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Pubblica Amministrazione

PA Digitale, è l’ora della concretezza. Gli obiettivi del ministro Pisano e del commissario Attias

Quali sono stati i progressi della PA digitale degli ultimi anni e come accelerare il percorso? A fare il punto della situazione sono la ministra per l’innovazione Paola Pisano e il commissario per l’Agenda Digitale Luca Attias, in un incontro con i giornalisti e il management del gruppo Digital 360. Focus su formazione per i dirigenti e potenziamento delle piattaforme abilitanti, ovvero Pago PA, Spid e Anagrafe digitale

03 Dic 2019

Manuela Gianni

Accelerare sulla strada della PA digitale è uno degli obiettivi dichiarati del Governo Conte, che ha ripristinato, dopo anni di latitanza, il dicastero dell’innovazione, nominando ministro Paola Pisano. Da gennaio, inoltre, il digitale avrà una nuova governance più “strutturata”: è stato infatti creato il nuovo Dipartimento per la Trasformazione digitale di cui è stato nominato direttore Luca Attias, da un anno Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale.

L’obiettivo dichiarato è dunque rilanciare il piano per la trasformazione digitale della PA per recuperare l’annoso ritardo del Paese, facendo tesoro del lavoro che il team digitale ha fatto in questi anni, prima con la guida di Diego Piacentini e poi con Attias.

Per fare il bilancio di questi ultimi tre anni, Paola Pisano, Luca Attias e il team del commissario digitale hanno incontrato i giornalisti e il management del Gruppo Digital360 nel campus di Talent Garden Ostiense a Roma, illustrando le priorità per il 2020.

«Il digitale prima era un tema sconosciuto, mentre oggi le cose sono cambiate e anzi sono tutti a parlare di trasformazione digitale. Ma le parole non bastano, bisogna passare dalle slide alla pratica: è momento della concretezza, ha detto la ministra Pisano». L’obiettivo è doppio: digitalizzare la PA e riposizionare il Paese, una sfida complessa. «Servono competenze, non soltanto tecniche quanto progettuali e manageriali, difficili da reperire soprattutto nella PA. Perché la trasformazione digitale comporta un ripensamento dei processi, bisogna riprogettarli e ingegnerizzarli. L’innovazione è una misura strutturale di cambiamento economico. Ci vuole consapevolezza e bisogna anche rischiare e avere coraggio. Le potenzialità ci sono».

Parlando della sua esperienza di commissario, Attias ha detto che si è trattato di un anno intenso e impegnativo, «in cui abbiamo fatto nostra la parola d’ordine del mio predecessore Diego Piacentini che è ‘fattibilità’. Cosa si può fare con le risorse a disposizione, sia quelle economiche sia quelle umane? A quali progetti dare priorità per non perdere quanto fatto finora sul fronte della digitalizzazione? Una bussola che continueremo ad usare».

Le risposte sono nei risultati raggiunti nelle tre piattaforme abilitanti (PagoPA, Spid e Anpr) e sugli sforzi sul fronte della formazione.

Vediamo con ordine i punti cardine emersi dall’incontro.

Una nuova governance, nasce il Dipartimento della Trasformazione digitale

Dal 2020 cambierà la governance per la PA digitale. Da Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, Luca Attias, diventerà direttore del neonato Dipartimento per la Trasformazione Digitale, costituito all’interno del Ministero per l’Innovazione, con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri il 19 giugno 2019

Un segnale di continuità, che permetterà di seguire linee guida già tracciate, per una “strategia unitaria in materia di trasformazione digitale e di modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie digitali”, come si legge nel provvedimento, inclusi i temi chiave legati alla cybersecurity. Nel Dipartimento andranno a confluire una parte dei componenti dell’attuale Team Digitale mentre la restante parte è già in PagoPA spa, la nuova società che gestisce la piattaforma di pagamenti pubblica.

Pisano ha evidenziato che una delle sfide più importanti sarà quella del coordinamento fra i vari ministeri: «Ci troviamo in un quadro molto frammentato, le PA operano a silos, senza una strategia comune non si può ambire a un Paese moderno. Il ruolo di coordinamento fra i ministeri che hanno già creato logiche di innovazione servirà ad aggregare le politiche che stanno attualmente procedendo in modo disaggregato e a fare, dunque, massa critica, anche con le imprese”, ha detto la ministra.

Resta aperta la questione delle risorse, dato che l’organico è di sole 35 persone a disposizione. «In Uk ci sono 800 persone che lavorano all’Agenda digitale. In Italia si può e si deve fare di più», ha detto Attias.

La formazione sul Digitale per i dirigenti pubblici

Diffondere la cultura è la leva per la trasformazione digitale e per questo nel 2018 è nato un nuovo progetto in seno alla SNA, la Scuola Nazionale della Pa per i dirigenti, attiva dal ’57, focalizzata in particolare sugli adempimenti, come ad esempio l’anticorruzione.

Sono stati potenziati i corsi legati al digitale e introdotti nuovi percorsi per tutti i neodirigenti, coinvolgendo quest’anno 1200 persone, il doppio del 2018, con l’obiettivo di creare consapevolezza, evitare senso di abbandono, spiegare le regole di ingaggio delle nuove tecnologie e come usarle. Nel 2020 il programma verrà ampliato. Si punta anche alla contaminazione, ad esempio fra scienze comportamentali e trasformazione digitale, unendo le forze in ottica di sistema: con l’INPS sono stati creati 4 master, finanziando borse di studio.

Si lavora a un altro incentivo: il riconoscimento da parte del Miur di diplomi di specializzazione che possano essere riconosciuti per l’avanzamento delle carriere.

Pagamenti digitali, la piattaforma PagoPA

Uno dei focus è la crescita della piattaforma pubblica per i pagamenti digitali che collega banche e cittadini, gestita ora da PagoPA Spa. Il Governo ha stanziato fondi di incentivazione per 3 miliardi di euro, nella forma del cashback per chi utilizzerà la moneta elettronica per spingere ulteriormente i cittadini verso i pagamenti digitali, per passare da una percentuale attuale del 20% almeno al 40-45% e avvicinarsi alle medie degli altri Paesi europei, che superano ampiamente il 50%.

Nel 2016, ha ricordato Attias, la piattaforma aveva rischiato di chiudere, perché le amministrazioni non la adottavano e la percepivano come un adempimento. Poi grazie agli sforzi del team digitale PagoPA ha ripreso quota, contando su investimenti che hanno puntato a migliorare decisamente alcuni aspetti tecnologici e la user experience, e con un lavoro verso la PA mirato a spiegarne i vantaggi.

I risultati non si sono fatti attendere: nel 2019 PagoPA è arrivata a registrare 60 milioni di transazioni per un valore di 9 miliardi di euro, con i più grandi enti già integrati alla piattaforma e una crescita progressiva e significativa. L’obiettivo è di arrivare nel 2020 a 100 milioni di transazioni, a 150 nel 2021 per tagliare nel 2023 il traguardo dei 250 milioni di operazioni, su un totale di 500 milioni di tributi. Una meta possibile se in questo lasso di tempo si riuscirà a inserire nel sistema, come sta già avvenendo, le tipologie di pagamento che riguardano l’Agenzia delle entrate, tra cui i Mav, gli F24 e l’Imu.

Cruciale è stato il ruolo delle banche in questo percorso, a cui ora si chiede di collaborare per far migrare anche i micropagamenti (ticket per il trasporto pubblico, parcheggi) sul sistema eliminando però le commissioni. Su questo punto c’è un tavolo di lavoro aperto.

SPID, il Sistema unico di identità digitale

Far decollare SPID, il Sistema unico di identità digitale, è un altro obiettivo primario. Attualmente supera i 5 milioni il numero di identità digitali erogate, con una crescita di 200mila al mese. Il maggior contributo viene dall’INPS. Un risultato che ci vede in Europa davanti a un Paese all’avanguardia nel digitale come UK ma, dietro alla Francia che ne ha 10 milioni. La difficoltà è creare massa critica: le PA sono restie perché pochi cittadini la usano, e i cittadini perché i servizi scarseggiano.

L’Italia è anche il secondo Paese (dopo la Germania) ad aver terminato il percorso per l’utilizzo del pin unico nell’accesso ai servizi degli altri Stati membri, grazie all’attuazione del regolamento eIdas che definisce norme comuni che garantiscono la piena interoperabilità a livello comunitario degli strumenti per l’identificazione web dei cittadini, per quelli di firma elettronica qualificata e per altri servizi fiduciari qualificati (come ad esempio sigilli elettronici, validazione temporale, servizio elettronico di recapito). Ora la sfida è convincere le amministrazioni che hanno già un loro codice di accesso ai servizi ad investire sull’identità digitale e facilitare il processo di onboarding.

Anpr, l’Anagrafe unica

L’Anagrafe unica conta oltre 4.400 Comuni migrati sulla piattaforma con più di 35 milioni di abitanti. Il maggior numero di migrazioni si è avuto tra luglio e ottobre, grazie alla sollecitazione della Corte dei Conti (a cui ha risposto il 92% dei quasi 9mila enti coinvolti) che invitava le PA a fare il punto sui progetti digitali. Il percorso di Anpr è stato alquanto accidentato: il progetto ha infatti pagato l’isolamento e la frammentazione che caratterizza ancora oggi la PA italiana. Il lavoro congiunto di ministero dell’Interno, Sogei e Team digitale ha contribuito ad accelerare la migrazione.

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Manuela Gianni
Direttore, Digital4Executive

Giornalista, ingegnere, mi occupo da molti anni di innovazione, tecnologie digitali e management. Direttrice sin dalla nascita di Digital4Executive

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