare il cui senso è “attento, cambia strada perché c’è un ingorgo: rischi di perdere il treno”. L’app in questione arriva a formularlo perché conosce non solo la situazione del traffico ma anche l’orario di partenza del treno e la nostra intenzione di prenderlo. Cose che ha letto sul biglietto recapitato nella nostra casella di posta.

L’intelligenza artificiale comprenderà meglio il mondo circostante, con la visual recognition e la realtà aumentata. Anche in questo modo sarà di migliore aiuto per i nostri fini e attività. «L’estensione della rete al mondo reale passa per il riconoscimento del mondo stesso: capendo il mondo circostante, lo avremo in un certo senso connesso alla rete, a quel punto la realtà aumentata sarà veramente possibile. Avremo app o anche occhialini stile Google Glass che permetteranno di fare un altro salto rivoluzionario», dice Marchiori.

Alcuni la definiscono “deep learning” questa capacità accresciuta, della macchina, di comprendere il mondo fisico. Si arriverà al punto che i medici e gli ingegneri riceveranno aiuto e consigli in tempo reale da macchine in grado di comprendere quello che sta accadendo. In base a quello che vedono e/o alle informazioni di contesto che conoscono. Su questa strada si pone anche l’arrivo, tra 5-10 anni, delle prime auto che si guidano da sole, grazie a un’intelligenza artificiale in grado di capire gli eventi e di adattare le risposte in tempo reale. Come una persona. Non è un caso che Google sia in prima fila nella progettazione di un auto del genere.

Un maggior controllo sui materiali

I sistemi informatici e le logiche del digitale avranno potere crescente sul mondo fisico, anche grazie allo sviluppo delle nanotecnologie (nuovi materiali) e alla stampa 3D, notano sia il Mit sia Schmidt. Si arriverà al punto di poter stampare qualsiasi cosa, a partire dai giusti materiali, che magari non sono stati ancora inventati, sulla base di un algoritmo. Gli atomi saranno manipolabili, dalle finalità umane, (quasi) quanto i bit. E si arriverà a stampare interi organi: i ricercatori stanno facendo grandi passi avanti in questa direzione. A febbraio, quelli dell’università di Edimburgo hanno raggiunto il traguardo più importante: per la prima volta, sono riusciti a stampare un tessuto tridimensionale utilizzando cellule staminali. Biologico e nuove tecnologie trovano una fusione anche in questo senso.

I rischi

Ci sono tuttavia aspetti da tenere sott’occhio in questo percorso d’innovazione. Schmidt cita il “man vs machine”. Quando le macchine prenderanno un posto più importante nella nostra società, potrebbero soppiantare alcuni mestieri: è storia antica ma ora va verso un’accelerazione. Secondo Schmidt si risolve con un aggiornamento delle competenze professionali. Ma la società riuscirà a stare al passo? Soprattutto quella italiana, che già soffre particolarmente di un gap delle “digital skills”, come le chiama la Commissione europea? E’ affare per chi si occupa di politiche del lavoro.

Ma non c’è solo questo. L’individuo è destinato a diventare più trasparente nei confronti della macchina, per la crescita dell’intelligenza artificiale, per i Big Data che vengono aggregati su di noi, per lo sviluppo dei sensori. Chi controlla queste macchine (e i loro archivi) potrà accumulare un potere di conoscenza inedito nella storia dell’umanità: i giganti del web, le istituzioni che gestiscono smart city, le aziende che a vario titolo (anche di marketing) hanno accesso a queste informazioni… Trovare regole per armonizzare i diritti di riservatezza dell’individuo a questo mutato contesto è compito dei garanti della privacy e degli organi legislativi di ciascun Paese.

L’incognita è se le loro armi siano affilate abbastanza per evitare il tracollo della privacy, che- come sanno tutti i teorici del Grande Fratello- è il presupposto per tutte le libertà umane.

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