Reportage

Dal New Normal al Never Normal, i 5 tech trend che ridisegnano il business secondo Accenture Tech Vision 2020

Sostenibilità, agilità operativa e resilienza come valori essenziali per una ripartenza all’insegna di un’innovazione digitale più in sintonia con le esigenze degli utenti. Accenture fa il punto sulle tendenze digitali destinate a trasformare radicalmente il modo di fare business nei prossimi tre anni nel suo Tech Vision 2020

08 Lug 2020

Annalisa Casali

Accenture fa il punto sui tech trend che si affermano in azienda alla luce dei nuovi scenari micro e macroeconomici legati all’evoluzione della pandemia da Covid-19. Lo fa nel corso di un evento online in cui aggiorna il report Tech Vision 2020, rilasciato lo scorso gennaio, che evidenziava le cinque tendenze digitali destinate a ridisegnare il business nel corso del prossimo triennio.

«Nel giro di pochi mesi – spiega Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia – la scala dei valori degli individui è cambiata completamente e i modelli d’innovazione messi in atto dalle aziende sono destinati a cambiare altrettanto rapidamente, per essere in sintonia con quei valori». Se questo non avviene, si crea un disallineamento che genera frustrazione e disaffezione nei consumatori, un fenomeno che in Accenture hanno ribattezzato tech-clash.

Fabio Benasso

Presidente e AD di Accenture Italia

«Dalla nostra Technology Vision Consumer Survey – evidenzia Valerio Romano, Intelligent Cloud & Engineering Director di Accenture Italia – emerge che la tecnologia ha un ruolo rilevante per il 52% dei consumatori, e per il 19% è addirittura parte integrante della vita quotidiana. Le persone non sono contrarie alle tecnologie digitali, anzi. Spesso, però, faticano a metabolizzarle perché magari non offrono esperienze sufficientemente fluide o perché sono calate dall’alto seguendo regole d’impresa datate, che risalgono ai tempi in cui la tecnologia aveva un ruolo molto più contenuto nelle nostre vite».

Valerio Romano

Intelligent Cloud & Engineering Director, Accenture Italia

Oggi le tecnologie digitali non rappresentano più un vantaggio competitivo, ma una dotazione di base per le aziende, e nei prossimi anni la capacità di destreggiarsi nel tech-clash sarà la principale sfida per i manager impegnati nella ripresa, mette in guardia Romano. «Questo significa che anche i modelli di leadership devono essere ripensati, per favorire la maggior collaborazione con dipendenti, clienti e più in generale con gli utenti delle tecnologie digitali».

Accenture Tech Vision 2020: i 5 trend digitali del Never Normal

«In questi mesi – prosegue Benasso – abbiamo capito che alcuni paradigmi che hanno caratterizzato la nostra vita personale e professionale in passato sono ormai definitivamente superati. La verità è che la componente fisica del lavoro, dei consumi, della produzione oggi va necessariamente accoppiata a quella virtuale e digitale, che sarà parte integrante del nuovo modo di lavorare e creare valore. Non si parla più di New Normal ma di Never Normal, perché dobbiamo imparare a essere tutti più agili, reattivi, cambiare continuamente. E che per farlo, la capacità di saper usare la tecnologia, dominarla e valorizzarla diventa essenziale per la sopravvivenza stessa del business».

Nell’evento streaming di ieri, Accenture ha evidenziato i cinque trend tecnologici più dirompenti per il business nei prossimi anni, i cinque ingredienti della sua ricetta contro il tech-clash.

  • The I in experience: le aziende più lungimiranti collaborano già con i clienti e li coinvolgono nella progettazione e personalizzazione delle esperienze d’uso della tecnologia. Le altre, invece, dovranno imparare a farlo.
  • AI and me: l’Intelligenza Artificiale supera la semplice automazione dei compiti e arriva ad amplificare il potenziale dell’individuo. Le aziende devono investire nella collaborazione tra AI ed essere umano che, mai come oggi, promette di garantire vantaggi consistenti alle aziende.
  • The dilemma of Smart Things: i prodotti che acquistiamo non sono più statici come in passato, ma destinati a cambiare continuamente per adattarsi ai diversi contesti di consumo. Il cliente in definitiva acquista la possibilità di vivere un’esperienza dinamica e interattiva che deve essere, però, correttamente gestita e perimetrata dall’azienda per non disorientarlo.
  • Robots in the wild: questo è il trend che cambia di più per effetto dell’impatto della pandemia, con i robot che escono dagli ambienti chiusi della fabbrica e iniziano a essere usati anche all’aperto, per sanitizzare giardini e strade, consegnare cibo e pacchi.
  • Innovation DNA: nelle aziende è necessario introdurre una cultura dell’innovazione continua. Tre sono gli aspetti principali di un DNA innovativo: il progresso scientifico, la maturazione delle tecnologie digitali e le nuove tecnologie DARQ (Distributed Ledger, AI, eXtended Reality e Quantum Computing) che caratterizzano la fase post-digitale.

Investire su competenze e soft skill

La vera sfida per tutti nei prossimi mesi è capire come creare nuovi modelli di business a prova di disruption. Le aziende stanno imparando a valorizzare le cose che hanno funzionato in questo periodo e cambiare quelle che non hanno funzionato, i disagi, le attese. «Nel ripensare il futuro – prosegue Benasso – dobbiamo imparare che il mondo non vive più di cicli lunghi. La disruption arriva da più parti, non solo dalla pandemia, e ci obbliga a essere sempre pronti ad abbracciare il cambiamento. L’agilità operativa, la capacità di reagire e, per quanto possibile, anticipare gli eventi sono qualità essenziali per governare l’incertezza e trasformarla in un’occasione di crescita».

Questo significa anche rivedere i modelli operativi ed estendere i confini dell’azienda verso i nuovi ecosistemi collaborativi, verso i partner, i fornitori, i clienti e l’ambiente, per essere più flessibili e resilienti. «La pandemia ci ha insegnato il vero valore della resilienza, della capacità di garantire il servizio a clienti e dipendenti anche in periodi di discontinuità. Le filiere spinte nei paesi low cost sono efficaci nei costi ma si sono dimostrate molto fragili nel contesto della pandemia. Il capitale umano è più resiliente di qualsiasi asset fisico e quindi va valorizzato al meglio, tornando a investire sulle competenze e le soft skill. Collegato a questo aspetto c’è quello della tecnologia, perché l’innovazione non si fa sui prodotti ma sulle persone, e soprattutto si deve fare in modo circolare e collaborativo». Proprio il tema della sostenibilità emerge come trasversale e universale, praticamente in tutti i settori.

Potenziare i nuovi modelli di business sostenibili con il digitale

La necessità di rivedere i modelli di business all’insegna di un’etica che premia con salari equi i lavoratori e preserva in modo più efficace l’ambiente è citata a più riprese dagli ospiti dell’evento. «L’uso del digitale nei nuovi percorsi di sostenibilità sarà la principale sfida per il pianeta una volta accantonato il brutto ricordo di questa pandemia – si dice convinto Gabriele Tubertini, Direttore Sistemi Informativi e Organizzazione di Coop Italia –. Per noi si tratta di una strada già imboccata. Grazie alla Blockchain, oggi siamo in grado di verificare i contratti di lavoro dei nostri fornitori e contrastare in modo efficace il fenomeno del caporalato. Con l’IoT e l’agricoltura di precisione, invece, possiamo essere certi di avere sui nostri scaffali prodotti più sani, con meno pesticidi».

Gabriele Tubertini

Direttore Sistemi Informativi e Organizzazione, Coop Italia

Ma la tecnologia cambia anche l’esperienza d’acquisto, oggi sempre più integrata con il digitale anche all’interno del punto vendita. «Mappe di calore e mappe di distanza, pensate per altri utilizzi, ci permettono di verificare il distanziamento sociale dei clienti presenti in negozio. Sensoristica e reti IoT stanno diventando mainstream e possono essere integrate all’interno dei punti vendita di prossimità. Questo ci permetterà in futuro di conoscere sempre meglio il cliente, le sue abitudini e i suoi bisogni per creare nuovi percorsi d’acquisto su misura». Anche nel fashion, uno dei settori più penalizzati dalla pandemia, si guarda alla ripresa. Lo si fa con la consapevolezza che il consumatore non è più lo stesso di qualche mese fa. «Si diffonde l’abitudine a consumare in modo più consapevole – commenta Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana –. Il cliente tende sicuramente a spendere meno e le proiezioni per quest’anno ipotizzano un giro d’affari per il settore compreso tra il 20 e il 30% in meno rispetto al 2019. Quando acquista, privilegia capi e accessori di qualità, senza tempo, quelli dei brand top di gamma del Made In Italy».

Carlo Capasa

Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana

E proprio i grandi nomi del fashion vedono nel digitale la chiave per rivoluzionare non solo la supply chain, ma anche la produzione e l’esperienza d’acquisto in questo Never Normal. Per la prima volta, quest’anno, la Fashion Week, la settimana della moda milanese, sarà esclusivamente digitale. L’appuntamento è fissato dal 14 al 17 luglio su una piattaforma creata in collaborazione con Accenture che ospiterà sfilate virtuali, webinar e contenuti creati ad hoc come film fashion e slide show.

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Annalisa Casali

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