PA digitale: dalla risposta al Covid 19 una spinta alla ripresa del Paese

FORUM PA Restart Italia

FPA 2020 Restart Italia: dalla PA digitale una spinta alla ripartenza del Paese dopo l’emergenza

Il 57% degli italiani è soddisfatto del processo di digitalizzazione indotto dall’emergenza Coronavirus, ma per i dipendenti pubblici serve una maggiore condivisione interna di obiettivi e strategie. Semaforo verde per lo Smart Working e riflettori puntati sul Recovery Fund. La ricerca “La PA oltre il Covid” di FPA fa il punto sul ruolo della PA digitale per la ripresa del Paese

04 Nov 2020

Simona Politini

L’emergenza Coronavirus ha accelerato il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. La necessità di adottare il lavoro da remoto per contenere la diffusione del virus ha travolto la PA e i suoi dipendenti hanno dovuto prendere velocemente dimestichezza con le nuove tecnologie, imparando in tempi brevissimi a portare a termine i loro compiti con gli strumenti digitali a disposizione. Nonostante questa rivoluzione sia stata dettata da una necessità contingente e non da una libera scelta, il bilancio è positivo sia per i lavoratori interni alla PA che per i cittadini, come rivela la ricerca “La PA oltre il Covid” realizzata da FPA, società del Gruppo Digital 360 che da 30 anni favorisce l’incontro e la collaborazione tra pubblica amministrazione, imprese, mondo della ricerca e società civile.

Lo studio, presentato in apertura di FORUM PA 2020 Restart Italia, l’evento digitale che dal 2 al 6 novembre affronta il tema della ripartenza del Paese dopo l’emergenza, indaga sulla percezione degli effetti della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione sulla comunità. Per ottenere una visione complessiva del fenomeno, la ricerca ha elaborato i risultati di un’indagine demoscopica condotta in collaborazione con l’Istituto Piepoli su un campione di 1000 persone, rappresentativo della popolazione italiana, insieme a quelli di una seconda indagine effettuata su oltre 2000 persone che compongono il Panel PA della community di FPA, mettendo così a confronto le opinioni di utenti e dipendenti pubblici sul ruolo della Pubblica Amministrazione nell’emergenza e nella ripresa.

Lo Smart Working piace, ma si può migliorare

Semaforo verde per lo Smart Working nella Pubblica Amministrazione. Secondo la ricerca, la maggioranza dei cittadini italiani – il 57% degli intervistati – vede positivamente il fatto che la PA sia diventata “più digitale” nel periodo dell’emergenza Covid19, con la possibilità di accedere ai servizi in maniera più facile e veloce, mentre il 21% lo ha evidenziato come negativo (non ha competenze o strumenti per usare questi servizi), il 6% ininfluente; solo il 9% non vede una PA più digitale. Inoltre, il 53% degli italiani considera lo Smart Working un’opportunità per un’amministrazione più efficiente e moderna, quota ben superiore al 29% che lo considera un rischio per l’assenteismo e comportamenti opportunistici (il 13% lo ritiene ininfluente).

Anche dal punto di vista dei dipendenti pubblici l’introduzione dello Smart Working è stato un fatto positivo, tuttavia essi non vedono ancora un nuovo orientamento ai risultati: per il 42,8% la pratica della valutazione non è cambiata, per il 44,6% non ci sono ancora cambiamenti in questo senso ma segnali di miglioramento, solo il 12,6% vede un reale cambiamento. Con il lavoro a distanza si avverte di più la necessità di una condivisione costante ed efficace di obiettivi e strategie, ma per la maggioranza non è migliorata la comunicazione interna, seppur si rilevino segnali di cambiamento (40,6%), o non c’è miglioramento ed appare insufficiente (il 36,1%). Se, a giugno 2020, oltre il 60% dei rispondenti esprimeva fiducia sul fatto che lo Smart Working avrebbe portato un cambiamento positivo nella PA, ora, a qualche mese di distanza, la fiducia resta alta: il 55,1% dei lavoratori è ottimista che questo possa avvenire, ma pensa ci vorrà più tempo.

Secondo i dipendenti pubblici le maggiori opportunità di cambiamento vengono dalla standardizzazione della modulistica per istanze, dichiarazioni e segnalazioni (per la quasi totalità, pari al 94,8% degli intervistati), la valorizzazione e interoperabilità dei dati pubblici (90,8%), il rafforzamento degli strumenti di cittadinanza digitale (86,9%), la semplificazione del procedimento amministrativo (84,8%).

“Durante l’emergenza è emersa ancor più chiaramente a tutti l’importanza del digitale per garantire i servizi pubblici ai cittadini, ma la digitalizzazione della PA rappresenta molto di più: un elemento di efficienza per il settore e di rilancio dell’intero paese.  La ricerca evidenzia una nuova importante crescita di consapevolezza tra gli italiani, che chiedono una PA più digitale, e tra gli stessi dipendenti pubblici, che sostengono l’innovazione dell’amministrazione. Un segnale positivo, perché la trasformazione digitale della PA, insieme a quelle delle imprese, è cruciale per la ripartenza”, ha dichiarato Andrea Rangone, Presidente di Digital360.

Andrea Rangone

Presidente di Digital360

Recovery Fund, una nuova sfida per la PA digitale

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Non solo Smart Working, però. Una nuova sfida si sta per affacciare all’orizzonte della Pubblica Amministrazione: la gestione delle risorse economiche che l’Unione Europea si appresta ad erogare per la ripartenza del Paese, note sotto il nome di Recovery Fund.

Anche su questo argomento i cittadini hanno espresso la propria opinione. Secondo gli italiani intervistati nella gestione della ripartenza la priorità su cui utilizzare i fondi è innanzitutto la salute (per il 53%) e poi l’istruzione-formazione (15%). Per la maggioranza (il 50%), a gestire i fondi che arriveranno dall’Europa deve essere il Governo attraverso una Cabina di Regia centrale; solo il 27% preferirebbe Regioni e il 13% le amministrazioni locali.

Perché la PA possa gestire in modo efficiente le risorse europee, secondo i cittadini servono soprattutto nuove assunzioni e profili professionali, per il 35%, e formazione del personale interno, per il 30%, poi anche una radicale semplificazione normativa e una maggiore partnership pubblico-privato. Non a caso, secondo gli intervistati i profili di cui ha più bisogno in questo momento la PA sono quelli di esperti di gestione dei fondi europei (40%), di gestione dei progetti (29%) e di trasformazione digitale (28%).

Anche per i dipendenti pubblici la gestione degli strumenti di finanziamento del Recovery Fund dovrà essere preferibilmente centralizzata dal Governo, con una cabina di regia a Palazzo Chigi (per il 60,2%), mentre una minoranza preferirebbe affidarla alle Regioni (23,1%) o a livello locale (16,7%). Secondo i lavoratori della PA, le azioni più urgenti per rendere l’amministrazione adeguata a gestire questa ingente mole di risorse sono nuove assunzioni (per il 36,1% degli intervistati) e una radicale semplificazione normativa (31,9%), poi formazione del personale interno (18,3%).

“Nonostante le polemiche alimentate da chi mette in evidenza solo i ritardi, c’è un paese che sta reagendo e vede gran parte dei dipendenti pubblici in prima fila per la ripartenza – commenta Gianni Dominici, direttore generale di FPA -. Nell’emergenza, le Pubbliche Amministrazioni hanno dovuto reagire velocemente per garantire continuità dei servizi e rispondere alle necessità della pandemia, che ha però rappresentato anche un elemento di accelerazione della trasformazione tecnologica e organizzativa. Ora la PA è chiamata a diventare uno dei pilastri della ripartenza, anche grazie all’uso di ingenti risorse messe a disposizione dall’Europa con gli strumenti di finanziamento del Recovery Fund”.

Gianni Dominici

Direttore generale di FPA

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