STRATEGIE ESG

Baker Hughes punta sull’engagement di clienti, dipendenti e partner di filiera per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità

Le iniziative che l’azienda ha messo in atto hanno già permesso di ridurre le emissioni Scope 1 e 2 del 28%. Ora il traguardo è la neutralità carbonica nel 2050. L’importanza di ragionare su tutto il ciclo di vita dei prodotti, dall’ideazione al disuso

Pubblicato il 06 Dic 2023

Eliana Bentivegna

Innovation Community Manager, Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Thinking, Politecnico di Milano

Baker Hughes

Baker Hughes è un’azienda che progetta e produce soluzioni tecnologiche all’avanguardia come turbine, pompe, centrifughe, sistemi di compressione del gas naturale e generatori per i clienti dei settori dell’energia e del manifatturiero, oltre a sistemi CCUS (Carbon Capture, Usage and Storage) e di stoccaggio dell’energia. Una realtà impegnata a raggiungere l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050 operando in modo sempre più sostenibile.

Il Gruppo è presente in oltre 120 Paesi con un organico di circa 55.000 dipendenti e nel 2022 ha realizzato un fatturato di oltre 21 miliardi di dollari. È presente in Italia da oltre 180 anni, principalmente attraverso Nuovo Pignone, con 7 siti produttivi.

People, Planet, Principle: i tre ingredienti della ricetta Baker Hughes per la sostenibilità

Negli ultimi cinque anni, Baker Hughes ha investito oltre un miliardo di euro nel nostro Paese, tra attività che riguardano l’ammodernamento degli stabilimenti italiani e la Ricerca & Sviluppo.

L’azienda punta a ridurre il proprio impatto sull’ambiente, mettendo in atto tecnologie a basse emissioni di CO2 e lavorando per aiutare i propri clienti a raggiungere i propri obiettivi ambientali.

«La sostenibilità è al centro delle operazioni di Baker Hughes e si articola nei tre pilastri People, Planet e Principles, che declinano in azienda l’approccio alle tre dimensioni dell’ESG, ossia Enviroment, Social e Governance», ha raccontato Martina Conti, Environmental Sustainability Leader, IET di Baker Hughes, in occasione del workshop della Digital Transformation Academy del Politecnico di Milano dal titolo “Quale ruolo del digitale nell’economia circolare?”.

L’engagement dei talenti

Nell’area People ci si concentra sull’attrazione dei talenti: «Il nostro obiettivo è quello di attrarre e fidelizzate talenti nel settore tecnologico e, nel contempo, stringere rapporti più forti con le comunità all’interno delle quali operiamo e con i nostri clienti».

L’area dei Principles è relativa a temi più tipici della compliance, dell’integrità e della sicurezza sul lavoro, mentre quella Planet, ambientale, raccoglie le soluzioni tecnologiche che riducono l’impatto sull’ambiente non solo di Baker Hughes, ma anche dei suoi clienti. «Qui figurano – ha chiarito la manager – diversi sotto-obiettivi strategici, dalla riduzione dell’emissione di gas ad effetto serra alla riduzione della produzione di rifiuti e di consumi di acqua. Abbiamo introdotto la tematica della biodiversità e, soprattutto, ci siamo dati un obiettivo numerico sul Lifecycle Assessment».

Il punto sugli obiettivi Scope 1, Scope 2 e Scope 3

Rispetto al piano definito nel 2019, in merito ai tre obiettivi del Greenhouse Gas Protocol (lo standard mondiale introdotto nel 1997 che permette di monitorare le emissioni di gas serra), l’azienda ha già ridotto le emissioni di Scope 1 e 2 del 28%, e punta alla neutralità climatica nel 2050.

Le emissioni di scopo 1 sono quelle generate direttamente dalle operation – dagli impianti, dai veicoli o dalle attività sul campo. Quelle di scopo 2, invece, sono generate indirettamente dal consumo di energia, come nel caso dell’elettricità, del riscaldamento e del raffreddamento.

«Il GhG Protocol, in particolare, ci fornisce gli strumenti e le metodologie necessari per misurare le emissioni. Abbiamo così evidenziato che quello più impattante per noi è lo Scope 3, relativo alle emissioni indirette lungo tutta la catena di approvvigionamento, da quelle derivanti dall’utilizzo dell’energia usata per la realizzazione di prodotti e materie acquistate all’esterno fino a quelle generate in fase d’uso dai nostri clienti. Per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni è stato adottato un approccio olistico ed è stato presentato un programma che prevede il coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali. Battezzato All In Carbon Out, mette ogni dipendente nella condizione di compartecipare all’identificazione e agli sviluppo dei progetti all’interno del programma».

La stampa 3D dei componenti soggetti a usura

«Uno dei progetti portati avanti ha l’obiettivo di migliorare le prestazioni e l’efficienza delle turbine a gas», racconta Angela Serra, Senior Emissions Technical Advisor dell’azienda. È stata quindi svolta un’analisi di Life Cycle Assessment che monitora tutto il ciclo di vita della turbina, dall’estrazione delle materie prime alla costruzione, fino al disuso, per capire su quali componenti agire per ridurre l’impatto ambientale delle turbine.

«Ci siamo focalizzati, in particolare, sui componenti che sono investiti dai gas più caldi, come le pale e gli ugelli della turbina, che vengono sostituiti quattro o anche cinque volte durante la vita utile della macchina. Questi componenti vengono tradizionalmente prodotti con la fusione a cera persa mentre noi abbiamo optato per la stampa 3D. In questo modo usiamo delle precise quantità di energia e materiale, in modo da ottimizzare l’uso delle macchine e i tempi di produzione».

L’altro grande beneficio nell’utilizzo della stampa 3D è la possibilità di inserire velocemente nuove idee di progetto, come ad esempio, diversi elementi di design che nella fusione a cera persa richiederebbero un processo lungo e costoso per dell’aggiornamento degli stampi. In questo modo, è possibile ottenere una riduzione dell’impatto ambientale che va dal 16% al 40%.

«La grande sfida digitale di questo processo – ha concluso Serra – riguarda la raccolta e la conservazione delle informazioni d’inventario in un database condiviso, in modo da poter velocemente capire qual è l’impatto dei nostri prodotti a livello di economia circolare e, più in generale, di ESG».

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