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Dialoghi sull'innovazione

Perché l’EDI è – ancora – nel futuro del B2B nell’era della fattura elettronica

Due tra i massimi esperti di Electronic Data Interchange in Italia – Stefano Bassi, Operations Director di Ediel Servizi e Giorgio Casanova, Direttore Generale di Metel – si confrontano sullo sviluppo delle soluzioni di comunicazione elettronica tra aziende ai tempi della digital transformation

03 Giu 2016

Stefano Bassi*, Giorgio Casanova*

Quando si incontrano, che cosa si dicono due tra i massimi esperti di EDI (scambio di dati in formato elettronico strutturato) in Italia, entrambi alla guida di organismi che si occupano di “facilitare le relazioni B2b” in due diverse filiere del nostro Paese, in questi tempi di Digital Revolution?
Digital4B2b ha assistito ad un loro incontro, mettendolo nero su bianco.

Stefano Bassi, Operations Director di Ediel ServiziStefano BassiOperations Director di Ediel Servizi, società costituita nel luglio 2008 per diffondere tra le imprese del settore Elettronica di Consumo l’adozione di un protocollo comune di codifica per la trasmissione elettronica dei dati tra industria e Trade. Lo scopo è quello di creare una piattaforma elettronica condivisa per la gestione documentale del ciclo completo dell’ordine. Ediel è stata fondata da Aires (Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati), Anitec (Associazione Nazionale Industrie InformaticaTelecomunicazioni ed Elettronica di Consumo) e Ceced Italia (Associazione Nazionale Produttori di Apparecchi Domestici e Professionali) e ha visto la partecipazione di Andec (Associazione Nazionale Importatori e Produttori di Elettronica Civile).

Giorgio Casanova, CEO MetelGiorgio Casanova – Direttore Generale di Metel, acronimo di Materiale Elettrico Telematico, società che nasce nel 1993 con l’obiettivo di offrire al mercato la standardizzazione delle procedure di creazione e gestione dei documenti legati al ciclo dell’ordine. Metel fa riferimento a tre Associazioni di categoria del settore: ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche), FME (Federazione Nazionale Grossisti Distributori Materiale Elettrico) e ARAME (Associazione Nazionale Agenti Rappresentanti Materiale Elettrico).

Stefano Bassi (SB) – Ciao Giorgio

Giorgio Casanova (GC) – Buondì Stefano

SB – Allora, che te ne pare delle recenti innovazioni digitali della nostra PA? La Fatturazione Elettronica, l’esperienza orientata all’intero ciclo dell’Ordine in Emilia Romagna, l’attenzione crescente a porre rimedio a pagamenti fuori controllo… Pensi che stimoleranno la digitalizzazione anche tra imprese private?

GC – Sicuramente qualcosa si sta muovendo. Magari non con la velocità che ci aspettavamo, ma è un passo in avanti.

SB – Infatti sono stranamente fiducioso

GC – Veramente?

SB – Si. Penso che il processo in atto ricalchi, più rapidamente spero, quel cammino che alcune aziende private da oltre trent’anni hanno ormai raggiunto con l’EDI

GC – Già. Ti ricordi i nostri primi progetti?

SB – Molto bene. il “primo amore non si scorda mai”

GC – Come eravamo giovani allora. Adesso invece guardaci.. Abbiamo i capelli bianchi! Comunque hai ragione: ciò che facevamo allora, adesso è ancora più importante, chi l’avrebbe mai detto

SB – Secondo me nessuno, soprattutto nei primi anni 2000, quando improbabili “guru” di Internet della prima ora ci additavano come “vecchi” utilizzatori di tecnologie obsolete, in risposta alle nostre dichiarazioni sull’efficienza nell’utilizzo dell’EDI.

GC – Da una parte era vero, l’EDI all’inizio della nostra stessa esperienza era una pratica ancorata a tecnologie proprietarie, con know how specifici. Era complicato e costoso. Infatti il primo settore a capirne i vantaggi è stato quello dell’automotive: strutturato, importante e florido (sicuramente più di quanto sia adesso)

SB – Si infatti oggi è diverso; non mi stancherò mai di dire che l’EDI è una “metodologia” e non una “tecnologia”. Metodologia per migliorare i processi che si basa, ovviamente, su delle tecnologie

GC – Ti ricordi quando anche le altre filiere hanno capito l’importanza di automatizzare i processi?

SB – Certo. Eravamo entrambi in prima fila a “combattere” per una giusta causa!

GC – Già. Ai tempi sembrava impensabile un’innovazione di processo, come quella di riuscire a portare aziende concorrenti ad accordarsi su uno standard di comunicazione ed a digitalizzare documenti

SB – Certo, la stessa cosa mi è successa più di recente, quando abbiamo lanciato EDIEL e ho dovuto spiegare questi stessi argomenti alla nostra attuale filiera dell’Elettronica di Consumo

GC – Non è stato facile, ma i vantaggi sono stati così evidenti da far superare qualsiasi preconcetto

SB – Concordo: oggi i risultati sono talmente tangibili che le nostre aziende non vogliono più tornare indietro, anzi, chiedono sempre di più

GC – Pensa che nella nostra filiera, quella del Materiale Elettrico, il vantaggio è stato quantificato in 49 euro per ogni ciclo d’ordine

SB – Anche nella nostra abbiamo misurato un impatto importante, tra i 60 e i 70 euro di risparmi che si dividono tra cliente e fornitore. Beh, noi siamo più costosi. Non è certo un bel primato!

GC – La svolta, nel nostro contesto, è arrivata dopo la bolla speculativa del ‘99

SB – E’ proprio vero!

GC – Internet è diventato il canale di trasmissione per i flussi EDI abbassandone notevolmente i costi

SB – Si infatti è da quel momento che si è attivato quanto dicevo prima. “Internet”, un insieme di tecnologie, ha aiutato a diffondere quella che è soprattutto una METOLOGIA: l’EDI

GC – L’effetto dirompente si è sentito subito con i primi approcci basati WebEDI, che hanno portato alla definizione di sistemi basati su Internet e orientati ai formati XML, in cui la sicurezza può essere garantita con tecnologie di firma digitale… e poi, strada facendo, la rete è diventata sempre più sicura, economica e veloce.

SB – Bei tempi di crescita, quelli, con trend esponenziali!

GC – Lo scambio di dati in formato elettronico strutturato – L’EDI di cui tanto parliamo – si sposa benissimo con Internet. Infatti con uno standard di riferimento, un mittente e un destinatario, sempre a patto di condividere regole di processo chiare e indiscutibili (che contribuiscono a farne una metodologia, come l’hai chiamata tu), si può automatizzare un intero processo.

SB – Ben detto! automatizzare un intero processo! Peccato che ancora oggi ci si fermi spesso ancora solo al primo passo: per esempio, mi limito a trasmettere le fatture, perchè me lo chiede il cliente, senza pensare che in cambio potrei richiedere un Ordine, al quale far seguire una mia conferma e arrivare a condividere le finestre di consegna su una piattaforma logistica aperta a tutti gli attori della filiera… insomma, se faccio un passo dopo l’altro, sempre più velocemente, posso arrivare a correre, digitalizzando interi processi.

GC – Beh, dai, comunque il boom dell’EDI nelle filiere più evolute e attente al cost saving c’è stato ed è “atterrato”, coinvolgendole anche profondamente, su tutte le dimensioni aziendali. Come dici tu, però, c’è ancora tantissimo da fare. La sfida oggi è capire che il processo di scambio documentale basato su standard, la metodologia EDI, è oggi estendibile in modo crescente a sempre più interlocutori, lato Ciclo Attivo e Ciclo Passivo. L’importante è “canalizzare” i flussi non EDI all’interno di questi processi, perchè sono i più efficienti.

SB – Un aiuto non trascurabile lo darà anche l’XML Fattura_PA, perché potrebbe spingere molte imprese, anche piccole, a cominciare a fare fatture in formato elettronico strutturato. Un inizio interessante per cogliere opportunità di efficienza e magari cominciare a richiedere ordini o conferme di consegna in digitale e altrettanto strutturati: per velocizzare i processi di riconciliazione.

GC – E poi ci sono anche tecnologie tradizionali che si sono evolute tantissimo negli ultimi anni, che possono aiutare a incanalare tutto in un unico flusso: oggi anche file non strutturati possono essere trasformati in standard, a costi e con risultati impensabili solo pochi anni fa. I tasselli ci sono ormai tutti, occorre guardare alle relazioni con clienti o fornitori leggendoli come processi unici e integrati. Ma serve anche capire che sbarazzarsi della carta e progettare – e poi sostenere -modelli di relazione digitale può dare enormi benefici, abbattendo attività senza valore aggiunto, su tutte, il data entry. E non sono soluzioni che si sposano bene solo in alcuni settori: non è un discorso di settore, ma di “filiera”. Ogni impresa opera nella sua filiera e una crescente sensibilità sulla digitalizzazione nelle relazioni B2b non può che facilitare, nell’insieme, il lavoro di chi su queste metodologie ha già puntato e sta puntando ancora.

SB – E io e te siamo ancora qui a parlarne e a diffondere questi stimoli dopo 30 anni: sembra proprio tipico delle aziende italiane non sfruttare le potenzialità disponibili

GC – In effetti capisco il tuo ottimismo: ci da segnali chiari in questa direzione anche il legislatore Europeo. Forse, questa volta, riusciremo a vedere ulteriori sviluppi! Ne è un buon esempio anche il progetto di Fatturazione Elettronica verso la PA, che, partendo da zero, solo nel 2015 ha portato a 25 milioni le fatture elettroniche e strutturate inviate alla nostra PA.

SB – Speriamo che il bello arrivi adesso con gli incentivi per la fattura B2B

GC – In effetti la fattura B2B può avere un impatto ampio e trasversale, una sorta di “ammazza standard”!

SB – Già, non importa più quale linguaggio adottare, ma importa adottare il processo digitalizzato e strutturato: sicuramente non sarà facile portare i concetti legati alla fattura PA con lo stesso FORMAT nel B2B. L’esperienza della PA è quella di un ecosistema che cambia le proprie regole. Nel B2b, invece, convive un insieme di sistemi, ciascuno con regole di business che negli anni hanno portato a differenze e ottimizzazioni oggi inopportune da rimettere in discussione.

GC – Si, ma con qualche aggiustamento ci si può arrivare, magari incapsulando la fattura prodotta in base allo standard di filiera, all’interno della fattura B2b: l’importante è partire con un sistema che dia un riscontro rapido di efficacia e che faccia emergere, “rispettandole”, le problematiche tipiche del privato rispetto al pubblico.

SB – Chiaro, il resto sarà messo a punto strada facendo, come è successo sempre, anche con la Fatturazione Elettronica verso la PA, o no?

GC – Il fatto importante è che il concetto dello scambio dei dati in formato elettronico e strutturato (l’EDI) viene ormai assunto come un portatore di efficienza ed efficacia nei processi aziendali, almeno dal legislatore, italiano ed europeo… se questa convinzione non sarà presente anche nelle imprese, allora avremo una strada in salita

SB – Sono d’accordo! Oggi a spingere in questa direzione pensano agli incentivi a supporto della Fatturazione Elettronica B2b: per essere davvero una spinta alla diffusione, dovranno essere “importanti”. Penso, per esempio, a iniziative per la certificazione di un credito oppure ad agevolazioni fiscali. Sarebbero una bella cosa per le aziende.

GC – Hai ragione, ma l’efficacia dello stimolo alla Fatturazione Elettronica nel B2b non si esaurisce solo negli incentivi: gli incentivi dovranno essere accattivanti, come proponi tu, ma poi dovranno anche essere “raggiungibili”. Occorre capire bene come verrà impostato il processo: serve definire operativamente che cosa deve fare un’impresa per accedere agli incentivi e costruire questo percorso senza collidere con le esigenze di business di imprese diverse che operano in settori diversi. Non sarà facile.

SB – E’ vero. Però se gli incentivi saranno “attrattivi” e i processi saranno “fattibili”, credo che gli incentivi per stimolare la Fatturazione Elettronica nel B2b, se ben comunicati, potranno davvero innescare trend di crescita importanti nello scambio di dati in formato elettronico strutturato tra imprese italiane.

GC – Forse ci arriveremo, chi lo sa, speriamo

SB – Stavolta ci credo. E’ un piacere vedere i principi dell’EDI, in tempi di “digital disruption”, portare un po’ di sana innovazione anche nella nostra PA e nei processi B2b delle imprese.

GC – Non vedo l’ora di vedere come evolve la situazione. Ne riparliamo più avanti, allora! Alla prossima Stefano!

SB – Alla prossima, Giorgio!

*Stefano Bassi, Operations Director, Ediel Servizi

*Giorgio Casanova, Direttore Generale, Metel

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