RICERCHE E STUDI

Crescita record per il mercato dell'Intelligenza Artificiale in Italia: +52% in un anno

L’ultimo report dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano evidenzia un incremento significativo del giro d’affari legato all’AI nel nostro Paese. Il rovescio della medaglia sono i 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti che saranno sostituiti dall’automazione entro 10 anni

Pubblicato il 02 Feb 2024

L’Intelligenza Artificiale in Italia sta vivendo un periodo di crescita esponenziale: nel 2023, il mercato ha registrato un incremento del 52%, raggiungendo un valore complessivo di 760 milioni di euro. Si tratta di un incremento particolarmente significativo rispetto all’aumento comunque notevole (+32%) ottenuto al termine del 2022.

Sono queste le evidenze emerse dai dati dell’ultimo report dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentate durante il convegno “AI al centro: novità, applicazioni e regole”, che racconta l’adozione su larga scala delle tecnologie basate sull’AI e dà un’idea di come tutto ciò impatterà sul lavoro.

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«La maggior parte degli investimenti riguarda soluzioni per l’analisi e l’interpretazione dei testi. Tuttavia, c’è un grande interesse anche per la Generative AI – sottolinea Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Due terzi delle organizzazioni hanno già discusso internamente delle applicazioni della Generative AI e un quarto ha avviato una sperimentazione (il 17% del totale – ndr). Nonostante ciò, l’avvento della Generative AI non sembra essere la soluzione per colmare il divario nell’adozione dell’IA tra le grandi organizzazioni».

Alessandro Piva

Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano

Gli italiani e l’AI

Ma qual è la percezione degli italiani quando si parla di Intelligenza Artificiale? Nel 2023, quasi tutti i nostri concittadini (98%) erano a conoscenza dell’esistenza dell’AI e oltre un quarto (29%) ha sostenuto di possedere una conoscenza medio-alta in materia.

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Ma, nonostante l’elevato interesse, c’è ancora parecchia confusione: tre quarti degli italiani hanno sentito parlare di ChatGPT e 1 su 4 ha dichiarato di aver utilizzato questa piattaforma almeno una volta. Solo il 57%, però, conosce il termine “Intelligenza Artificiale Generativa“.

Se parliamo dell’impatto che l’Intelligenza Artificiale può avere sul lavoro in Italia, un significativo 77% dei nostri connazionali (+4% rispetto al 2022) guarda con preoccupazione all’IA. Ma ad essere categoricamente contrario alla sua introduzione nelle attività professionali è una fetta relativamente piccola della popolazione: il 17%.

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«Da parte della comunità scientifica è doveroso guidare il percorso di adozione dell’AI e dell’AI Generativa in particolare, cercando di evitare la fase di disillusione che solitamente caratterizza il processo di adozione di nuove tecnologie – spiega Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. A questo riguardo, sono tre le principali criticità che riguardano oggi l’AI. Anzitutto, poter garantire che i risultati dei sistemi di AI siano corretti e, tipicamente, si parla di robustezza. In seconda battuta, poter garantire che le decisioni prese siano spiegabili alle persone, e in questo caso si parla di explainability. Infine, ma non da ultimo, certificare che i sistemi di AI rispettino le regolamentazioni Europee e che i rischi potenziali siano mitigati. Come Politecnico di Milano, tramite il Partenariato Esteso FAIR, stiamo portando avanti la ricerca in ambito Adaptive AI proprio per dare risposta a queste sfide».

Nicola Gatti

Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence

L’Intelligenza Artificiale e gli effetti sul lavoro in Italia

Secondo l’Osservatorio, gli effetti sull’occupazione saranno indubbiamente rilevanti. Attualmente, in Italia, l’Intelligenza Artificiale ha la capacità di automatizzare il 50% dei “posti di lavoro equivalenti”, un potenziale finora sfruttato solo in minima parte. Tuttavia, entro i prossimi dieci anni, le nuove competenze delle macchine potrebbero sostituire il lavoro di 3,8 milioni di persone nel nostro Paese.

«Quest’anno l’Intelligenza Artificiale ha compiuto progressi significativi anche in Italia – afferma Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Il mercato è in rapida crescita e quasi tutti gli italiani hanno sentito parlare di AI. Tuttavia, c’è ancora molta confusione e preoccupazione riguardo a questo settore. Bisogna considerare che le previsioni demografiche indicano un deficit di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti entro il 2033, a causa dell’invecchiamento della popolazione. In questa prospettiva, l’automazione di 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti appare quasi come una necessità per risolvere un problema crescente, più che un rischio. Tuttavia, solo prestando attenzione alle nuove esigenze dei lavoratori, alla formazione e a una giusta redistribuzione dei benefici, la società sarà in grado di trarre valore dallo sviluppo dell’IA».

Giovanni Miragliotta

Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things, Politecnico di Milano

Il mercato dell’AI italiano dominato dalle grandi imprese

Il mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia è dominato per il 90% dalle grandi aziende, con le restanti quote divise equamente tra le PMI e il settore pubblico. La maggior parte del mercato italiano (29%) si concentra su soluzioni per l’analisi e l’estrazione di dati, seguito da progetti di interpretazione linguistica (27%), sistemi di raccomandazione personalizzati (22%), analisi di video e immagini (10%), sistemi di orchestrazione dei processi (7%) e AI Generativa (5%).

La spesa media per l’Intelligenza Artificiale nel nostro Paese vede in testa i settori di telecomunicazioni, Media e assicurazioni, seguiti da energia, risorse, servizi pubblici, banche e finanza. La maggior parte degli investimenti che riguardano l’Intelligenza Artificiale in Italia è rivolta a soluzioni per l’analisi e l’interpretazione dei testi, la ricerca semantica, la classificazione, la sintesi e la spiegazione dei documenti o gli agenti conversazionali tradizionali.

Le grandi imprese che hanno discusso dell’utilizzo della GenAI internamente sono due terzi del totale e quelle che hanno intrapreso progetti di AI sono il 61%, almeno a livello sperimentale – percentuale che nelle PMI scende al 18%, con un incremento di 3 punti percentuali rispetto all’anno scorso e che per l’AI generativa si abbassa al 7%. Sempre nelle grandi aziende, il 37% di quelle che non hanno ancora progetti di IA pianifica di avviarli nei prossimi 12 mesi. In generale, c’è un aumento delle iniziative formative sul tema.

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