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Pubblica Amministrazione

Senato: richiesto il rinvio dell’obbligo dei codici per la fattura elettronica

La modifica, sostenuta da emendamenti bipartisan, prevede lo spostamento della data dal 6 giugno 2014 al 31 marzo 2015, puntando a ridurre il rischio che il meccanismo di scambio si blocchi sul nascere per problemi normativi e tecnici

16 Mag 2014

Alessandro Longo

Una pioggia di emendamenti sul decreto Irpef, presentati al Senato, chiede di rinviare al 31 marzo 2015 – dal 6 giugno 2014 – l’obbligo a inserire i codici nelle fatture elettroniche rivolte alla pubblica amministrazione. Si tratta del Codice identificativo di gara (Cig) e del Codice unico di progetto (Cup).

La modifica chiesta al Senato da emendamenti bipartisan (Pd, Ncd, Forza Italia e gruppo Per l’Italia) servirebbe a evitare il rischio che la fattura elettronica si blocchi sul nascere. Il problema è che i fornitori potrebbero non avere questi codici o non essere in grado di inserirli. E senza di quelli la pubblica amministrazione non può pagare le fatture (secondo il decreto Irpef). Il motivo dell’impasse è duplice, normativo e tecnico assieme. Da una parte, la normativa di riferimento (per la tracciabilità finanziaria) non obbliga le Pa a comunicare questi codici ai fornitori, che quindi potrebbero non conoscerli e di conseguenza non essere in grado di inserirli, almeno in alcune delle fatture.

Dall’altra, c’è una questione tecnica: per l’inserimento automatico dei codici bisogna aggiornare i software per la fatturazione elettronica e i tempi potrebbero essere troppo stretti. Di qui la richiesta di rinvio al 31 marzo 2015, laddove ora secondo il decreto Irpef l’obbligo a mettere i codici scatta in contemporanea con il varo della fattura elettronica obbligatoria, cioè dal 6 giugno. In subordine, le imprese chiedono di spostare l’obbligo dei codici fino a 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Irpef.

I codici sono un tassello importante nel grande quadro della fatturazione elettronica. Servono a monitorare in automatico e in tempo reale la spesa di singoli progetti e unità organizzative. Consente all’Italia, insomma, di avere un pieno “controllo di gestione” (come avviene nelle aziende) delle spese di tutte le pubbliche amministrazioni; mese per mese e non solo più al momento dei bilanci annuali (come avviene ora). È utile anche a scoprire chi ha mancato la scadenza di un pagamento a 30 giorni. Può servire insomma ad avere un quadro certo dei debiti arretrati, della Pa verso le aziende, e risolvere il fenomeno dei debiti fuori bilancio. Per questi motivi, le aziende sono favorevoli all’obbligatorietà dei codici nelle fatture elettroniche; ma chiedono più tempo.

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