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Dematerializzazione nella PA: il punto in vista del 31 marzo

Secondo l’AGID all’inizio di questo mese gli uffici attivati dalle Pubbliche Amministrazioni sono 40.849, mentre i Comuni pronti al passaggio sono 3.314, meno della metà del totale. Intanto il MEF definisce in una circolare quali enti sono da intendere “amministrazioni pubbliche” soggette all’obbligo

11 Mar 2015

Alessandro Longo

L’Agenzia per l’Italia Digitale stringe gli ultimi bulloni della fattura elettronica in vista del grande varo della macchina, ossia della scadenza del 31 marzo 2015, quando anche le PA locali saranno obbligate a pagare solo in questo modo i propri fornitori.

Tra le notizie degli ultimi giorni c’è una circolare del Mef (con la Presidenza del Consiglio) che chiarisce, una volta per tutte, quali sono da intendere “amministrazioni pubbliche”, quindi soggette all’obbligo. «Già, perché alcuni “nicchiavano”, non si consideravano amministrazioni pubbliche. Abbiamo avuto anche questo nel percorso verso la fattura elettronica obbligatoria», racconta una fonte vicina alla Presidenza del Consiglio.

Nella circolare si legge che si intendono tali “tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e, fino alla revisione organica della disciplina di settore, il CONI”, e ancora “i soggetti indicati a fini statistici dall’Istituto nazionale di statistica nell’elenco oggetto del comunicato del medesimo Istituto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana entro il 30 settembre di ogni anno, e le Autorità indipendenti”, infine “le amministrazioni autonome”.

Al tempo stesso, l’Agenzia fa sapere al nostro sito che i Comuni pronti al passaggio sono meno della metà del totale. Degli 8.091 – tutti registrati in Ipa, l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni -, sono 3.314 quelli che hanno inviato all’Agenzia la pianificazione per adeguarsi a ricevere fatture elettroniche. Ma di questi, i piani privi di errori o incongruenze sono 2.719.

Per il resto, il bilancio alla prima settimana di marzo è di 40.849 uffici di fatturazione elettronica attivati dalle PA e registrati in Ipa; 19.666 dei quali sono riferiti ad amministrazioni con decorrenza 6 giugno 2014 e 21.183 ad amministrazioni con decorrenza 31 marzo 2015.

«Sono 21 le Regioni che hanno comunicato la propria pianificazione delle attività: 18 hanno completato le attività di caricamenti in Ipa di tutti gli uffici di F.E. previsti in fase di pianificazione; 14 hanno dichiarato di voler assumere il ruolo di intermediario per le PA del proprio territorio attivando un hub di servizi di fatturazione elettronica», fanno sapere dall’Agenzia.

Visto che il nodo da sciogliere sono i Comuni, è importante che le Regioni li aiutino nel processo, anche se per ora – come si vede – non tutte hanno dato questa disponibilità.

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