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Ricerche

L’innovazione vincente nella media impresa italiana

Esiste la ricetta per un’innovazione vincente, in grado di garantire competitività e successo? E se sì, quali sono le sue caratteristiche? L’innovazione aperta che sempre più si sta affermando nelle economie avanzate può diventare un volano per il recupero di competitività delle aziende italiane? A queste domande ha cercato di rispondere la Fondazione Human+ attraverso il progetto “Diffondere l’Open Innovation”. Intervista ad Alberto Carpaneto, direttore della Fondazione.

25 Mar 2013

Alessandro Longo

Dodici buone pratiche di innovazione italiana. E’ quanto ha scoperto la Fondazione Human+, nella ricerca “Diffondere l’Open Innovation”, con la collaborazione del Politecnico di Torino e della Camera di Commercio di Torino, che monitora 450 aziende sul territorio della provincia. Queste vanno dai 30 ai 300 dipendenti e coprono un po’ tutti i settori. I risultati della ricerca saranno pubblici il 14 maggio, in un convegno dedicato, a Torino, ma è possibile anticipare alcune evidenze: ce ne parla Alberto Carpaneto, direttore della Fondazione.

Ci tolga subito una curiosità: c’è una ricetta per un’innovazione vincente? L’avete scoperta?

Come ci aspettavamo, non c’è una ricetta vincente. Dalla ricerca emerge che ci sono diversi modelli per essere innovativi. E li abbiamo censiti.

E quali sono?

Sono una 15ina. Premettiamo che abbiamo cercato, nell’analisi, aziende indipendenti, escludendo quindi quelle che fanno parte di gruppi più grandi. In questi casi infatti i processi di ricerca e sviluppo possono essere allocati nella capo gruppo e non sono immediatamente identificabili. Abbiamo quindi usato una griglia di lettura della realtà, da cui sono emersi vari modelli. Alcune aziende fanno solo innovazione di prodotto. Altri la combinano con l’innovazione di processo, produttivo e distributivo. Un modello più raro è quello che affascina di più: l’innovazione sistemica. Aziende che come giocolieri riescono a tenere in equilibrio le tre innovazioni, di processo, di prodotto e anche della struttura societaria. Cambiano l’azienda per poter andare all’estero, cercano soci, aprono nuove sedi. Ma questa è solo una strada dell’innovazione. Un’altra riguarda il modo in cui l’azienda usa il network.

E come funziona un network innovativo?

Abbiamo visto modelli di innovazione client-driven. Cioè le aziende sviluppano l’innovazione in collaborazione con il cliente. Sono all’avanguardia nel loro settore e quindi certi clienti vanno da loro per fare progetti speciali; attività che sono quasi di ricerca e sviluppo. E lo fanno assieme, azienda e cliente. Non è finita. Nell’uso del network, c’è anche l’innovazione di filiera. Coinvolge non solo i clienti ma anche i fornitori, produttori, consulenti e persino i concorrenti.

Come ci riescono?

Non è banale. Per prima cosa devono avere il giusto capitale sociale: una rete di clienti e fornitori fidelizzati. Disposti a investire, lavorare sulle frontiere. Rischiare con te. Perché non dimentichiamo che fare innovazione significa rischiare l’insuccesso.

Facciamo alcuni esempi di aziende innovative

Ci siamo concentrati su dodici aziende. E’ quindi una ricerca qualitativa, non quantitativa. Una stessa azienda inoltre può adottare diversi modelli innovativi a seconda di quello che fa. Con queste premesse, un esempio è l’azienda Criotech, di impiantistica, nel settore della criogenia, dove si trasportano gas portandoli a bassissime temperature. La loro innovazione è che sono i soli in Europa a produrre il jacketing (contenitore di un fluido) per cavi superconduttori per la fusione nucleare. Questo ha permesso a Criotech di ottenere due importanti commesse pluriennali legate al progetto internazionale ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor).

Facciamo un altro esempio, nell’ambito dell’information technology

Parliamo di Poker. Sono partiti con molto anticipo, rispetto al mercato, con un’offerta che includesse prodotti open source per applicazione gestionali. A spingere l’innovazione sono i concorrenti e le esigenze dei clienti. I vertici e i tecnici dell’azienda monitorano le novità sul mercato dei produttori di software, infatti. Un ruolo importante è svolto anche dal mondo dell’open source, che, con un approccio innovativo, influenza la modalità di lavoro di Poker, la orienta ad una filosofia di lavoro collaborativo in rete e crea occasioni di scambio per tutta la comunità degli sviluppatori. La capacità di ascolto del cliente è inoltre fondamentale per generare innovazioni sostenibili e adatte al mercato. Poker fa anche innovazione di processo.

In che cosa consiste?

Alcuni dipendenti svolgono la funzione di “esploratori” del mercato alla ricerca di novità, ricoprendo di fatto il ruolo di “technology gatekeeper”. Poker non ha una struttura dedicata alla ricerca e sviluppo, ma tutto il personale tecnico (soci inclusi) è coinvolto nel generare conoscenza e innovazione, anche non immediatamente trasferibile in prodotti e soluzioni commerciali, grazie a un budget dedicato e pari a circa il 15 per cento del fatturato. Particolare attenzione viene dedicata infine alla condivisione delle competenze, allo scambio fra diversi team di progetto, al training interno delle risorse (knowledge management).

Ma non c’è un fattore comune a tutte le aziende innovative?

No e non credo che esista. Ci sono diverse strade per innovare. Quelle seguite dalle aziende qui analizzate sono buone pratiche trasferibili su tutto il territorio nazionale, certo; ma non è detto vadano bene per altre aziende. A volte le innovazioni falliscono appunto perché sono “copiate”. Il requisito per innovare è conoscere molto bene se stessi. Se si copia magari si cerca di trapiantare un modello che non si adatta alle proprie caratteristiche.

Proviamo però a dare un consiglio a chi vuole essere innovativo

Essere aperti all’esterno. Questo vale soprattutto per le pmi italiane. Ed è a volte l’unica strada per contenere i costi e acquisire know how. Ma a le pmi non lo fanno per paura di perdere un vantaggio competitivo o di essere acquisite.

Non è un timore fondato?

Sì, ma bisogna tenere un equilibrio tra le due cose: aprirsi e tutelarsi. È molto difficile. E anche le aziende analizzate ci riescono solo in varia misura.

****Le aziende innovative considerate nella ricerca****

Amet, azienda di ingegneria specializzata nella progettazione avanzata di prodotti meccanici e meccatronici;

Blue Engineering, che opera nel campo della progettazione, simulazione e calcolo di componenti o sistemi per il settore transportation;

Corona, uno dei pochissimi produttori italiani di circuiti stampati multistrato per l’elettronica;

Criotec, leader in Italia nell’impiantistica industriale nel settore della criogenia e dell’alto vuoto;

Delgrosso, industria di componentistica auto che produce sistemi filtranti per autoveicoli con il marchio Clean Filters®;

Ergotech, che realizza sofisticati componenti in materiale termoplastico per il mercato mondiale automotive, biomedicale, home appliances, elettrico, elettronico;

Inkmaker che costruisce chiavi in mano e in tutto il mondo impianti e sistemi di dosaggio del colore per produttori di vernici, inchiostri e stampatori industriali;

Lma, realtà industriale attiva nella produzione di componenti meccanici di precisione per il mercato aerospaziale;

PLM Systems, che offre servizi di consulenza e informatica alle aziende manifatturiere per l’ottimizzazione del processo di sviluppo dei prodotti;

Poker, software-house che propone soluzioni e applicazioni informatiche di livello avanzato per le imprese;

SEA Marconi, società di servizi sostenibili per l’energia e l’ambiente, con un know-how avanzato frutto di investimenti in ricerca & sviluppo;

Synterloy, azienda industriale specializzata nella produzione dei metalli duri tramite sinterizzazione.

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