Studi

La carta d’identità delle medie imprese in Europa

Buona solidità finanziaria, importante presenza nei distretti industriali e forte contributo delle attività manufacturing. Nelle aziende italiane pesa l’elevato carico fiscale. Lo studio di Confindustria, R&S-Mediobanca e Unioncamere

Pubblicato il 18 Apr 2013

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Se negli ultimi dieci anni le medie imprese italiane avessero avuto una tassazione più favorevole (pari a quella delle grandi imprese) oggi vanterebbero una solidità patrimoniale paragonabile a quella delle tedesche.

Così, con un po’ di rimpianto, si chiude il rapporto sulle “Medie imprese in Europa” frutto di una partnership tra Confindustria, R&S-Mediobanca e Unioncamere.

Lo studio che si avvale anche della collaborazione di importanti istituti in Francia, Spagna e Germania, prende in esame la ripartizione del fatturato delle medie aziende in base al settore produttivo.

Così in Francia l’alimentare pesa per il 30% sul PIL totale del paese, in Spagna vale il 31,3% e solo il 21,4% in Italia.

La potenza tedesca si rivela con il comparto della meccanica che vale il 45% del PIL seguita a grande distanza dall’Italia con il 31%.

Il made in Italy rappresenta il 62% delle vendite delle nostre medie imprese. Quanto al valore aggiunto, che misura la ricchezza prodotta, il contributo delle attività meccaniche è ancora più evidente, raggiungendo il 51% in Germania, il 38% in Italia, il 35% in Francia e il 29% in Spagna ove si registrano gli apporti rilevanti dei beni per la persona e la casa (15%) e dell’alimentare (24%). Si tratta di due settori importanti anche in Italia, con un’incidenza prossima al 36%, mentre essi contribuiscono per poco più del 31% in Francia e per il 19% in Germania.


Organizzazione per distretti industriali
In generale le medie imprese fanno parte spesso di aree territoriali specializzate (poli di competitività in Francia, distretti e aree di grande impresa in Spagna ed Italia e aree di grande impresa in Germania). In Francia il 41% di queste aziende ha la propria sede nei poli, in Italia il 66% si colloca in aree distrettuali e in Spagna il 40%. In Germania non esiste un sistema di distretti codificato.

L’orientamento produttivo ne spiega anche il diverso contenuto tecnologico.

La fascia alta e medio-alta della tecnologia rappresenta il 41% circa del fatturato delle medie imprese tedesche; le italiane esprimono, sotto questo profilo, un contenuto lievemente superiore alle francesi (29% contro 28%) mentre le spagnole si fermano al 23%.


La media dimensione funziona bene per il manufacturing
L’analisi dei dati economici conferma che la media dimensione rappresenta una fascia di grande efficienza della manifattura: le imprese tedesche primeggiano per produttività (valore aggiunto netto per addetto pari a 56.900 euro, contro 53.300 euro per l’Italia, 52.100 euro per la Francia e 47.900 euro per la Spagna), quelle italiane e spagnole per profittabilità (margine operativo netto sul valore aggiunto pari al 19% in Spagna e Italia e 15% in Germania e in Francia).

Il costo del lavoro pro-capite più elevato è in Germania (46.700 euro per addetto, contro 43.600 euro in Francia, 39.600 euro in Italia e 36.800 euro in Spagna).


Buona la solidità finanziaria
Per quanto riguarda la struttura finanziaria, le medie imprese mostrano una certa robustezza con mezzi propri che eccedono gli immobilizzi e un attivo corrente netto superiore ai debiti finanziari a breve termine. Si tratta di un assetto che conferisce a queste imprese un grado di resistenza alla crisi superiore a quello delle imprese di maggiori dimensioni.

La solidità finanziaria delle medie imprese è massima in Germania (76% sono investment grade), equivalente in Francia e Spagna (69% investment grade) un po’ inferiore in Italia (57% investment grade che sarebbe diventato il 78 se la tassazione fosse stata pari a quella delle grandi imprese).

Il trattamento fiscale è omogeneo in Spagna e Francia (tax rate al 24% circa), leggermente più elevato in Germania (27%), penalizzante in Italia (38%).

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