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“Internet cambia l’Italia”, un convegno a Roma fa il punto sull’Agenda Digitale

Digitalizzazione e rinnovamento della Pubblica Amministrazione, sanità elettronica, e-commerce, didattica, start up: queste le parole chiave del primo forum…

16 Apr 2012

Digitalizzazione e rinnovamento della Pubblica
Amministrazione, sanità elettronica, e-commerce, didattica,
start up: queste le parole chiave del primo forum annuale Italian
Digital Agenda
, dal titolo “Internet cambia
l’Italia”, organizzato l’11 aprile a Roma,
all’Auditorium Parco della Musica, da Confindustria
Digitale.

Scopo dell’incontro era fare il punto della situazione
sullo stato del Paese sui temi della digitalizzazione, in
particolare sulle nuove iniziative in merito di Governo, Regioni
ed Enti Locali.

A Stefano Parisi è spettato il compito di presentare il piano di
Confindustria Digitale, di cui è presidente, sintetizzabile in 5
punti: aumentare i servizi sul web sia della PA che dei privati,
sviluppare gli investimenti nella rete e nel cloud, spingere
sull’innovazione e sulle startup, affrontare il tema
dell’ecosistema Internet, valorizzando i contenuti,
formazione per i non nativi digitali.

“Il completo switch off verso il digitale della PA – ha
spiegato Parisi – può contribuire all’azione di spending
review, riducendo finalmente la spesa pubblica annua in modo
strutturale e recuperando risorse per oltre 56 miliardi di euro.
La maggior disponibilità di servizi pubblici e privati on line
consentirebbe un risparmio di circa 2.000 euro l’anno a
famiglia. Se le imprese italiane raddoppiassero gli investimenti
in Ict, si avrebbe una crescita della produttività tra il 5 e il
10%. Se dunque, come sta accadendo nei principali paesi, lo
sviluppo dell’Internet economy diventerà anche da noi il
centro delle politiche per la crescita, il contributo
all’aumento del Pil potrebbe essere dell’ordine del
4-5% nei prossimi tre anni”.

Messaggi ribaditi anche da Corrado Passera,
Ministro per lo sviluppo economico, infrastrutture e trasporti,
che ha ribadito l’importanza dell’Agenda
Digitale come acceleratore della competitività d’impresa
che si ottiene solo attraverso una maggior coesione
sociale
. Presente anche, il ministro dell'Istruzione
dell'Università e della Ricerca, Francesco Profumo, che ha
affermato che il Miur stanzierà oltre due miliardi di euro per
lo sviluppo delle comunità intelligenti: i fondi saranno
allocati con dei bandi e che un miliardo 140 milioni saranno
destinati alle regioni del sud e un altro miliardo e 100 milioni
saranno invece messi a disposizione delle regioni del
centro-nord.

All’evento ha partecipato anche il Commissario Ue per
l’Agenda Digitale, Neelie Kroes, che ha suggerito
all'Italia di abbracciare il digitale come nuova grande
opportunità per il rilancio dell'economia durante lo stallo
economico investendo nelle Tic “finanziariamente e
politicamente”. Numerose le testimonianze di spicco.
Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate, ha
sottolineato la necessità di rivedere i processi grazie
all'innovazione, non tanto per risparmiare, ma per recuperare
risorse che possono essere messe a disposizione del settore
privato.

Dell’importanza del ruolo dei venture capitalist
per stimolare l’innovazione ha parlato il fondatore di
H-Farm Ventures, Riccardo Donadon
, mentre il sindaco di
Firenze, Matteo Renzi, ha portato l’attenzione sulla
necessità di concretezza, ricordando che le tematiche digitali
sono estremamente connesse alla vita quotidiana.

È intervenuto anche l'Assessore alla Digitalizzazione della
Regione Lombardia, Carlo Maccari, che portando come esempio la
Lombardia ha parlato del ruolo centrale che le Regioni possono
giocare nella digitalizzazione, date le caratteristiche
programmatiche, la possibilità di legiferare e le capacità di
coordinamento che possono mettere in campo verso le singole
esperienze degli enti locali; il Presidente di Confindustria
Cultura Italia, Marco Polillo, ha evidenziato l’importanza
della valorizzazione dei contenuti digitali e di tutte le
problematiche ad esso connesse, tra cui l’iva sugli ebook,
più alta che sui libri stampati.

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