INTERVISTA

Intesa (an IBM Company): «La trasformazione digitale è all’insegna della semplificazione»

«Spesso ci si limita a intervenire su una o poche aree reputate molto critiche, e invece serve un’ottica di medio periodo e una revisione “light” di tutti i processi, integrando competenze IT e delle Linee di Business», spiega Emilio Baselice, DG della società del Gruppo IBM. «Le aree in cui le aziende sono più attive sono onboarding, logistica e ciclo passivo»

Pubblicato il 23 Nov 2017

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La digital transformation fa bene alle aziende. La tendenza è confermata anche da uno studio recente di Oxford Economics condotto su 3mila executive in 17 Paesi. Le realtà che hanno avviato importanti processi di trasformazione hanno visto crescere sensibilmente la propria quota di mercato (nell’85% dei casi), hanno sperimentato una maggior redditività (80%) e la digital transformation viene indicata tra i 3 fattori più importanti per l’aumento delle vendite, indipendentemente dal settore di riferimento o dalle dimensioni dell’azienda.

«C’è consapevolezza sul fatto che la trasformazione digitale non è un’opzione: è una strada obbligata – commenta Emilio Baselice, Direttore Generale di Intesa (an IBM Company) –. Oggi il vero problema è, piuttosto, come realizzarla a fronte di un’infrastruttura consolidata e di investimenti stratificati sul legacy». Un dilemma importante per i CIO e anche per molti CEO, perché è impossibile affrontare questa rivoluzione senza le competenze e la vision necessarie. Impensabile fare tutto da soli.

«Occorre rivolgersi a partner che abbiano expertise non solo tecnologiche ma anche di processo e che conoscano anche le normative internazionali, locali e settoriali. Intesa è avvantaggiata dalla profonda comprensione dei processi di filiera, maturata nei 30 anni in cui ha operato nell’universo EDI. Questo non significa che conosciamo i processi verticali di tutti i nostri clienti, però lavorando insieme a loro e acquisendo le loro logiche di processo, siamo in grado di accompagnarli nel percorso di trasformazione, nell’ottica della semplificazione dei processi. Molti fanno teoria sulla digital transformation ma pochi sono in grado di aiutare le organizzazioni a realizzarla end-to-end».

Un approccio “a processo”

Gestione digitale dei processi aziendali, fatture elettroniche, archivi a norma ma anche firma digitale e PEC (Posta Elettronica Certificata). Intesa offre soluzioni focalizzate sull’universo dei rapporti tra imprese (B2B) ma fornisce anche tecnologie e servizi di backend, utile supporto nella trasformazione digitale dei processi che si rivolgono ai clienti o ai fornitori impegnati, a loro volta, a erogare servizi ai clienti finali (B2B2C).

Lo fa, spiega Baselice, «con un approccio volutamente “agile”, attraverso un substrato di workflow facilmente integrabili all’interno dei processi aziendali. «Intesa ha un approccio a processo, il cliente si appoggia a noi per essere supportato nella digital transformation contenendo gli investimenti relativi. Accanto a questo, però, offriamo anche la possibilità di utilizzare piccoli componenti tecnologici pre-configurati disponibili in cloud, come uno script o una marcatura temporale, utilizzabili immediatamente».

Le tecnologie del futuro prossimo: il cloud come servizio “atomico”

Ci sono alcuni indirizzi tecnologici che, a detta di Baselice, le aziende non possono trascurare nel loro percorso evolutivo attuale. «Le Blockchain, anzitutto, in un’ottica di transazioni decentralizzate, trasparenti, sicure e immutabili; poi il Cloud, inteso non solo come supporto infrastrutturale, ma come cloud di servizio, dove i servizi sono disponibili in modo atomico e fruibili come app. E infine, l’Internet of Things: l’integrazione di informazioni provenienti dal mondo esterno all’interno dei processi; queste tre tecnologie potenzieranno la capacità di analisi dei dati (analytics) e l’intelligenza aumentata, rendendo i processi sempre più precisi e personalizzabili sulla base delle esigenze del cliente. Tuttavia necessitano di processi preventivamente digitalizzati per poter esprimere al massimo il proprio valore».

Mancano (e mancheranno) le competenze digitali

Un aspetto con cui bisogna fare i conti, però, è la cronica carenza di risorse formate e competenze digitali, sia all’interno delle organizzazioni clienti che lato vendor. «Manca una conoscenza approfondita delle tecnologie – spiega Baselice – e, soprattutto, una visione a 360 gradi dei processi. Spesso la digital transformation è incentrata sulla revisione di una o poche aree reputate particolarmente critiche, mentre servirebbe adottare un’ottica di medio periodo e una revisione light, leggera, di tutti i processi. Ecco perché la spinta alla trasformazione deve arrivare dall’integrazione delle competenze IT con quelle delle Line Of Business».

 I settori più dinamici: banche, telco, finance, utility e logistica

Ma quali sono le aziende che, più di altre, si dimostrano “sensibili” alle strategie di revisione digitale dei propri processi? «Le più attive sono, nella nostra esperienza, quelle che promuovono l’onboarding digitale dei clienti, ovvero banche e società che operano nel finance e poi assicurazioni, telco e utility. La possibilità di acquisire nuovi clienti in modalità digitale costituisce uno dei principali driver della trasformazione; tutti i settori dove c’è un B2C massivo hanno la necessità di contrattualizzare in modo molto più snello, rapido e nativamente digitale».

Anche la logistica sta attraversando un momento d’oro: «La digitalizzazione di tutta la documentazione, integrata con gli elementi d’informazione che si generano lungo il tragitto – e che sono facilmente reperibili grazie all’impiego massiccio dei sensori IoT – assicura risparmi consistenti, con casi anche piuttosto eclatanti come la gestione intelligente della catena del freddo. Certo un’accelerazione è data anche da alcune normative settoriali: si pensi, per esempio, alla PSD2, che promuove il concetto di “banca aperta” a tutti gli altri intermediari dei servizi».

Altra area “in fermento”, conclude Baselice, è la digitalizzazione del ciclo passivo perché «le organizzazioni hanno la necessità di integrare le fatture nel back office svincolandole dalla carta, con benefici evidenti come la riduzione dei tempi di elaborazione dei dati e l’azzeramento degli errori».

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