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Digital Logistics

Sharing Economy, le 7 opportunità per gli operatori logistici

L’economia della condivisione, che sostituisce la proprietà con l’accesso, non impatta solo sull’ospitalità (vedi Airbnb) o sulla mobilità (Uber). Le piattaforme digitali di incontro tra domanda e offerta promettono grandi benefici anche a chi si occupa di trasporti, distribuzione e stoccaggio, spiega un’analisi di DHL Trend Research

21 Set 2017

Daniele Lazzarin

Il concetto di Sharing economy, cioè l’accesso temporaneo a servizi e asset attraverso app e piattaforme digitali, che sostituisce l’uso di asset di proprietà, ha già rivoluzionato la nostra vita e interi settori di mercato, basti pensare a cosa hanno fatto Airbnb nell’ospitalità e Uber nella mobilità. Secondo un report di PricewaterhouseCoopers, nei cinque settori più investiti da questo fenomeno – selezione di personale, finanziamenti crowdfunding, e media sharing, oltre ai due già citati – il fatturato della sharing economy aumenterà da 15 miliardi di dollari (2014) a 335 miliardi nel 2025.

Le opportunità di questo profondo cambio di paradigma però si possono estendere ad altri settori molto meno scontati. Tra questi c’è la logistica, e su questo concetto si basa il report “Sharing Economy Logistics”, di DHL Trend Research.

L’idea di privilegiare l’accesso e l’uso al possesso, si sa, non è affatto nuova, ma la possibilità di gestire tutto questo con piattaforme digitali ha permesso l’applicazione di questa idea in moltissimi ambiti. La sharing economy, spiega il report, nasce dalla confluenza di trend sociali e tecnologici. Le tecnologie abilitanti sono mobile, IoT, marketplace online, digital payment, communication API, location services. I trend sociali sono la recessione globale, l’affacciarsi nel mondo economico dei nativi digitali, l’attenzione ai temi ambientali. I ricercatori di DHL Trend Research evidenziano anche i punti critici ancora da risolvere per la sharing economy – affidabilità e trasparenza, garanzie rispetto ai rischi, eliminazione di posti di lavoro – e poi illustrano le più famose best practice da altri settori: ospitalità (Airbnb), ricerca del personale, industria pesante (noleggio e condivisione delle macchine), trasporti e mobilità (Uber).

Come accennato però la parte più originale del report (scaricabile qui) come accennato riguarda le sette principali opportunità della sharing economy per gli operatori logistici. Eccole in estrema sintesi.

1)   Truly Shared Warehousing. Con questa espressione i ricercatori indicano piattaforme simili ad Airbnb – come Flexe o DHL Spaces – che permettono di affittare a tempo e in modo dinamico (cioè variando l’estensione in funzione delle necessità) singole zone di grandi magazzini condivisi, gestendone l’uso, anche su smartphone, attraverso la nuova generazione di sistemi di inventory level management.

2)   Urban Discreet Warehousing. Questa è la versione “in piccolo”, nei territori urbani, e per i consumatori del punto precedente. Si sa che le città sono sempre più abitate e gli appartamenti sempre più piccoli, quindi c’è sempre più domanda di spazi dove depositare e conservare oggetti e mobili. Ecco spiegata l’utilità di piattaforme digitali che permettono l’affitto di piccoli spazi – anche messi a disposizione da privati, come cantine, garage, stanze sfitte o magazzini – e offrono servizi connessi come prelievo, consegna e noleggio di attrezzature (scaffali, ecc.).

3)   Community Goods On-demand. Qui si esamina il crescente successo di piattaforme di noleggio di piccoli oggetti di uso quotidiano (utensili, elettrodomestici, tende da campeggio, biciclette, ecc.) come la californiana Omni e l’olandese Peerby, evidenziando la grande opportunità per i fornitori di servizi logistici di proporre reti di ritiro e consegna on-demand, spazi di stoccaggio, capacità di gestione dei magazzini e di packaging degli oggetti.

4)   Logistics Asset Sharing. Gli operatori logistici con flotte di mezzi possono far leva sul concetto di sharing per migliorare il tasso di utilizzo di questi asset, che spesso nei weekend e di notte sono fermi. Attraverso apposite piattaforme digitali (sviluppate ad hoc o fruite in Cloud) possono affittare i mezzi ad aziende o privati, fornendo anche servizi complementari come per esempio polizze assicurative. I ricercatori suggeriscono un approccio simile anche con le attrezzature di movimentazione di magazzino (carrelli elevatori, movimentatori di pallet, ecc.) se non sono utilizzate su tre turni e 24 ore.

5)   Transport Capacity Sharing. Qui si cita uno studio di Frost & Sullivan secondo cui un camion su 4 in USA ed Europa viaggia vuoto, e i restanti viaggiano carichi in media al 50%. Inoltre ci sono le inefficienze legate al traffico, ai tempi di carico e scarico, alle comunicazioni incomplete ecc. Diverse startup sono entrate in quest’ambito con piattaforme digitali di brokeraggio – sono citate Saloodo!, Freightos, Convoy, Loadsmart – che favoriscono lo scambio di dati e informazioni tra operatori logistici e committenti, e quindi l’incontro tra domanda di trasporto e disponibilità di carico sui mezzi. Ed è solo l’inizio, spiega il report: si prospettano piattaforme simili anche per i trasporti via mare, aria e treno.

6)   On-demand Staffing. La logistica sta coprendo in parte con l’automazione le attività più pesanti e ripetibili, ma comunque resta un settore ad alta intensità di lavoro, e per giunta spesso con forti picchi stagionali di domanda. Per affrontarli possono essere di grande aiuto piattaforme digitali di incontro tra domanda e offerta di lavoro, con servizi di gestione del recruiting e della burocrazia dei contratti di temporary work: il report cita per esempio Jobdoh, startup di Hong Kong. Altro sviluppo estremamente promettente è quello delle consegne “ultimo miglio”, in cui gli operatori logistici si affidano – tipicamente nelle città e per la consegna al consumatore finale di acquisti eCommerce – a privati “certificati” dagli stessi operatori, reclutati attraverso apposite piattaforme come Postmates o TaskRabbit, e che si muovono con mezzi propri.

7)   Logistics Data Sharing. Tutte queste piattaforme di sharing raccolgono tantissimi dati. Dati che possono essere analizzati nelle forme opportune, per trarne indicazioni per nuovi servizi, nuovi prodotti, e anche modalità di rendere le città più efficienti ed ecosostenibili. Il report cita l’esempio del City Data Exchange di Copenhagen, una piattaforma basata su tecnologie Hitachi e alimentata da dati forniti da varie fonti, tra cui appunto gli operatori logistici, la cui analisi aiuterà la capitale danese a gestire traffico e infrastrutture in modo da diventare “carbon neutral” entro il 2025.

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