Public Procurement

Il public Procurement al centro del piano Colao: le proposte della task force di esperti

Digitalizzazione degli appalti, Procurement ICT, e green Procurement: il gruppo di esperti nominato dal Governo punta su una differente gestione dei processi di acquisto per rispondere all’emergenza e migliorare ed efficientare la Pubblica Amministrazione. Ecco le azioni da mettere in atto

29 Giu 2020

Luigi Teodonio

Il Procurement riveste un ruolo di primaria importanza nel piano Colao. Le misure e gli interventi economici ideati dalla task force di esperti nominata dal Governo – il cui costo totale si aggira attorno ai 170 miliardi di euro spalmati su cinque anni – hanno l’obiettivo di rilanciare l’economia e il comparto produttivo del nostro Paese, messi a dura prova dallo stop causato dall’emergenza sanitaria del COVID 19. E, come accennato, il Procurement è uno dei punti fondanti il piano, in particolare per quel che riguarda il rilancio e l’efficientamento della Pubblica Amministrazione.

Attraverso il rafforzamento del cosiddetto green public procurement (gli appalti verdi della PA), il comitato guidato da Vittorio Colao vuole imprimere una svolta ecologista ai canali di approvvigionamento degli enti pubblici, puntando su economia circolare e nuovi criteri ambientali minimi. Questo, però, è solo uno dei tanti aspetti del Procurement che potrebbero essere interessati da un’eventuale attuazione di tutti i 102 punti del piano Colao. Vediamo come potrebbe cambiare.

Digitalizzazione degli appalti

Quello degli appalti pubblici è uno dei settori più “corposi” del bilancio statale e, più in generale, una delle voci principali del PIL del nostro Paese (e dell’Unione Europea). Nonostante questa rilevanza, però, il mondo del Procurement pubblico è ancora legato a vecchie logiche e vecchi sistemi, che finiscono con il renderli poco efficienti ed efficaci.

Per questo l’e-Procurement è uno dei punti cardinali del piano Colao per la riforma della Pubblica Amministrazione: “A fronte di una stessa disciplina, in Italia esistono profonde differenze tra stazioni appaltanti, per competenze e mezzi a disposizione, pertanto carenze e ritardi digitali di diversi operatori, si accompagnano a esperienze virtuose”. La riforma in chiave digitale della Pubblica Amministrazione, dunque, passa attraverso una differente organizzazione delle stazioni appaltanti, che dovrebbe condurre a una maggiore efficienza.

Per riuscirci, si legge nel piano Colao, nel breve periodo si dovrà “favorire aggregazione della domanda e appalti congiunti per ottenere risparmi e mettere a frutto la specializzazione e le competenze acquisite in materia da alcune stazioni appaltanti” e “completare la disciplina attuativa per la digitalizzazione degli appalti”. Una volta che queste riforme saranno state attuate, si potrà passare alla seconda fase dell’e-Procurement, che nel medio periodo porterà alla professionalizzazione delle stazioni appaltanti e alla creazione di basi dati capillari e qualitative che permetteranno di analizzare in maniera più efficace la spesa pubblica.

Procurement ICT

All’interno di questo quadro, l’acquisto di soluzioni ICT ricopre un ruolo particolare. La task force guidata da Vincenzo Colao propone di creare una “nuova un’unità dedicata di Procurement di servizi ICT e lo sviluppo di processi ad-hoc di acquisto per prodotti e servizi digitali (ad es. cloud)”. L’obiettivo primario è quello di creare professionalità ad hoc che siano in grado di “migliorare la stesura dei requisiti di gara sia tecnici che qualitativi”.

Inoltre, si dovrebbero includere startup o PMI innovative nel parco dei fornitori, così da incrementare la competizione nel settore e favorire la creazione di un ecosistema innovativo su tutto il territorio nazionale. Infine, si legge ancora nel piano Colao, si dovrebbero imporre sia un sistema di monitoraggio/valutazione dei fornitori sia clausole contrattuali a tutela dell’amministrazione pubblica, così come avviene già nel settore privato.

Green procurement

Come accennato inizialmente, però, il Procurement può giocare un ruolo primario anche in una “svolta ecologista” della Pubblica Amministrazione nell’ottica degli obiettivi dettati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il piano Colao suggerisce che il Ministro della Funzione Pubblica debba “emanare una direttiva per migliorare la gestione delle risorse, del patrimonio, del personale nella direzione indicata dall’Agenda 2030”. Questa direttiva dovrebbe riguardare sia la gestione dell’energia, dei rifiuti, ecc., sia la gestione delle risorse umane.

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