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Interviste

La “spending review” inglese? Si fa in Italia

Il Regno Unito affida all’italiana BravoSolution l’analisi della spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione. L’iniziativa si inserisce nel programma di razionalizzazione dei costi definito dalla “spending review” del Governo Cameron. La situazione nel nostro Paese

21 Feb 2012

La “spending review”, la revisione della spesa nella pubblica amministrazione, è balzata agli onori delle cronache sull’onda della volontà di migliorare l’efficienza e l’efficacia della “macchina” PA.

Non è un problema solo italiano. Anche all’estero c’è la voglia di passare al setaccio tutte le spese, piccole o grandi che siano, alla ricerca di inefficienze e sprechi.

Degno di nota è il fatto che “l’efficiente” Regno Unito abbia deciso di affidare all’azienda italiana BravoSolution l’analisi della spesa in beni e servizi della pubblica amministrazione.

Ne parliamo con Ezio Melzi, direttore generale della società.

Ezio Melzi

Ezio Melzi, Consigliere Delegato di BravoSolution Italia (a Jaggaer company)

In che cosa consiste l’incarico che vi ha assegnato il Governo Britannico?

La gara pubblica che abbiamo avuto l’onore di vincere – in competizione con importanti provider internazionali – riguarda la fornitura di tecnologia e consulenza per l’analisi della spesa pubblica britannica. Lavoreremo su un perimetro di 60 miliardi di sterline l’anno, principalmente legati all’acquisto di beni e servizi quali ad esempio le spese per i viaggi, per la cancelleria, per le pulizie, per le attrezzature IT. L’incarico si inserisce nel più generale programma di spending review lanciato nel 2010 dal Governo Cameron con sfidanti obiettivi di razionalizzazione dei costi pubblici.

Qual è il rapporto tra spending review, tema di grandissima attualità anche nel nostro Paese, e analisi della spesa?

Qualunque iniziativa di razionalizzazione dei costi, obiettivo primario del programma di spending review britannico così come di quello italiano, parte necessariamente dalla conoscenza di quanto e come si sta spendendo. Solo a valle di questa consapevolezza è possibile identificare ed attuare, sulla base di parametri oggettivi, possibili interventi correttivi, in ottica di razionalizzazione dei costi.

Per quali organizzazioni pubbliche e regolamentate può essere più utile l’analisi della spesa?

L’esperienza che stiamo conducendo nel Regno Unito è partita dai principali ministeri, ovvero dagli enti che gestiscono alti volumi di spesa e che, dunque, maggiormente incidono sulle finanze pubbliche. Il Governo ha scelto di partire da questi enti proprio nell’ottica di raggiungere più rapidamente gli obiettivi di riduzione costi pianificati dalla spending review. In generale la possibilità di monitorare e controllare sistematicamente la propria spesa costituisce un vantaggio per qualsiasi organizzazione, sia locale sia centrale. E non mi riferisco solo ai benefici in termini di razionalizzazione dei costi e snellimento dei processi decisionali, ma anche alla trasparenza e tracciabilità dei razionali di spesa. Proprio a valle di queste considerazioni ritengo che gli strumenti di analisi della spesa potrebbero agevolare anche organizzazioni delegate ad attività di controllo quali ad, esempio, le Autorità di Vigilanza.

Quale supporto può venire dalla tecnologia?

Le più moderne soluzioni per l’analisi della spesa, se utilizzate con metodiche adeguate, permettono alle organizzazioni di acquisto di avere agevolmente visibilità sui propri dati di spesa secondo diversi angoli di lettura (ad esempio per categoria merceologica, fornitore, area geografica…), con il livello di dettaglio desiderato, dal più sintetico fino al più granulare. L’opportunità offerta da queste tecnologie è quella di elaborare e mettere a fattor comune anche dati disomogenei (ad esempio per forma o classificazione) e provenienti da fonti diverse. Sia il centro che le organizzazioni periferiche possono così sapere in ogni momento, attraverso reportistiche personalizzate, quanto stanno spendendo, per “cosa”, con quali fornitori, con quale “deriva” rispetto al budget stimato, con quale grado di utilizzo di accordi quadro stipulati e così via e, naturalmente, fare confronti con il pregresso.

Senza l’ausilio di soluzioni tecnologiche specifiche questo tipo di analisi sarebbe impraticabile o, comunque, estremamente faticoso.

L’esperienza del Regno Unito potrebbe essere replicata in Italia, viste le urgenze sul fronte della spending review?

Stiamo cercando di muoverci per promuovere anche in Italia un approccio strutturato al controllo della spesa pubblica. Le soluzioni per farlo ci sono e sono di rapidissima implementazione. Il problema sta, forse, nel decidere di avviare i progetti. Alcune iniziative promosse dall’attuale Governo sul fronte dell’innovazione dei processi pubblici mi rende, però, ottimista.

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