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Fatturazione elettronica

e-Invoice, la scadenza di marzo è vicina: 5 fasi per un ciclo dell’ordine digitale

Il 31 marzo scatterà il secondo termine per l’obbligo di fatturazione digitale alla PA. Ma questo va visto solo come un passo verso la dematerializzazione dell’intero processo dall’ordine alla spedizione, che può far risparmiare fino a 65 euro per ciclo a ciascuna organizzazione coinvolta, cliente o fornitore. I passi da seguire secondo l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano

10 Dic 2014

Redazione

La seconda scadenza dell’obbligo per la Fatturazione Elettronica – il 31 marzo 2015 – si sta avvicinando, e gli enti che ancora non si sono conformati – le “restanti” PA Centrali e, soprattutto, quelle Locali – si stanno preparando.

Si aprono così interessanti prospettive di sviluppo, soprattutto dal punto di vista dell’evoluzione digitale in Italia che, secondo l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano, può seguire un percorso logico che si snoda in cinque “prossimi passi” che coinvolgono la PA, le imprese e – più in generale – l’intero Sistema Paese:

  1. dal semplice “fare” Fatturazione Elettronica al “fare bene” Fatturazione Elettronica, sia dal punto di vista delle PA sia da quello dei loro fornitori, per massimizzare il beneficio raggiungibile;
  2. dal “fare bene” Fatturazione Elettronica all’integrare la fase di Fatturazione con quella di Pagamento, per ridurre i tempi e/o abilitare modelli efficaci per l’accesso al credito;
  3. dall’integrazione Fatturazione-Pagamento alla copertura più ampia di tutto il ciclo dell’ordine, per estendere le opportunità della Digitalizzazione all’intero processo di relazione cliente-fornitore;
  4. dalla copertura dell’intero ciclo dell’ordine all’utilizzo della Fatturazione Elettronica come strumento di semplificazione per abbattere i costi della burocrazia che gravano sulle imprese (per esempio, legati a comunicazioni e adempimenti);
  5. dalla semplificazione burocratica all’apertura culturale verso nuovi modelli organizzativi e nuovi modi di lavorare abilitati dall’adozione delle tecnologie digitali, per rendere sempre più concreti e infrastrutturali i propositi dell’Agenda Digitale Italiana.

Tutto questo ovviamente ha delle ripercussioni da un lato sui processi delle imprese – che devono adottare un nuovo modello per emettere e archiviare le fatture – dall’altro sulle PA, che devono gestirne la ricezione, la verifica e la conservazione.

Ma, pur a fronte di uno sforzo iniziale, i benefici perseguibili sono rilevanti. Secondo le stime dell’Osservatorio la sola Fatturazione Elettronica lato PA, come abbiamo già evidenziato in passato, consente di risparmiare circa 17 € per ogni singola fattura ricevuta, in particolare 14 euro per il minor impiego di manodopera e 3 euro per la riduzione dei materiali e dello spazio utilizzato. Lato imprese, la singola organizzazione può risparmiare circa 3-8,5 €/Fattura in caso di interscambio di flussi di dati strutturati, cioè in formato direttamente elaborabile dai sistemi informativi aziendali. Se poi si guarda all’intero Ciclo dell’Ordine – di cui la Fatturazione Elettronica è uno dei componenti – dalla sua digitalizzazione è possibile perseguire risparmi di efficienza fino a 6 volte superiori, raggiungendo benefici compresi tra i 25 e i 65 €/ciclo per la singola organizzazione, cliente o fornitore.

Il passaggio alla Fatturazione Elettronica verso la PA, quindi, potrà anche richiedere qualche sforzo iniziale e in alcuni casi potrà anche avere un impatto rilevante e complicato da gestire, in quanto stravolge procedure e abitudini consolidate; allo stesso tempo, rappresenta però anche un’ottima occasione per provare a portare un importante stimolo digitale verso il nostro Paese, soprattutto nell’ottica di recuperare competitività.

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