Digitalizzazione nel turismo

Localler, storia di una startup di italiani che in Italia non poteva nascere

Fondata a Barcellona da due italiani, Giampaolo Vairo e Giulia Nidasio, offre una piattaforma per automatizzare la gestione di disponibilità e prezzi sui diversi canali di vendita online, da Airbnb a Wimdu a Trip4real, e offline. Obiettivo: incrementare il business digitale dei piccoli operatori europei del settore con costi di gestione inferiori. «In Italia gli incubatori offrono risorse insufficienti»

05 Nov 2015

Redazione

Una startup che promuove il marketing turistico per far crescere le PMI. Questo è Localler (acronimo di di local e traveller, ndr), nata dall’idea di Giampaolo Vairo e di Giulia Nidasio, due italiani trasferiti a Barcellona.

Lui, che della startup è il CEO, è un imprenditore nato un po’ per necessità e un po’ per caso, che dopo una carriera mancata da architetto si è trasferito a Barcellona dove ha cominciato a lavorare nel mondo del turismo in un agenzia di affitti. «Ho fatto pratica direttamente sul campo, girando il mondo e imparando i trucchi del mestiere, confrontandomi con tutte le realtà europee e non perdendomi neanche una fiera dedicata al turismo», ha recentemente raccontato Vairo in un’intervista rilasciata a EconomyUp.

Dopo aver conosciuto Giulia, nel 2011 durante un viaggio in Sicilia scoprono che molte piccole realtà turistiche non hanno alcuna visibilità in rete, ma si sostengono sulla forza del passaparola dei locali. Proprio la riflessione sul fatto che le PMI sfruttano ancora poco le potenzialità del web è lo spunto che li porta a fondare Localler nel 2013.

L’obiettivo della startup è fornire «uno strumento di marketing, rivolto alle piccole e medie imprese e ai professionisti che operano nel turismo, volto a semplificare e automatizzare la gestione della disponibilità e dei prezzi sui differenti canali di vendita online, da Airbnb a Wimdu a Trip4real, e offline», racconta Vairo. Con la gestione integrata di differenti offerte turistiche messe in rete a livello territoriale e per tipologia, è possibile incrementare in modo significativo le prenotazioni online degli operatori con costi di gestione inferiori.

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«Non accettare metodi di booking e pagamento online al giorno d’oggi riduce drasticamente il numero di prenotazioni. Oggi il cliente non può prescindere da tre elementi chiave: servizio veloce con conferma immediata della prenotazione, navigabilità e usabilità da ogni tipo di dispositivo mobile e pagamenti sicuri», ribadisce il manager. La startup si rivolge a tutte le PMI europee, in modo particolare a quelle italiane, che ancora oggi difficilmente riescono a proporre pacchetti vacanza con le linee guida di ciò che si può fare sul luogo o nelle vicinanze, e può contare su un team composto da sei persone, che lavorano 24 ore al giorno.

A giocare un ruolo fondamentale in tutta questa storia è la Spagna, il Paese dove Giampaolo e Giulia hanno trovato un incubatore come Incubio, in grado di fornire oltre 250milla euro per finanziare il progetto. «In Italia non sarebbe stato possibile perchè, pur essendoci tanti programmi di incubazione, le risorse offerte sono poche: 15mila euro e 2 mesi di incubazione bastano sì e no a sviluppare un’App per il telefonino». Così a Barcellona, città dove oggi Localler ha sede, hanno trovato il denaro, il konw how e il supporto necessari a creare la piattaforma completata a gennaio e poi presentata a Expo.

Ma non finisce qui, infatti nell’aria c’è la possibilità di aprire una filiale italiana, tra il Trentino e il Veneto, sfruttando anche l’avvio di una collaborazione con un’altra startup attiva nel settore turistico.

Localler, storia di una startup di italiani che in Italia non poteva nascere

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