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Forum PA 2018, cronache dal primo giorno. Nella PA età media 50 anni, ma cresce lo Smart Working

La 29esima edizione è cominciata con l’intervento di Stephen Goldsmith, docente alla Harvard University ed esperto di innovazione delle Amministrazioni. Presentati i risultati dell’indagine sul lavoro pubblico condotta da FPA: assenteismo e spesa in calo (l’Italia ha il 70% di dipendenti pubblici meno della Germania), età media in continuo aumento

23 Mag 2018

Paola Capoferro

È in corso a Roma, presso la Nuvola di Fuksas, il Forum PA 2018. Giunta alla 29esima edizione, la manifestazione è stata progettata quest’anno come occasione di confronto per elaborare un Libro Bianco sull’innovazione da consegnare al nuovo Governo e «per promuovere una riflessione sulla necessità di mettere ai primi posti della prossima agenda politica un profondo percorso di rinnovamento della nostra pubblica amministrazione in grado, finalmente, di adottare in pieno il paradigma dell’open government e valorizzare l’autonoma iniziativa dei cittadini nello svolgimento di attività di interesse generale», come ha sottolineato Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA.

Ad aprire Forum PA 2018 è stato Stephen Goldsmith, il Direttore del Programma di innovazione delle Amministrazioni alla Harvard University Kennedy School of Government, che con una lectio magistralis ha presentato la sua visione di “governo con la rete”, per una PA che deve aprirsi alla collaborazione con soggetti pubblici, privati e non-profit.

Stephen Goldsmith

Direttore Programma di innovazione delle Amministrazioni, Harvard University Kennedy School of Government

«La PA deve creare piattaforme distribuite per rispondere a tutte le esigenze e le necessità di chi opera e dei cittadini, perchè uno dei suoi doveri è proteggere la salute e la sicurezza. Solo agendo in tempo sarà possibile prevenire i problemi e le crisi: in questo scenario la tecnologia è il fattore abilitante», ha sottolineato Goldsmith.

«I Data Warehouse al servizio di Sanità, Istruzione e Forze dell’ordine sono validi strumenti per consentire alla PA di prevenire e arginare le situzioni di emergenze, e gli open data resi fruibili possono indirizzare le politiche e le azioni di governo delle città. È arrivato il momento di abbandonare il vecchio modello di città a favore di uno aperto, collaborativo e distribuito: utilizzando i dati estrapolati dalle segnalazioni dei cittadini, per esempio, si può migliorare la prevedibilità di un incendio, e con l’analisi delle recensioni dei ristoranti sulle App si può proteggere la salute pubblica».

L’indagine sul lavoro pubblico: il 5% ha progetti di smart working

Durante il convegno di apertura del Forum PA 2018 sono tra l’altro stati presentati i risultati dell’indagine sul lavoro pubblico, condotta da FPA, società del gruppo Digital360. La prima evidenza è che la PA italiana resta ancora anziana, sottodimensionata, poco qualificata: sono 3,2 milioni i dipendenti pubblici italiani (dati Ragioneria dello Stato – 2016, ndr) con età media 50 anni.

Nell’ultimo anno si sono accumulati 25.000 precari in più, e la spesa è calata a 160 miliardi di euro: sono le prime tracce della riforma Madia sulla Pubblica Amministrazione, i cui impatti hanno ancora bisogno di tempo per diventare visibili, commentano i ricercatori. Per esempio i dipendenti sono ancora in calo perché gli effetti dei piani di assunzione inizieranno a incidere solo nel 2018 (dal 2008 sono uscite 246mila persone, ancora non rimpiazzate).

Fanno da contraltare i primi segnali di “svecchiamento” dal punto di vista organizzativo: inizia, infatti, a farsi strada il lavoro agile. A essere “smart” sono già 4.210 dipendenti pubblici (800 in più rispetto allo scorso anno), per lo più degli enti locali, e il 5% delle pubbliche amministrazioni ha progetti strutturati di Smart Working, il 4% lo pratica informalmente e quasi il 48% è interessato a una prossima introduzione (dati Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano 2017).

«La PA italiana si trova oggi sull’orlo del cambiamento possibile – commenta Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA –: l’ultima stagione di riforma ha posto le basi per ridefinire i tratti e il profilo della PA, ma al momento non si sono modificati i dati strutturali del pubblico impiego: il numero dei dipendenti e la spesa per redditi di lavoro si riducono, anche se meno velocemente del passato, sono stazionarie le condizioni di invecchiamento, i divari retributivi, le condizioni di precariato di migliaia di persone. È ancora irrisorio l’investimento in formazione, pochissime sono le ‘facce nuove’ e permangono gli interrogativi sulla tenuta strutturale del sistema del pubblico impiego alle sfide del cambiamento e alla crescita dei fabbisogni di cittadinanza e imprese».

Carlo Mochi Sismondi

Presidente di FPA

Mochi Sismondi: non è più tempo di norme, ma di cassette degli attrezzi

In dettaglio, secondo i dati dell’indagine FPA, la PA italiana ha il 70% in meno di dipendenti rispetto alla Germania, il 65% rispetto all’Inghilterra e il 60% della Francia. Se i “nuovi dipendenti pubblici” sono appena 64mila, si prevede che i precari raggiungeranno quota 314mila (25.000 in più rispetto al 2015). Inoltre il personale, come si è anticipato, è vecchio: l’età media di 50,3 anni cresce di 6 mesi ogni anno, e sono oltre 450.000 gli over 60, di cui il 62% diplomati che fanno sempre meno formazione (6/7 ore di media ogni anno).

Lo stipendio medio è di 34.500 euro (sostanzialmente uguale al dato 2009), con fortissime varianze però, dai 138mila euro della magistratura ai 28,4 mila del personale della scuola. La spesa per la collettività è sempre minore: 160 miliardi di euro è il costo di tutto il personale della PA – con un risparmio di 10 miliardi rispetto al 2009 che porta l’Italia in linea con i principali Paesi europei. Ciascun cittadino italiano spende per il lavoro dei dipendenti pubblici 2632 euro l’anno.

L’indagine tra l’altro ha messo in luce i primi effetti della linea dura sull’assenteismo della riforma Madia: si rileva una riduzione del 10,6% in un anno dei giorni di malattia (Dati INPS 2016/2017) e la diminuzione dei certificati medici (da 7 ogni 10 lavoratori del 2016 ai 6 certificati ogni 10 del 2017), soprattutto per il calo delle assenze brevi di un giorno. Sono già 40 i licenziamenti disciplinari avviati ai sensi della riforma. Nel 2017 complessivamente nella PA sono stati licenziate 324 persone, il 63% in più rispetto 5 anni prima, di cui quasi metà per assenze.

«Dobbiamo uscire dal pantano, è tempo di innovazione empatica: serve creare una sintonia vera fra tecnologia e PA e fra tecnologia e cittadini», ha sottolineato Mochi Sismondi. «All’Italia serve oggi una PA diversa in grado di ‘governare con la rete’, ossia uscire dal palazzo e interagire con i diversi soggetti attraverso una governance collaborativa. Servono profili diversi, in grado di adattarsi al cambiamento e alla trasformazione digitale in atto. Ora tocca al futuro Governo proseguire la strada della riforma, non con nuove leggi, ma applicando quelle che ci sono e senza perdere quanto di buono è stato impostato in questi anni. Non è più tempo di norme: comincia il tempo dei manuali e delle cassette degli attrezzi».

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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