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I ritardi nei pagamenti mettono in difficoltà più di metà delle imprese europee

In Italia sono il 70% (+6% rispetto allo scorso anno) le società che si trovano ad affrontare la mancanza di liquidità a causa dei crediti non riscossi in tempo. Un problema che affligge tutta Europa, costringendo a porre grande attenzione alla “credit policy” e al “cash flow matching”

30 Ott 2012

Luigi Ferro

I ritardi di pagamento aumentano, ma con un’incidenza variabile in Europa. L’European payment index 2012 di Intrum Justitia, società specializzata nel recupero crediti che ha interpellato oltre 8.000 imprese nel primo trimestre del 2012 in 28 Paesi del vecchio continente, spiega che il 57% delle aziende intervistate dichiara di aver problemi di liquidità a causa dei ritardi di pagamento, un dato in aumento del 10% rispetto allo scorso anno. Ma se in Grecia le aziende con problemi di liquidità sono il 96%, in Finlandia sono solo il 37%. Le perdite su crediti hanno raggiunto il valore di 340 miliardi di euro. Nel 2011, il 2,8% del fatturato totale delle aziende non è stato pagato.

Anche qui però ci sono ampie differenze. La Germania ha visto diminuire le perdite su crediti del 17% rispetto all’anno precedente attestandosi al 2,0%, il livello più basso dal 2008. Il Regno Unito, la terza economia europea, invece mostra un trend negativo. Le perdite su crediti sono aumentate del 9% attestandosi al 3,5%.

In media, i tempi contrattuali di pagamento per il settore B2B si sono ridotti passando da 36 a 32 giorni ma il ritardo rimane a quota 20 giorni. E secondo il 94% delle aziende europee nei prossimi 12 mesi il rischio di pagamento aumenterà o rimarrà stabile.


Il primato negativo dell’Italia
In Italia il 70% delle aziende soffre di problemi di liquidità a causa dei ritardi di pagamento. Un incremento del 6% rispetto allo scorso anno. Le perdite su crediti sono rimaste stabili al 2,6% del fatturato. Una cifra pari a 40,52 miliardi di euro, mentre in media, i tempi contrattuali di pagamento per il settore B2B si sono ridotti passando da 69 a 65 giorni. In riduzione anche i giorni di ritardo, passati da 34 a 31 giorni.

Secondo l’Amministratore Delegato di Iuntrum Iustitia, Davide Magri “Le aziende in Europa e in Italia stanno cercando di far fronte ai problemi di liquidità ponendo sempre maggiore attenzione alla credit policy ed al cash flow matching. Quindi cercano di pagare le loro fatture il più tardi possibile, chiedendo di farsi pagare il più presto possibile. La pressione sulla liquidità è cosi forte che le imprese, oltre ad accorciare le condizioni di pagamento hanno rivisto anche le proprie procedure interne. Oggi nessuno può più permettersi di aspettare a sollecitare i pagamenti. Questo spiega il miglioramento dei tempi di pagamento, che in Italia si registra nei segmenti B2B e B2C mentre rimane costante a 180 giorni per la Pubblica Amministrazione”.

Nel confronto con gli altri Paesi europei l’Italia detiene due primati negativi. Quello di “peggiore pagatore” nel settore B2C con il tempo di pagamento di 75 giorni, e nel settore della Pubblica amministrazione dove il tempo di pagamento si attesta a 180 giorni. I migliori pagatori, in tutti i mercati, si confermano ancora una volta i finlandesi.

L’ottimismo non è di casa nella Penisola. Secondo il 96% delle aziende italiane nei prossimi 12 mesi il rischio di pagamento aumenterà o rimarrà stabile. Gli ottimisti sono solo il 4%.

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