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ricerche

La sostenibilità aziendale come vantaggio competitivo

È ormai evidente come le “green practice” e la sostenibilità ambientale siano collegate alle performance e al successo di un’impresa. Si tratta di una sfida imprenditoriale e organizzativa sempre più importante, che le aziende italiane stanno iniziando
ad affrontare. Una Ricerca dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano analizza stato dell’arte e nuovi sentieri di sviluppo

16 Set 2014

Vittorio Chiesa e Francesco Utizi, Energy & strategy group, Politecnico di Milano

Fino a pochi anni fa era diffusa la convinzione che l’attenzione verso l’impatto ambientale rientrasse nella Responsabilità Sociale dell’impresa, con risvolti puramente giuridici o persino etici e morali, scollegando invece possibili impatti sul modello di business e sulle aspettative del mercato. Oggi, invece, le aziende hanno la consapevolezza che esiste un legame crescente tra le green practices ed il successo. In breve, la sostenibilità cessa di essere meramente ambientale ed allarga i suoi confini al modello di business “sostenibile” dell’impresa.

Diversi aspetti stanno portando ad un crescente interesse verso questo tema ed all’incremento costante degli investimenti. Fra questi, la sensibilità delle stesse imprese, l’esigenza di adeguamento all’evoluzione normativa (sempre più frequente e stringente in questi anni), la necessità di aumentare la qualità dei prodotti e la contemporanea riduzione dei costi necessari per la loro produzione, il miglioramento dell’immagine e della reputazione agli occhi di consumatori, sempre più sensibili all’evoluzione ambientale e, infine, le nuove opportunità di mercato.

Il progetto di ricerca “GreenTech” dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano vuole definire la rilevanza del tema della sostenibilità ambientale per le aziende in Italia e le conseguenze che questa nuova sfida imprenditoriale sta provocando sui mercati. Più di 80 sono le imprese che hanno preso parte all’indagine, afferenti ad oltre 10 diversi macrosettori.

In totale, il campione raccoglie un volume d’affari pari a circa 42.5 miliardi di euro ed impiega un totale di oltre 125.000 addetti.

Green practice: una definizione
Obiettivo dell’indagine è stato innanzitutto quello di fornire il reale significato del tema “green practices in azienda” che, inteso come quella serie di strumenti e assetti organizzativo/gestionali volti a ridurre l’impatto dell’attività dell’impresa sull’ecosistema e ad implementare una strategia orientata alla sostenibilità ambientale, assume declinazioni specifiche ancorché dai contorni ancora sfumati, riconducibili in sostanza a 5 aree di attività:
• produzione di energia da fonti alternative;
• recupero di scarti e prodotti;
• ottimizzazione della logistica;
• innovazione di prodotto;
• efficienza nei processi produttivi e/o nelle strutture di staff.

L’evidenza empirica delle analisi condotte ci dice come tra le green practice implementate, la ricerca dell’efficienza (energetica in particolare) nei processi produttivi core e/o nella gestione delle facilities di supporto rappresenti l’obiettivo dei principali progetti implementati o in fase di implementazione dalle aziende italiane, seguita subito dopo dal concetto di “recupero” di scarti e prodotti (o parti di essi) imperfetti o obsoleti.

Andando sui numeri e sui risultati, circa l’82% delle aziende intervistate vede il tema della sostenibilità come una opportunità per la ricerca sia dell’efficienza delle strutture produttive e di staff (circa 82,5%), che di un miglior impiego dei prodotti e dei componenti in un ottica di recupero/ riciclo; l’impiego di fonti rinnovabili rimane presente nell’agenda delle aziende anche se con minore commitment.

Andando più nel dettaglio, l’efficienza nell’impiego di fattori produttivi e nell’ottimizzazione energetica ed ambientale delle facilities ha una rilevanza predominante nel 59% dei casi (34% efficienza, 25% recupero). In particolare il tema del recupero e del riciclo è il secondo in termini di importanza relativa e viene visto come importante opportunità di cost reduction. Da notare come l’impiego di fonti rinnovabili, anche a causa delle recenti evoluzioni normative che non stimolano l’economicità di investimenti in tal senso, appare come la green practice verso la quale le imprese sono oggi meno sensibili.

Il principale driver che muove le scelte delle aziende in questa direzione è relativo a policy e scelte interne dell’azienda, a testimonianza di un interesse e di una consapevolezza crescenti verso il tema della sostenibilità. Tuttavia fattori esterni come l’evoluzione normativa, o l’evoluzione delle dinamiche di mercato o delle mosse dei competitor rimangono di notevole importanza.

Il 75% delle aziende intervistate, tra gli obiettivi raggiunti, pone la compliance normativa e/o l’ottenimento di specifiche certificazioni come il principale risultato raggiunto. Interessante è anche come l’ottenimento di premi e riconoscimenti specifici e di settore relativi alla sostenibilità ambientale sia un fattore rilevante e citato da circa il 34% delle aziende.

Gli obiettivi futuri ed i relativi investimenti continuano ad andare proprio in questa direzione: ovvero le aziende tendono a porsi in maniera sempre più proattiva nei confronti delle tematiche green e della sostenibilità, in modo da trasformare ciò che prima veniva visto come un mero costo fisso, in una opportunità di investimento dal ritorno rilevante.

Il tema della ricerca dell’efficienza e del miglioramento dei processi in un’ottica di cost saving è considerato il principale obiettivo futuro delle aziende analizzate. Tuttavia l’incrocio tra sostenibilità e creazione di nuove opportunità di mercato attraverso il lancio di nuovi prodotti con caratteristiche intrinseche ed estrinseche di sostenibilità vede aumentare la sua importanza nel prossimo futuro.

Crescono i budget dedicati
La sostenibilità ambientale, dunque, appare sempre di più come un elemento strategico in grado di innescare nuove dinamiche competitive e di giocare un ruolo cardine nella competizione.

A questo fine le risorse fisiche ed economiche che le aziende assegnano sono sempre più oggetto di controllo e presidio benché con gradi di accuratezza diversi. In particolare solo 18 aziende su 80 dichiarano di non avere un budget specifico dedicato alle tematiche in oggetto (meno del 23%). Tra quelli che dichiarano di avere un budget dedicato (62 imprese), ben 40 dichiarano di riuscire ad allocare il budget non sul generico fronte della sostenibilità, ma per specifici progetti il cui controllo, tuttavia, non ricade su strutture dedicate ma sulla direzione aziendale. Infine, sono 22 le aziende che oltre a risorse economiche specifiche, governano un relativo processo di ripartizione, pianificazione e controllo.

Non essendo trasparente a livello di bilanci civilistici la quota di investimento dedicata alle tematiche Green, appare difficile individuare un ammontare che possa fornire un ordine di grandezza complessivo degli investimenti e della spesa del campione.

Tuttavia è stato possibile indagare il sentiment complessivo in termini di crescita attesa degli investimenti. In particolare ben il 49% delle aziende intervistate ha aspettative di crescita degli investimenti e di queste, quasi il 70% prevede incrementi superiori al 5%.

Le aree aziendali coinvolte
Partendo dal modello della catena del valore le aziende hanno indicato uno o più aree per la collocazione delle green practice implementate. All’interno della stessa area poi sono state indicate le singole pratiche di dettaglio.

Le green practice applicate da quasi il 60% delle aziende afferiscono all’area Corporate (es.: green mission, sistemi di reporting strutturati, etc.) ed Operation (recupero scarti, energy management, etc.). L’ICT non viene ancora percepito come possibile ambito di applicazione e sviluppo di pratiche green. Nell’ambito Corporate, la definizione della green mission è il punto di partenza per il 66% delle aziende intervistate, mentre oltre la metà delle aziende ha lavorato/sta lavorando all’implementazione di strumenti di misurazione e controllo sia dell’impatto ambientale di uno o più processi core che della redditività degli investimenti relativi alla sostenibilità ambientale.

La gestione degli scarti, passando alle Operation, viene vista non solo come necessaria attenzione allo smaltimento, ma anche come opportunità di ottimizzazione dei processi produttivi al fine della loro minimizzazione e di un loro possibile recupero. Il tema del contenimento delle emissioni dei gas serra emerge con particolare importanza non solo grazie al focus che l’Automotive da sempre pone sulla tematica del contenimento delle emissioni (comparto dal peso importante all’interno del nostro campione), ma anche di tutte quelle industrie di processo, sia piccole che di dimensione maggiore, che in anni più o meno recenti si sono trovate a gestire questa criticità e sono state in grado di trasformarla in un fattore critico di successo.

La ricerca ha investigato la struttura organizzativa dell’impresa per individuare la presenza o meno di una funzione dedicata al presidio di questo tema per capire il riconoscimento della stessa da parte delle altre funzioni. Il risultato è stupefacente, tanto da far emergere veri e propri sentieri di sviluppo organizzativi.

Le imprese italiane sono ancora distanti da un presidio efficace della sostenibilità attraverso strutture stabili e dedicate, tanto che solo nel 40% dei casi osservati è presente in azienda una struttura organizzativa dedicata a queste tematiche. Ancora poche sono le aziende che hanno sviluppato figure e professionalità specifiche come l’Environmental Manager, il Sustainability Manager o l’Energy Manager. In molti casi, è proprio un evoluzione del ruolo del Responsabile Qualità (QHSE) l’alfiere della sostenibilità.

Le aziende più strutturate e sensibili alle tematiche di sostenibilità presentano una struttura organizzativa molto snella e costituita per lo più di 2-3 risorse dedicate. Quasi il 60% delle aziende mantiene la competenza allocata su più soggetti o non presidia il tema con ruoli specifici. Nelle aziende meno strutturate le responsabilità in materia di sostenibilità sono disperse nell’organizzazione senza avere un presidio dedicato. Negli altri casi, la gestione ed il controllo organizzativo sono demandate alle singole funzioni dove tuttavia le tematiche green non rappresentano la “core activity”. È rilevante sottolineare come una parte importante del campione non ha ancora realizzato strutture organizzative dedicate o sistemi di misurazione dedicati alle performance ambientali.

In sostanza, all’aumentare del commitment verso i temi della sostenibilità, evolve la struttura organizzativa di pari passo. Tuttavia ben il 42,5% delle imprese appare “stuck in the middle”: ovvero non in grado ancora di dotarsi di quegli strumenti tecnici in grado di anticipare il cambiamento. Visto in valore, in particolare, il gap tra le piccole e medie imprese e quelle più grandi appare ancora estremamente rilevante. Tuttavia proprio le imprese di dimensione maggiore, sono quelle da cui ci si aspetta quel salto organizzativo per governare con efficacia l’innovazione.

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