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Case study

BTicino e l’importanza della community

10mila iscritti, per metà stranieri, nella community multi brand e multi country di sviluppatori di software e persone interessate alla domotica, per condividere tematiche e protocolli di comunicazione

02 Ott 2012

di Alessandro Longo

Una community che porta valore a tutto l’ecosistema BTicino, grazie a uno scambio di idee e informazioni tra tecnici e professionisti di terze parti e indipendenti.

È il senso di MyOpenCommunity, lanciata sul web nel 2006 da BTicino, produttore italiano di materiale elettrico (con un certo riguardo per le tecnologie della domotica) e capofila in Italia del gruppo Legrand. A giugno 2011 è stata rinnovata completamente, con un cambio totale della piattaforma (che era open source, ora è proprietaria) e la sua internazionalizzazione; già prima aveva aderenti esteri, ma adesso la community è multi brand e multi country. Gli utenti non italiani sono ora il 57 per cento dei suoi 10 mila iscritti.

«Lo spirito è creare una comunità tra sviluppatori di software di domotica- o comunque collegati alla domotica- per scambiarsi idee e condividere protocolli di comunicazione», dice Maurizio Brianza, Chief Information Officer di BTicino. «La particolarità è che, pur essendo una community promossa e moderata da noi, gli iscritti possono fare business e marketing attraverso la community. Un numero elevato di App per smartphone e tablet viene promosso qui e poi possono essere acquistate sulle piattaforme Android, iPhone», continua.

E’ la filosofia del crowdsourcing e del web 2.0, in fondo. La collaborazione e la condivisione di conoscenze intorno a un progetto, da varie parti che pure non appartengono alla stessa azienda, porta valore a tutti. Bticino ama portare ad esempio, a riguardo, soprattutto un app per iPhone che consente di usarlo per pilotare i propri apparati domotici. È stata sviluppata in questa community, da uno sviluppatore indipendente, grazie allo scambio di informazioni tecniche relative ai protocolli per la gestione delle comunicazione tra apparati domotici. È stato uno dei primi sviluppatori al mondo a creare un’app simile e ora la vende, indipendentemente da BTcino, ma comunque così dà valore aggiunto ai prodotti di quest’azienda. Il tutto, a fronte di un investimento modesto: 20 mila euro l’anno per la manutenzione software della community, più tre persone che vi lavorano a tempo pieno.

C’è anche un comitato di redazione che segue l’evolvere dei contenuti e un comitato che dà le direzioni da seguire. L’azienda interviene nella community moderando, promuovendo le novità e i gruppi di interesse; cura una App Gallery con le applicazioni d’interesse.

Va detto che la scommessa di BTicino sui social network riguarda anche il mondo dei social network tradizionali, dove ha una presenza articolata. Ha una pagina su Facebook, dove presenta prodotti presenti e passati e un configuratore che permette agli utenti di definire le soluzioni domotiche più adatte e condividerle con i propri “amici”. Su YouTube mette video pubblicitari per i prodotti più complessi e tutorial per installarli. Su Flickr ci sono immagini dei prodotti, come su Pinterest, dove però BTcino ha cercato di creare accostamenti visivi che richiamano le peculiarità del brand e dei suoi prodotti.

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