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La PA agli occhi delle PMI: la semplificazione si vede poco, più apprezzati incentivi e agevolazioni

Gli aiuti richiesti ai decisori pubblici sono soprattutto su formazione, produzione, e organizzazione dell’impresa. Le note più dolenti non sorprendono: troppa pressione fiscale, cattiva gestione delle entrate tributarie, evasione fiscale, corruzione. Le evidenze del Focus PMI 2016 di Istituto Tagliacarne e Lexjus Sinacta

13 Giu 2016

Daniele Lazzarin

Dopo le riforme per la semplificazione e la trasparenza amministrativa degli ultimi anni, qual è la visione della Pubblica Amministrazione che hanno oggi le PMI italiane? Questo il tema dell’edizione 2016, la sesta, dell’Osservatorio Focus PMI, recentemente presentata alla Camera di Commercio di Roma dall’Istituto Guglielmo Tagliacarnestorico centro di ricerca sulle PMI italiane – e dallo Studio Lexjus Sinacta, organizzatore dell’Osservatorio.

L’analisi si basa sia su dati e informazioni statistiche di fonte istituzionale, sia su un’indagine su un campione rappresentativo di 1000 piccole e medie aziende italiane.

I ricercatori hanno chiesto alle PMI intervistate la loro valutazione di tre elementi: la qualità dei servizi offerti dalla PA centrale e locale, l’appropriatezza delle azioni dei decisori pubblici negli ultimi anni a sostegno della ripresa degli investimenti e dell’occupazione, e l’incidenza dei costi fiscali e previdenziali rispetto alla capacità delle PMI di liberare risorse finanziarie per effettuare nuovi investimenti e/o accrescere l’organico.

Da una prima sintesi dell’indagine risultano confermati univocamente, da Nord a Sud, i malcontenti delle imprese sui metodi troppo ingarbugliati e i tempi troppo lunghi relativi ai servizi offerti dalla PA alle imprese.

Quanto alle recenti azioni pubbliche a sostegno della ripresa, la maggioranza pensa che alcune migliorie non siano state introdotte, e si parla in molti casi di peggioramento nella qualità degli stessi servizi. Le opinioni sono invece contrastanti sulle azioni e strumenti della politica per sostenere il rilancio della competitività, soprattutto a causa di un diffuso scetticismo su una ripresa duratura del ciclo economico.

Secondo le PMI intervistate, i tre principali ambiti aziendali su cui i decisori pubblici dovrebbero concentrare l’attenzione sono formazione e risorse umane, organizzazione e gestione di impresa, e sfera produttiva. Le note più dolenti evidenziate dall’indagine non sono certo delle sorprese: eccessiva pressione fiscale, cattiva gestione o spreco delle entrate tributarie e previdenziali, evasione fiscale e corruzione.

Ma scendiamo più nel dettaglio dei tre punti. Per la valutazione dei servizi offerti dalla PA, i ricercatori si sono basati su un indicatore utilizzato a livello europeo, l’European Quality of Government Index (EQI), basato sui tre principali “pilastri” inerenti l’attività amministrativa: qualità, imparzialità e diffusione della corruzione.

L’indice EQI colloca l’Italia in quint’ultima posizione tra i 28 Paesi dell’Unione Europea, precedendo soltanto Grecia, Croazia, Bulgaria e Romania. Per di più, tra il 2010 ed il 2013, è peggiorata la distanza tra il valore medio dell’UE e quello dell’Italia, che peraltro è una media tra valori molto diversi: il migliore è della Provincia di Trento, più alto di quello di Austria e Germania, il peggiore è della Campania (-2,24), molto più basso di quello dell’ultimo Paese europeo (la Romania).

Non stupisce quindi che dall’indagine Tagliacarne emergano sui servizi della PA giudizi più negativi da parte degli imprenditori del Sud, rispetto a quelli del Centro-Nord. In generale comunque le PMI intervistate chiedono agli enti pubblici soprattutto quattro cose, in ordine di importanza: semplificazione delle procedure (51,9%, che sale oltre il 57% nelle PMI che operano anche all’estero); razionalizzazione della documentazione richiesta (33%); riduzione dei tempi dell’iter amministrativo (18%); e maggior chiarezza informativa all’avvio del procedimento (15%).

Passando al secondo punto, nonostante i miglioramenti in molti settori siano evidenti (autorizzazione unica ambientale, sportello per l’edilizia, potenziamento dell’autocertificazione, eliminazione degli oneri amministrativi ridondanti, ecc.), essi non sono effettivamente percepiti da un’ampia fascia di imprese. La metà delle PMI intervistate infatti (50,6%) pensa che la qualità dei servizi della PA negli ultimi tre anni sia rimasta invariata, e una su cinque (19,5%) la ritiene addirittura peggiorata.

È opportuno quindi immaginare, si legge nel report, oltre a un ulteriore rafforzamento e potenziamento dei miglioramenti, un’azione di controllo della loro implementazione (soprattutto al Sud) e una maggior comunicazione alle imprese appunto sulle misure di semplificazione messe in campo.

Se la percezione delle azioni di semplificazione è mediamente negativa, quella delle iniziative a sostegno del rilancio della competitività (agevolazioni, supporto agli investimenti, contenimento dei costi del lavoro, ecc.) come accennato è estremamente divisa. Il 39% delle PMI intervistate le ritiene poco incisive, il 36% le giudica importanti o abbastanza importanti, percentuale quest’ultima che però sale al 56% nella fascia di maggiori dimensioni del campione.

Gli investimenti non sono ancora ripartiti come sperato, spiega il report, non per la carenza di azioni degli amministratori pubblici, ma per il diffuso scetticismo (soprattutto delle imprese più piccole) sulla robustezza della ripresa dei consumi e della domanda di beni e servizi delle famiglie. In particolare secondo le PMI intervistate le aree di intervento pubblico che più potrebbero aiutare a ridurre i costi aziendali sono la Formazione e risorse umane e l’Organizzazione e gestione di impresa, entrambe indicate da oltre il 30% degli imprenditori. L’area Produzione è poi segnalata dal 24,5% degli intervistati, e la Ricerca e Sviluppo dal 13%.

Infine il capitolo più critico, quello che secondo gli intervistati richiede gli interventi legislativi più urgenti: la pressione fiscale e contributiva. Tre imprenditori su 4 ritengono che questo peso sia eccessivo rispetto alla media europea (opinione confermata da tutte indagini e statistiche europee sul tema). Tra le principali cause di questa percezione ci sono la cattiva gestione o spreco delle entrate tributarie e previdenziali (54%), l’evasione fiscale (35%) e la corruzione (27%).

Proprio l’eccessiva imposizione fiscale sarebbe, sempre secondo le PMI, l’ostacolo principale che frena nuovi investimenti e assunzioni. Il pagamento di oneri, tasse e contributi ha impattato infatti sulla mancata effettuazione di investimenti in misura determinante per il 46% degli intervistati, e in modo abbastanza rilevante per un altro 27%.

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