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Innovazione nella PA

Ecco come la qualificazione delle stazioni appaltanti può contribuire all’innovazione

Manuela Brusoni, Presidente Azienda Regionale Centrale Acquisti della Regione Lombardia, e Niccolò Cusumano, dell’Università Bocconi, espongono il proprio punto di vista sulle novità più rilevanti del nuovo Codice dei Contratti. «Perché sia credibile, il nuovo sistema ha bisogno di competenze e tecnologie»

06 Ott 2016

redazione

Quale sarà il ruolo delle stazioni appaltanti qualificate e in che modo potranno promuovere il cambiamento nella Pubblica Amministrazione? In un approfondimento pubblicato su ForumPA, Manuela Brusoni, Presidente Azienda Regionale Centrale Acquisti della Regione Lombardia, e Niccolò Cusumano, dell’Università Bocconi, espongono il proprio punto di vista su una delle novità più rilevanti del nuovo Codice dei Contratti.

Premesso che l’iscrizione all’elenco è obbligatorio per tutte le amministrazioni aggiudicatrici, sono iscritti di diritto i soggetti aggregatori, come il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, compresi i Provveditorati interregionali per le opere pubbliche, oltre a Consip e Invitalia. «Le stazioni appaltanti non in possesso della qualificazione dovranno, per gli acquisti di beni e servizi superiori ai 40 mila euro e per appalti di lavori superiori a 150 mila euro, ricorrere a una centrale di committenza – qualificata – o aggregarsi a una o più stazioni appaltanti qualificate», precisano Brusoni e Cusumano. Le centrali potranno svolgere le attività cosiddette di “committenza ausiliarie” in favore di altre centrali di committenza o per una o più stazioni appaltanti in relazione ai requisiti di qualificazione posseduti e agli ambiti territoriali di riferimento per cui si sono esse stesse qualificate.

Stabilito il quadro, bisogna precisare che la struttura del nuovo sistema di qualificazione sarà definita da un DPCM ancora da emanare: Il Codice si limita a raccomandare che venga assegnato un tempo congruo alle stazioni appaltanti per dotarsi dei requisiti richiesti, mentre la valutazione riguarderà “il complesso delle attività che caratterizzano il processo di acquisizione di un bene, servizio o lavoro” relativamente alle capacità di programmazione e progettazione, di affidamento e di verifica sull’esecuzione e controllo dell’intera procedura. La qualificazione ottenuta avrà una durata di cinque anni.

Se, come annunciato, l’obiettivo dello strumento è aiutare la singola organizzazione – e il sistema nel suo complesso – a evolvere, il processo di assessment dovrà essere costruito avendo in mente che cosa significa gestire in modo efficiente ed efficace il processo di acquisto, quali sono le competenze richieste, come e in quale direzione si vuole fare evolvere il sistema. «Il passaggio da un sistema atomistico, in cui ciascun ente si occupava dei propri acquisti, a un sistema a rete, in cui le stazioni appaltanti sono chiamate a collaborare su più livelli e ambiti di lavoro differenziandosi e specializzandosi, per funzionare richiede un disegno strategico di ampio respiro e condiviso che non può “limitarsi” alle esigenze di controllo dei comportamenti individuali – corruzione – e della spesa e che osservi, accanto a dati di input (quanto si spende), anche dati di processo (costi totali di possesso) e di performance (indicatori di “value-for-money” delle attività svolte, attraverso una gestione attiva dei contratti)», dicono Brusoni e Cusumano. «Non essendo più necessario che tutti sappiano fare tutto sarà anche necessario orientare gli enti verso il livello di qualifica più compatibile con le proprie esigenze, fornendo anche un feedback che li indirizzi verso gli investimenti prioritari».

Perché il sistema di qualificazione si trasformi davvero in uno strumento potente per promuovere il cambiamento dovrà essere il più possibile rigoroso e sistematico. Soprattutto, dovrà essere credibile. «Il che vuol dire, ad esempio, dare concretamente agli enti – e a chi è chiamato a valutarli e supportarli – le risorse e la possibilità di adeguarsi investendo in formazione o dotandosi di nuovo personale, oltre che in dotazioni tecniche, e non limitarsi a presidiare la messa a regime, sicuramente non istantanea, ma anche la gestione del sistema di qualificazione che, ricordiamo, è chiamato a governare un processo, quello di acquisto, che ha bisogno di essere continuamente adatto all’evoluzione dei bisogni e del mercato», sottolineano Brusoni e Cusumano. «Una riallocazione di ruoli, compiti e responsabilità, per evitare un’entropia del sistema, anziché una sua razionalizzazione, non può quindi prescindere da un governo complessivo e da una continuità di presidio della sua evoluzione, ma deve anche prevedere, accanto agli investimenti in tecnologia di supporto, di per sé condizione necessaria, ma non sufficiente al decollo di un rinnovato corso degli appalti pubblici, interventi di progettazione organizzativa e investimenti in competenze tecniche e manageriali».

Ecco come la qualificazione delle stazioni appaltanti può contribuire all’innovazione

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