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Public Procurement

Procurement Pubblico: le 5 raccomandazioni del Libro Bianco per la PA

L’iniziativa di FPA, nata per costruire un’agenda dell’innovazione per la nuova legislatura, suggerisce le azioni da intraprendere per sostenere la centralità dei processi di innovazione in atto e scongiurare un completo azzeramento di quanto fatto

19 Lug 2018
Circa il 14% del PIL dell’Unione Europea è speso attraverso il Procurement Pubblico* e in Italia i valori si attestano entro il 10% del PIL, dato questo che ne sottolinea la forte incidenza  sull’economia del nostro Paese. Con l’obiettivo di regolamentare le procedure, considerando anche che gli operatori che partecipano alle gare non sono solo nazionali ma possono provenire anche dagli altri Stati membri dell’UE, nel 2016 è ha preso il via una profonda riforma con cui è stato messo a punto un nuovo Codice Appalti (promosso dal D.Lgs. 50/2016), articolato in un nucleo normativo, provvedimenti attuativi e regolamentazione flessibile di supporto alle stazioni appaltanti.
Vista la sua rilevanza del tema, il Procurement Pubblico è uno degli approfondimenti del percorso collaborativo promosso da FPA, per costruire un’agenda dell’innovazione per la nuova legislatura, cha ha visto la nascita di un Libro Bianco per la PA. L’obiettivo dell’iniziativa è sostenenere la centralità dei processi di innovazione in atto e scongiurare un completo reset di quanto fatto fino a oggi, attraverso delle “raccomandazioni”. Il documento si articola in quattro capitoli: dall’Open Government all’Open Governance, nuovi processi per la PA abilitante (in cui viene affrontato il tema del Procurement Pubblico), trasformazione digitale della PA e politiche verticali per la sostenibilità.

Le raccomandazioni del Libro Bianco sul Procurement Pubblico

La prima raccomandazione riguarda la qualificazione delle stazioni appaltanti. Nell’ambito del Procurement Pubblico questo è infatti uno dei pilastri del nuovo Codice Appalti, insieme alla loro professionalizzazione e concentrazione. Fino a quando questo aspetto della riforma non sarà attuato non ci si potrà essere un reale cambiamento del sistema. La raccomandazione del Libro Bianco per la PA è adottare al più presto le norme attuative del sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti: questo aspetto avrebbe dovuto rappresentare la vera chiave di volta del sistema, ma ancora c’è molto da fare e difficilmente potrà essere efficacemente realizzato in carenza di adeguati investimenti che non sembrano essere stati previsti.
La seconda raccomandazione si riferisce alla valutazione dell’offerta: una delle principali novità del Codice Appalti riguarda la valorizzazione degli aspetti tecnici e qualitativi delle offerte. Per questo il Libro Bianco della PA propone di favorire l’adozione di strumenti di valutazione e misurazione della qualità che diano garanzia di oggettività e attendibilità. Per farlo occorre incoraggiare (e anche formare) le stazioni appaltanti nell’individuare criteri di valutazione delle offerte che realmente privilegino aspetti qualitativamente rilevanti ed effettivamente necessari.

La terza raccomandazione fa riferimento all’esigenza di un monitoraggio costante dell’andamento della spesa, frutto di una disponibilità spesso esigua di risorse, soprattutto negli enti localie. L’indicazione, in questo caso, è di riqualificare la spesa pubblica con l’adozione di soluzioni innovative che ne permettano il monitoraggio, per puntare sulle soluzioni moderne disponibili sul mercato come strumento di evoluzione del procurement pubblico e di riqualificazione della spesa pubblica, anche in ottica della riduzione nel medio-lungo termine degli sprechi.

La quarta raccomandazione pone l’enfasi sulle partnership tra pubblico e privato, che giocano un ruolo determinante. La Corte dei Conti europea  ha espresso forti perplessità sull’utilizzo dello strumento dei partenariati pubblico-privati (PPP) nell’UE (cfr. Rel. N. 9/2018), evidenziandone le criticità e denunciando una certa carenza di preparazione delle PA nella programmazione e nella gestione delle iniziative. Questo elemento compromette, sul piano operativo, il raggiungimento dei risultati che è ragionevole e lecito attendersi dall’utilizzo dei PPP. In questo caso la raccomandazione del Libro Bianco per la PA è favorire la condivisione delle esperienze e l’open innovation, anche promuovendo piattaforme tecnologiche che ne favoriscano la diffusione. Tra le criticità evidenziate dalla Corte c’è anche la mancanza di strumenti di supporto alle amministrazioni che intendano intraprendere questa strada, ivi compresa la diffusione e condivisione di “buone pratiche”.

La quinta raccomandazione riguarda il dibattito pubblico. Il DPCM del 9 maggio 2017 introduce in Italia, ai sensi dell’Art. 22 del D. Lgs. 50/2016, il dibattito pubblico per le grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull’ambiente, sulla città o sull’assetto del territorio. Il Decreto individua, nel relativo Allegato, le tipologie e le soglie di intervento. L’indicazione è che, dato un primo coinvolgimento degli stakeholders del territorio al dibattito, si auspica l’apertura a un numero maggiore di cittadini nelle fasi successive del dibattito stesso. La normativa nazionale dovrebbe prevedere la possibilità di richiedere l’apertura a dibattito pubblico per almeno lo 0,50 per cento dei cittadini, degli stranieri o degli apolidi, che hanno compiuto sedici anni e regolarmente residenti nella Regione, anche su iniziativa di associazioni e comitati.

Com’è nato il Libro Bianco per la PA

Il percorso è stato avviato alla fine del 2017 con una prima fase di ascolto della community di innovatori di FPA, finalizzata a raccogliere, nella nostra rubrica “Caro governo”, commenti, riflessioni e suggerimenti sullo stato dell’arte di alcuni temi di particolare rilevanza strategica – dalla riforma della PA alla trasformazione digitale, dalla sanità al procurement pubblico, dalle politiche urbane alle quelle per il lavoro e l’istruzione – chiedendo cosa non si doveva perdere di quanto fatto negli ultimi anni, quali iniziative e progetti devono essere aggiornati, o abbandonati, perchè non hanno prodotto i risultati sperati, cosa di nuovo è importante mettere nel programma della nuova legislatura.

Il secondo passaggio ha avuto luogo in occasione della 29esima edizione di FORUM PA, concepita come momento di confronto, elaborazione e proposizione finalizzato alla redazione di un programma d’innovazione della PA da mettere sulla scrivania del nuovo Governo. Tra i 250 incontri in programma, 20 tra convegni e grandi scenari sono stati selezionati e progettati con lo specifico obiettivo di suggerire alcune raccomandazioni per valorizzare quanto si è già fatto, individuare una chiara gerarchia di priorità di quanto rimane ancora da fare ed esaminare le iniziative che non hanno prodotto i risultati attesi.

Al termine di una fase di rielaborazione e sistematizzazione curata dal team di FPA, i risultati sono stati raccolti nella prima versione dei Libro Bianco, posto in consultazione, in un’ottica di aggiornamento continuo. La prima fase di revisione ha visto il coinvolgimento di una platea ristretta composta da chi ha contribuito alla fase di analisi preparatoria svolta da FPA prima di maggio e dai moderatori e relatori dei convegni di FORUM PA 2018. A partire dal 28 giugno, il Libro Bianco è pubblicato e posto in consultazione pubblica.

*cfr. documento della Commissione Europea “Appalti pubblici efficaci in Europa e per l’Europa

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