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Industria 4.0

Digital supply chain, i 4 punti (più uno) dirompenti per i CEO

I numeri uno di 24 multinazionali leader, da Colgate-Palmolive a Fujitsu, si aspettano grazie a tecnologie Industria 4.0 di abbattere i costi di procurement del 20% e quelli logistici fino al 50%. L’88% ha già adottato almeno una soluzione di questo tipo. I dati di un’indagine di The Center for Global Enterprise

22 Dic 2016

Domenico Aliperto

Come evolveranno logistica e supply chain con l’adozione delle tecnologie digitali, e in che modo le imprese possono preparare la strada a un cambiamento che l’Internet of Things sta già rendendo inevitabile? Qualche utile spunto di riflessione emerge leggendo il report “Digital Supply Chains: A Frontside Flip” realizzato da The Center for Global Enterprise (CGE) che contiene i punti di vista di 24 leader globali di queste discipline, supportati da indagini quali-quantitative condotte su centinaia di organizzazioni attive a livello internazionale.

Tra i 24 CEO coinvolti nell’indagine – si parla di realtà tra cui Acer, Colgate-Palmolive, Dell, Fujitsu, Goodyear, Lockheed Martin, SAP, Schneider Electric, ZTE -, 20 sostengono che la propria azienda sta pianificando o addirittura ha già fatto partire programmi di trasformazione della catena produttivo-logistica, mentre gli altri quattro si trovano nelle fasi iniziali del processo.

L’88% delle società interpellate per la survey, invece, ha incorporato nel proprio modello di business alcuni elementi della Digital Supply Chain, ma tutte affermano di essere all’opera per adottare le principali tecnologie che stanno cambiando il mercato in tal senso. Questo perché – stando al report – le multinazionali si aspettano mediamente di poter abbattere, grazie al digitale, i costi dei processi di procurement e di logistica rispettivamente del 20 e del 50%, con un aumento del fatturato intorno al 10%.

In realtà sono quattro (più uno) i pilastri di questa rivoluzione: quattro veri “game changer” che secondo CGE concorreranno ad aiutare le aziende nel realizzare modelli di piattaforme customer-centric capaci di catturare e ottimizzare i dati provenienti da diverse fonti in real time, massimizzando le performance e diminuendo i rischi. In altre parole: a dare vita alle DSC (Digital Supply Chain).

Il primo elemento è già stato citato. Parliamo di Big data e analytics, rigorosamente in tempo reale. Ogni giorno i dispositivi mobile e gli oggetti connessi, i sensori e i social media producono 2,5 quintilioni di byte. Oggi è una massa informe di dati, ma domani sarà la materia prima con cui le aziende attiveranno processi e prenderanno decisioni strategiche sul business, a partire dal design dei prodotti e dalle loro caratteristiche fino al prezzo e alle modalità di produzione e distribuzione. Naturalmente anche l’efficienza della supply chain dipenderà dal modo in cui verranno utilizzati i dati per indirizzarne i flussi. Sta però a ciascuna organizzazione comprendere quali fonti monitorare per incontrare i bisogni della clientela.

Entro il 2020 tutti i settori dovranno poi necessariamente fare i conti con una serie di tecnologie che cambieranno per sempre il modo in cui si realizzano e distribuiscono i prodotti: robot, stampa 3D, droni e veicoli autonomi sono solo alcuni esempi dell’ondata che contraddistinguerà l’Industria 4.0. Integrare tutte queste dimensioni con la catena logistica significherà pianificare e realizzare piattaforme di consegna capaci di disegnare il servizio intorno a ciascun cliente.

Il terzo pilastro di questa trasformazione è il nuovo modello collaborativo al tempo stesso richiesto e abilitato dal digitale. Per gestire la supply chain di ultima generazione servirà un paradigma di cooperazione interno ed esterno all’azienda, con la capacità di allineare entrambi gli approcci alle performance sul piano operazionale e alle metriche di business. È ciò che sta facendo per esempio Colgate-Palmolive. Michael Crowe, CIO della multinazionale, spiega nel report che l’azienda sta lavorando all’integrazione di diverse funzioni, dalle vendite allo sviluppo dei prodotti, per permettere la pianificazione dei processi con uno sguardo sull’intero sistema. Il tutto attraverso la creazione di piattaforme user-friendly, «Molto del successo di questo piano dipenderà dal consenso che susciterà e dal tasso di adozione presso i collaboratori», precisa Crowe.

C’è quindi il tema della cyber security, assolutamente rilevante nel momento in cui la catena logistica viene innervata con punti di accesso che rappresentano vulnerabilità per l’intero sistema IT dell’azienda. La capacità di proteggere la proprietà intellettuale e le informazioni riservate (soprattutto quelle relative ai clienti) è in questo senso un elemento dato per scontato più che un valore aggiunto. Senza contare che gli impianti normativi costruiti in questo ambito sono sempre più severi.

Il quinto punto è forse un punto di domanda, che comunque CGE non si sente di escludere dal novero dei game changer. Si tratta del Blockchain, che potrebbe davvero rivoluzionare il modo in cui la supply chain non solo è organizzata, ma anche teorizzata. Tra gli ambiti applicativi della Blockchain la Supply Chain rappresenta uno dei comparti dal più alto potenziale.

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