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Indagini

PMI italiane, investimenti IT giù ma fiducia in netta risalita

Secondo l’European SME Capex Barometer di GE Capital International, condotto in sette Paesi europei, nel 2014 le piccole e medie imprese del nostro Paese hanno investito in hardware e software rispettivamente 6,1 e 5,6 miliardi di euro, cioè in media il 20% in meno dell’anno prima. L’indice di ottimismo degli imprenditori sulla crescita in compenso incrementa di 12 punti, e molto di più tra le realtà oltre 50 dipendenti

16 Lug 2014

Redazione

Nell’intero 2014 le piccole e medie imprese italiane investiranno in IT una cifra del 20% minore rispetto all’anno prima, ma l’ottimismo degli imprenditori sulle prospettive di crescita è in deciso miglioramento. Questo il responso principale dell’edizione di quest’anno dell’European SME Capex Barometer di GE Capital International, una ricerca condotta in sette Paesi europei tra oltre 2.250 imprenditori di PMI tra 2 e 249 dipendenti.

Secondo la ricerca, le PMI in Francia, Germania, Italia e Regno Unito nel 2014 intendono investire nell’acquisto di nuove apparecchiature IT un totale di 73 miliardi di euro. Se per Francia e Gran Bretagna però si può parlare di forte incremento rispetto agli investimenti pianificati a inizio 2013 (circa il 15% medio) per Italia e Germania emerge un arretramento, quantificabile per il nostro Paese appunto nell’ordine del 20%. Nel nostro Paese infatti gli investimenti previsti nel 2013 ammontavano a 8,6 miliardi in hardware e 6 miliardi in software, mentre quest’anno scenderanno rispettivamente a 6,1 e 5,6 miliardi, per un totale di 11,7 miliardi di euro.

La graduatoria dei Paesi più propensi agli investimenti IT è guidata dal Regno Unito (21,5 miliardi di euro, in crescita del 16% sul 2013), seguita dalla Francia (€ 18,6 miliardi, in crescita del 41%) In Germania è previsto un calo degli acquisti rispetto all’anno precedente ma più contenuto rispetto a quello nostrano (€ 20,8 miliardi, in calo del 9%).

Come anticipato però è in sensibile miglioramento anche in Italia il generale ottimismo degli imprenditori nei confronti delle future prospettive di crescita: il CAPEX Net Confidence Score, lo speciale indice usato dall’indagine per rappresentare tale fiducia, passa dal 6% del 2013 al 18% del 2014 (+12 punti base), e nelle aziende con oltre 50 dipendenti raggiunge un confortante 39%.

«Il giudizio tendenzialmente positivo espresso dai nostri imprenditori sulle prospettive di crescita va riletto in congiunzione con la lenta ripresa degli investimenti delle aziende italiane. Pur essendoci la profonda consapevolezza che investire in tecnologie informatiche genera profitti e opportunità di business, permane una diffusa prudenza nel tradurre il rinnovato ottimismo in investimenti reali», commenta in un comunicato Massimo Macciocchi, Commercial Leader Fleet, EF & Autolease di GE Capital Italy.

«Complessivamente il dato degli investimenti IT è quello che registra un andamento più positivo nell’ambito dei beni strumentali: è un ottimo segnale, perché per le aziende italiane con spiccata propensione all’export, poter contare su tecnologie aggiornate incide positivamente sull’efficienza e sulla competitività in uno scenario di confronto con vivaci economie internazionali», aggiunge Macciocchi.

Tra le PMI intervistate, una su 4 (26%) in Europa Occidentale ha dichiarato che a causa dell’inadeguatezza dei sistemi informativi, negli ultimi 12 mesi ha subito un danno in termini di perdita di potenziali entrate o opportunità di business quantificato in circa 59 miliardi di euro, con un incremento del 12% rispetto all’anno precedente.

Tornando alle PMI italiane, secondo l’indagine le realtà del nostro Paese sarebbero più propense rispetto alle controparti europee a ricorrere a strumenti di finanziamento non tradizionali per sostenere crescita e sviluppo: in particolare il 65% delle nostre aziende ricorrerebbe per l’acquisto di beni strumentali a fonti di finanziamento esterne e ben il 24% al leasing o al noleggio operativo di IT e office equipment.

Comunque, sia per le aziende italiane che per quelle delle maggiori economie continentali, il principale motivo d’investimento in infrastrutture IT è la necessità d’aggiornamento e miglioramento dell’efficienza e della produttività aziendale. Diffusa è infatti la consapevolezza che i guadagni di produttività e la riduzione dei costi che derivano dall’aggiornamento tecnologico sono tra i principali driver di vantaggio competitivo.

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