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Agenda Digitale

Innovazione digitale, in Italia è ancora un argomento per addetti ai lavori

Un sondaggio commissionato da Cisco e presentato a Milano fa emergere l’esigenza di una maggiore informazione e condivisione sui temi dell’Agenda Digitale. Fiducia e aspettative positive non mancano, ma serve fare tanto e subito per digitalizzare il Paese e recuperare il terreno perso. Se ne è parlato in un convegno alla presenza di manager, rappresentanti della politica ed esperti di innovazione, con la partecipazione del ministro Profumo

05 Nov 2012

Manuela Gianni

Il Governo Monti si sta occupando, finalmente, dell’Agenda Digitale, ma gli italiani ne sanno ancora poco. La conoscenza è scarsa, anche se le aspettative verso la digitalizzazione sono positive, secondo quanto risulta da un sondaggio realizzato da Ispo e commissionato da Cisco. I risultati sono stati presentati da Renato Mannheimer in un convegno a Milano, dove esperti e rappresentanti delle istituzioni hanno evidenziato ancora una volta l’urgenza di puntare la barra dritta sulla digitalizzazione del Paese.

«Il tema dell’Agenda Digitale risulta almeno per ora appannaggio di una minoranza “informata” – ha affermato Mannheimer -: il 63% della popolazione ammette di non averne mai sentito parlare. Nonostante ciò la maggioranza dei cittadini (52%) crede che la digitalizzazione cambierà in meglio la loro vita. Bisogna parlarne in modo più concreto, serve più informazione». Una parte dei appare quindi cittadini refrattaria all’innovazione, perlopiù avanti con l’età, ma c’è anche un folto gruppo, più giovane e istruito, di entusiasti innovatori.

Che in Italia ci sia ancora molto da fare è un fatto noto, confermato da numerose ricerche, tanto che Francesco Sacco, docente dell’Università Insubria – Centro Ricerca Enter/Università Bocconi e fra i promotori dell’iniziativa Un’agenda Digitale per l’Italia, ha auspicato un “Rinascimento Digitale”, una fase cioè di rilancio che faccia uscire il paese dal Medioevo tecnologico attuale. «Per recuperare il gap ci sono due vie: investire molto di più, ma sappiamo che non ci sono risorse, o imboccare una strada completamente diversa, realizzando un cambio sostanziale di paradigma. L’Agenda Digitale non può diventare un obiettivo, ma uno strumento per combattere la troppa corruzione, eliminare le sacche di ineficienza, rendere l’azione di governo più partecipata». E ha ricordato che in Italia il problema della produttività è essenzialmente legato alla tecnologia, e che Internet è una grande opportunità per l’occupazione giovanile.

Clicca qui per leggere l’intervista a Francesco Sacco sulla strategia digitale italiana e qui per il suo intervento sull’economia digitale italiana

Anche l’AD di Cisco, David Bevilacqua, ha manifestato la sua preoccupazione: «Il 46% della popolazione non ha internet: è un dato drammatico, serve un’azione importante per invogliare gli italiani all’uso della rete. In questi ultimi 10 anni non c’è stato in Italia nessun investimento nelle infrastrutture, abbiamo perso posizioni in Europa, e anche per questo gli investimenti delle aziende nel nostro paese sono decresciuti. Ho il timore che la banda ultralarga seguirà lo stesso iter dell’alta velocità, che c’è solo tra Milano e Roma: ma in rete non possono esistere cittadini di serie A e serie B». L’AD ha anche chiesto pubblicamente di sospendere la prassi tipicamente italiana dei progetti pilota nella PA, che «non costano nulla alle amministrazioni e servono ad andare sui giornali, ma poi non procedono e sono quindi inutili. Servono, invece, progetti di rilevanza nazionale».

Un grande progetto nazionale ad alto tasso di innovazione e una grande occasione per l’Italia è l’Expo 2015, come ha ricordato Giuseppe Sala – CEO della società. La speranza è che l’iniziativa, con i suo 20 milioni di visitatori attesi, possa contaminare positivamente non solo Milano ma tutta l’Italia, restituendo al mondo un’immagine d’avanguardia che incentivi tutta l’industria del turismo, che subisce una forte concorrenza internazionale e che ha dunque bisogno di servizi innovativi per attrarre le persone.

Al ministro dell’istruzione e della ricerca Profumo, ex rettore del Politecnico di Torino è stata affidata la conclusione dei lavori. Secondo Profumo, che con il colleghi dell’esecutivo è artefice del decreto che ha introdotto l’Agenda Digitale nella legislazione (ma ancora mancano i passaggi operativi), digitalizzare l’Italia è difficile perché «alla base di tutto c’è un grande problema culturale. Siamo un Paese poco istruito e con un’età media elevata». L’unico Paese al mondo più vecchio di noi è il Giappone, in una regione avanzata come il Piemonte, ad esempio, c’è solo il 12% di laureati.

«Bisogna partire dalla scuola, con iniziative come il progetto “i nonni a scuola”: un processo di educazione che parte da 8 milioni di studenti ha riflesso su metà Paese», ha affermato.

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